Vita da Valda

Per noi che viviamo nella Milano dell’ecopass, essere sulle Dolomiti è come vivere dentro a una caramella Valda (esistono ancora?). Freschezza e profumi di conifere quasi da overdose. Oggi, con un sole stupendo, abbiamo fatto una passeggiata costeggiando le pareti del Sassolungo. Qui la natura esiste ancora: abbiamo avuto la fortuna di vedere una stella alpina, un ermellino e una marmotta. C’erano anche tante mucche al pascolo ed Emma, che purtroppo ha un innato magnetismo nel pestare le cacche, anche questa volta non è scampata al suo destino. Forse è stata la prima avvisaglia della fragilità del nostro idillio alpestre: tutto a un tratto il cielo si è oscurato e prima che Anita avesse finito di domandare: “Mamma, dici che pioverà?” Ci siamo ritrovati sotto una gragnuola di chicchi di grandine. Mancava quasi un’ora di strada dal rifugio e dalla nostra auto: non avevamo altra scelta che affrontare la furia degli elementi e darcela a gambe. Con lo zaino sulla testa, cercavo di ripararmi sotto il cappuccio della felpa. Per farmi coraggio pensavo che inzupparsi in montagna è più sano e certamente meno stressante che ficcarsi l’ombrello negli occhi fra mamme nella calca dell’uscita da scuola nei giorni di brutto tempo.

Momenti di gloria

Il parquet, posato appena due mesi fa, si alza e lievita come un soufflè. Che fare? Oltre a imprecare profusamente abbiamo deciso di allungare di qualche giorno il previsto weeek-end in montagna e siamo partiti, mentre “l’addetto” riposiziona i maledetti listelli. Destinazione Ortisei, Dolomiti meravigliose, passeggiate in mezzo ai boschi, strudel e aria pura. In montagna ci sono dei parchi gioco incredibili, pieni di attrezzi ginnici che in città neppure sognamo. Ieri mattina in uno di questi Anita è stata apostrofata come “ragazza” dal papà di una treenne. La frase era “Lascia arrampicare la bambina…anzi la ragazza”. Nessuno ha commentato anche se mi è sembrato di vedere un mezzo ghigno sul faccino di Emma. Al pomeriggio e ri-sucesso: altro parco giochi (passiamo lì tutto il nostro tempo) altro papà che chiama Anita “ragazza”. Questa volta Emma ha cominciato a canzonare Anita: “Sei una ragazza! Sei una ragazza! Non sei più una bambina!”. Oggi è arrivato il giorno della vendetta. Facciamo una passeggiata:percorso un po’ ripido, in discesa Emma inciampa, cade, si sbuccia e comincia a frignare. Anita, invece di aiutarla, commenta : “Cadendo hai spostato un sasso, sai che questo può cambiare completamente un eco-sistema?”

Sabato scorso è apparso un articolo su D di Repubblica in cui veniva citato questo blog, si parlava di eco-mamme e il tema ha attirato l’attenzione di Giulia Fossà conduttrice di Nudo e Crudo sul primo canale di Radio Rai e di Beppe Fisichella, di Summertime, trasmissione mattutina di Radio Città del Capo di Bologna. Stamattina sono stata ospite telefonica di entrambe le trasmissioni per parlare di ecologia e di come le mamme possono nel loro piccolo contribuire a …salvare il pianeta.
Ero molto intimidita, avevo al tremarella, i sudori freddi, non ho dormito, ecc. Sono miracolosamente sopravvissuta all’esperienza e stasera ho riascoltato il podcast della trasmissione della Rai, in cui tra le altre stupidate ho detto: “…invece di usare i sacchetti di plastica del super le mamme, quando fanno la spesa, possono utilizzare quelle orrende borsine di stoffa che i bambini creano all’asilo…” Le mie figlie, che riascoltavano con me e avevano dipinto negli anni un sacco di borsine, si sono offese e ora non mi parlano più.

E’ durissima

Oggi sulla prima pagina di La Repubblica la notizia che Nicola Brewer, la reponsabile della Commissione Pari Opportunità in Inghilterra, ha definito il congedo per maternità come un discriminante-handicap-blocca-carriera, suscitando molte polemiche. E’ come pensare che l’ 8 marzo, la festa della donna sia una beffa, perchè tutto il resto dell’anno le donne sono ben poco festeggiate. E’ anche come scoprire l’acqua calda. Non sono i congedi di maternità a uccidere la carriera di una donna, è il fatto stesso di decidere di diventare madre. Qui il discorso sarebbe lungo ma… sorvoliamo. In Inghilterra stanno meglio di noi, nel senso che alle mamme segano comunque le gambe ma prima concedono molto più facilmente il part-time e il mercato del lavoro è più flessibile. La nostra legge sull’aspettattiva di maternità è più favorevole alle mamme che in UK, dove di solito in gravidanza si tende a lavorare fino a cinque minuti prima di entrare in sala travaglio e si torna al proprio posto al massimo dopo tre mesi dalla nascita del pupo. Ma in Italia siamo undici punti sotto la media europea rispetto al tasso di occupazione femminile.
E il congedo paternità? Nel nostro Paese ne esiste un modello “vantaggiosissimo”, ma quasi nessun papà se ne avvale, perchè di solito le retribuzioni maschili sono più alte e quindi in famiglia è meglio che sacrifichi la carriera la mamma. E anche a causa della cultura imperante che considera la maternità un fatto privato (sono tutti cavoli tuoi come te la sbrigherai) da declinare al femminile. Per migliorare e scardinare questa mentalità non occorre eliminare/accorciare il congedo di maternità, ma potenziare gli aiuti a chi mette su famiglia e cercare di discriminare meno le donne. E’ un tasto dolentissimo in questo momento di oscurantismo femminista in cui alle bambine viene proposto fin dalla materna il modello velina, con diramazioni Winx, Barbie e Bratz. Ultimamente è scoppiata la guerra fra quest’ultime due e il primo round l’ha vinto quella perfettina della Barbie che è riuscita, tramite gli agguerriti legali della Mattel, a stabilire che la famiglia Bratz è nata da una violazione dei diritti sul copyright. Infatti l’inventore di Jasmine, Chole, Jade e Sasha, le sorellastre coatte dell’algida Barbie, lavorava nell’industria di Barbie fino al momento in cui ha consegnato i bozzetti delle nuove bambole a una ditta concorrente, la Mga Entertaiment. Ora le Bratz sono state tolte da mercato per ordine del giudice, speriamo in un altro round della lite legale che tolga dalla nostra vita anche la Barbie. Poi che le Winxs e le Witch si annientino a vicenda, che ci sia un mega black-out e si oscuri la tv e le sue veline per sempre …Dopo, forse, le nostre bambine potranno crescere pensando che da grandi potranno valere qualcosa anche vestite ed esercitare i loro diritti senza discriminazioni. E magari diventare mamme serenamente, anche senza aver necessariamente sposato un principe azzurro che le tolga dai guai e dal precariato.

Week-end vomitoso


Questo è il mio ritratto, l’ha appena fatto Anita, con gli occhi dell’amore, e ne sono molto orgogliosa. La povera Emma invece è tutto il giorno che vomita e si trascina dal letto al divano e dal divano al letto. Dovevamo andare in piscina e invece…Tutte le volte che pulisco dal pavimento un vomito delle mie bambine mi viene in mente una frase che ho letto qualche anno fa in un romanzo “Ma come fa a far tutto?” di Allison Pearson, dove la protagonista, una schizzatissima mamma in carriera, puliva regolarmente rigurgiti quando tornava a casa dall’ufficio, maledicendo Madonna e tutte le riviste femminili che la dipingevano come una super-mamma.
“Sono sicura che Madonna fra le schiere di tate e baby-sitter a sua disposizione 24 ore su 24, ha anche la specialista addetta al vomito!” Invece io purtroppo una professionista del genere non l’ho mai assunta.

Maldive e Nutella


La maledizione della dieta: le cose buone ingrassano. A livello ecologico quasi il replay: le cose golose inquinano. La nutella, mitico e impareggiabile peccato di gola, sarebbe da boicottare perchè non solo procura brufoli e cellulite, ma causa anche il disboscamento delle foreste pluviali del Sud est asiatico. Per produrre la cioccolata da spalmare bisogna utilizzare infatti una quantità spropositata di olio di palma. E quindi piantare un sacco di questi alberi a scapito di altre specie. Secondo Greenpeace questa deforestazione provoca uno squilibrio climatico e mette a rischio specie animali, prime vittime i poveri oranghi. La Ferrero però fortunatamente ha aderito all’appello di Greenpeace e si è impegnata ad andarci più cauta con l’olio di palma che viene comunque usato moltissimo anche nei cosmetici e come biocarburante. Quindi d’ora in poi guarderò con maggior attenzione le composizioni di trucchi e affini.
Qualche sospetto sulla Nutella devo ammettere che l’ho sempre avuto: troppo golosa per essere senza peccato. Nei miei pellegrinaggi nei negozi bio, nei momenti più radicali, avevo già tentato varie volte di trovare un sostituto eticamente sostenibile da proporre alle bambine: ma è come bere la coca-light, una cosa peccaminosa va fatta con coraggio una tantum. La versione edulcorata non vale nulla. Anita comunque, per compiacermi, ha assaggiato varie eco-nutelle-taroccate con malcelato disgusto; mentre Emma più radicale (anche un po’ anormale, forse l’unica bambina al mondo) non ama neppure l’originale e preferisce la marmellata di fragole tout-court.

Alle Maldive invece succede una cosa un po’ napoletana: stanno trasformando un’ isoletta, dove naturalmente non vanno i turisti, in una discarica a cielo aperto, anzi a mare aperto. Infatti a Thilafushi, lunga sette chilometri e larga un centinaio di metri, si sta ammucchiando una montagna di spazzatura da circa quindici anni. Tanto che si è formata una collina dove bruciano, tra le altre cose, batterie esauste, cellulari e computer in disuso e così mercurio, piombo e cadmio finiscono nella laguna. E’ la denuncia della ong ambientalista Blue Peace che nel suo blog descrive altre paurose nefandezze che rovinano il delicatissimo eco-sistema maldiviano.

Evviva Greena


La mia angoscia odierna di essere poco green è stata placata dalla scoperta di Planet Slayer il sito ecologico della televisione australiana dedicato a bambini e non. Su questo portale l’eroina è Greena, una combattiva ecologista capace anche di non prendersi troppo sul serio. Divertente il videogioco per imparare a salvare il pianeta: si può tifare per Greena o per la sua antagonista, una sorta di Paris Hilton, che non andrebbe mai in vacanza in campeggio perchè non potrebbe bere sofisticati cocktail. Poi c’è il quizzone ecologico dove, per giocare ci si trasforma in maiali. (Porci consumisti si potrebbe forse leggere fra le righe?). Rispondendo a facili domande sul proprio modo di vita si scopre in quanti anni, continuando a essere pigri, non riciclare e consumare benzina, non solo ci si estinguerà malamente ma si rovinerà per sempre il pianeta. Ho risposto senza barare e mi hanno dato ancora una quarantina di anni di vita. Poteva andare ben peggio, meglio acccontentarsi. La vera chicca del sito sono però i cartoni animati con Greena protagonista. Fortunatamente questi ecologisti australiani hanno un gran senso dell’ironia e le avventure di Greena sono filmatini grandisosi e politicamente scorretti. Niente a che vedere con i soliti catastrofici documentari verdi che fanno sentire mortalmente in colpa e con una grandissima voglia di trasgredire.

Impatto impossibile

Ho dei problemi con l’impatto zero: nonostante le mie buone intenzioni ecologiste, per comprare il prodottino bio giusto, per raggiungere la farmacia che fa preparazioni galeniche e il parrucchiere che usa solo colorazioni senza ammoniaca, macino chilometri su chilometri. In auto. In questi giorni va bene, perchè in città sono rimasta quasi solo io. Ma di solito è un incubo. Ok, potrei prendere i mezzi pubblici. Ma abito fuori Milano (per essere in mezzo al verde ah! ah!) e la mia zona non è molto (quasi per niente) servita. La mia auto, acquistata lo scorso anno, non inquina troppo, infatti è tollerata anche dall’ecopass della Moratti, ma comunque così non va bene. Forse dovremmo trasferirci a Friburgo dove come dice un articolo del Magazine del Corriere della Sera, si va tutti in bici e c’è anche un heliotrop. La casa, progettata dall’architetto tedesco Rolf Disch, che ruota su se stessa per seguire la luce solare e avere quindi sempre energia fotovoltaica. Le bambine impazzirebbero e la considererebbero una giostra perpetua. Varrebbe quasi la pena di affrontare un altro trasloco?

Madri sempreverdi?

“Sperma e ovociti per tutti”. Non è la nuova variante dello slogan dell’uomo politico inventato da Antonio Albanese, ma la promessa seria di Zev Rosenwaks, direttore del Centre for Reproductive Medicine and Infertility di New York. La notizia era in prima pagina del Corriere di ieri: fra trent’anni non ci saranno più problemi di infertilità. L’orologio biologico non cliccherà più, si potrà procreare oltre la menopausa, l’andropausa e al di là di ogni preferenza sessuale. Tutto ciò grazie all’ectogenesi: utero artificiale e staminali. Basta con i parti prematuri e via libera alla diagnosi preimpianto. Sono entusiasta per la risoluzione dei problemi di infertilità. Non mi pronuncio sulle coppie di omosessuali, ma sono molto perplessa su quelle formate da genitori vecchi. Sono nata da una primipara attempata, molto attempata per gli anni’60 e quando me ne sono resa conto non mi è piaciuto per niente. Volevo una mamma diciottenne e, con la sincerità un po’ crudele dei bambini, l’ho anche dichiarato apertamente. Poi anch’io ho avuto le bambine piuttosto tardi e me ne rammarico.
A Insieme abbiamo fatto varie volte inchieste sui tempi della maternità: 20-30-40 anni, qual è l’età giusta? Nessuno fra gli esperti si è mai sbilanciato troppo. A vent’anni fisicamente è il massimo ma poche ne approfittano, attorno ai trenta va bene ma ci si fotte la carriera. A quaranta si è madri consapevoli: più portate a sacrificarsi per la prole, però l’energia comincia a scarseggiare. Ogni età ha i suoi pro e contro. Ma le mamme-nonne, per favore no. Non inventiamoci il lifting anche per la maternità.

Notti d’estate


Anche noi, nel nostro piccolo, abbiamo instaurato l’orario estivo. Durante i mesi bui dell’inverno il nostro fuso orario coincideva con quello del pollaio: cena presto per poter urlare “A letto!” al massimo alle 21.45. Ora abbiamo svaccato, siamo un po’ più romani: la cena è pronta alle 21 e poi con nonchalance ci si trascina fino alle 23. Peccato però che alla mattina la sveglia continua a suonare come se fossimo in novembre: io lavoro e le bambine si devono alzare per andare al camp estivo. Quindi ieri sera dopo aver raggiunto, come al solito, l’ora limite cercavo di accelerare la routine della buonanotte, per garantire un numero decente di ore di sonno. Ed evitare che alla mattina le mie figlie siano due zombie poco collaborativi. Dopo aver acceso la rana luminosa che emana luce verde (odiata da Anita ma amata da Emma per superare la paura del buio), recitato la formula di commiato notturno, portato i bicchieri d’acqua ed essere tornata indietro un paio di volte per risolvere gli ultimi improrogabili quesiti notturni, mi sono scocciata e ho giocato la carta delle mamme delle vecchie generazioni:
“Basta, altrimenti arriva papà”.
“E cosa fa?”
“Delle cose tremende”, ho minacciato tenendomi sul vago.
Sono uscita dalla cameretta per avvertire mio marito del suo ruolo di fustigatore.
Ma forse è stato preso troppo sul serio infatti, papà è entrato in cameretta dicendo:
“Se non chiudete gli occhi subito vi sbudello i pupazzi!”. Anita, che dorme ancora con otto pupazzi, ma oramai è quasi una cinica adolescente si è messa a ridere, mentre Emma è scoppiata in un pianto incontrollabile, nascondendo Sky, la sua rana di pezza, sotto il cuscino. Abbiamo perso un’altra mezz’ora per calmarla.
Più tardi nella notte ho sentito dei rumori. Il temporale? Sembravano in casa. Ho aspettato ancora un po’, li ho risentiti. allora mi sono alzata e ho visto la luce accessa in cucina. Ero un po’ spaventata ma sono andata a vedere. Anita vagava vicino al frigo. Lo sguardo un po’ perso, particolarmente rimbambita. Le ho chiesto se andava tutto bene e l’ho riaccompagnata a letto. Sonnambulismo infantile? Non dovrebbe essere grave ma dovrò cercare qualche informazione in più. Già altre volte si è alzata a sedere sul letto. Ma è la prima volta che girovaga per casa. Da anni parla nel sonno, esattamente da otto. Da quando non è più figlia unica. La sua frase più usata/urlata: “Emma piantala!”

Ho appena messo un polpo a bollire in pentola. E’ la cena di stasera. Lavandolo l’ho guardato e ho pensato a tutti quegli articoli scientifici che ho letto, per raccontarli alle bambine, sull’intelligenza del polpo. E’ un mollusco molto evoluto: gli piace giocare con il Lego. Prima di accendere il fornello ho riflettuto, sentendomi in colpa: “Poveretto, dopotutto ho la casa piena di Lego…” ma poi mi sono ripresa, ricordando di avere anche le patate e il prezzemolo in frigo…
devo dormire di più!

Trash per famiglie

Un’amica mi ha regalato tutta la serie degli episodi de I Cesaroni. In casa non guardiamo mai la TV (a parte i miei tg che vedo in clandestinità, perchè le notizie sono sempre troppo orrende per essere condivisa con le bambine) ma ho accettato questi DVD perchè tutti i compagni di scuola di Anita sembravano essere fan della serie. Ero incuriosita. Così qualche sera fa, Anita ed io ci siamo sparate il primo episodio, che al di là della trama scontata, della pessima recitazione (Elena Sofia Ricci è addirittura meno brava di Eva Longoria in Desperate Housewives!) e delle parolacce è stato abbastanza divertente. Abbiamo apprezzato soprattutto le parti legate alla goliardia della vita scolastica. Quindi ieri sera, piuttosto ben disposte, ci siamo spaparanzate, Emma inclusa, sul divano per gli episodi 2 e 3. Momento clou della trama del terzo episodio era spiare nudità dal buco nel muro della doccia. Nel più puro e banale stile italiano della cinematografia di Lino Banfi d’antan, quando faceva film dai titoli come “La supplente si fa tutta la classe” e affini. Ho capito che buttava male quando c’è stato un crescendo di doppi sensi sulle dimensioni dei genitali dei giovani Cesaroni…poi nel gran finale il primogenito l’ha tirato fuori (ovviamente per zittire le malelingue) e Anita ha commentato: “ma che schifo!”. Ho pensato devo dire qualcosa, devo assolutamente dire qualcosa: non possiamo subire passivamente questo stupido trash, spacciato per intrattenimento per famiglie. E così me la sono presa con gli sceneggiatori, volgari, senza fantasia e con uno humor pecoreccio. Non so se le bambine hanno capito oppure no… Bella schifezza il telefilm cult della stagione. Mille volte meglio la volgarità surreale dei Simpsons, ma anche le noiose battaglie del Principe Caspian, almeno lui nei momenti di grande pathos non si cala le mutande.

Brutte notizie


Quante cacche di topo avrò mangiato? Ieri notte giacevo insonne cercando di contare, meglio di fare una media, di tutti i toast che ho ingurgitato (la mia scelta più gettonata al bar per pranzo) negli ultimi anni. Toast con sottiletta, ergo cacca di topo. E’ quello che ho scoperto ieri grazie alla notizia sulla truffa dei formaggi marci riciclati come stracchino, sottilette, parmigiano grattato, ecc. Ripensandoci a volte questi toast erano un po’ indigesti, adesso so perchè. Lo stracchino invece non mi piace quindi i vermi li ho sfangati. Una bella fortuna.

Per lavoro ho parlato ho parlato con il dottor Paolo Sarti, un pediatra fiorentino che ha pubblicato un libro dal titolo fulminante “Neonati maleducati” dove fa il punto sulla situazione educativa attuale. Sull’inerzia di certi genitori che si lasciano, fin da subito, irretire dai modelli culturali dominanti e crescono maschi aggressivi e bambine leziose. All’Istituto degli Innocenti di Firenze, recentemente c’è stato un convegno per fare il punto della situazione sull’uguaglianza/ disparità tra maschietti e femminucce. Il responso è stato deprimente. Gli obbiettivi futuri sono sempre gli stessi: velina e calciatore. Allora forse ci meritiamo il reportage di nozze di Briatore, le sue scioccanti pantofole e ancora qualche toast.

Rughe e castelli di sabbia

In un bistrot, un tipo attempato, che aveva visibilmente esagerato con gli aperitivi al Pastis, mi ha chiamato “mademoiselle” riempiendomi di gioia.
Mi serviva proprio perchè avevo appena sfogliato una rivista patinata, credo olandese, intitolata “Milo”con sottotitolo “midlife rocks”, qualcosa come “la mezza età è rock”. Una pubblicazione dedicata agli ultraquarantenni. Non ho capito nulla dei testi, ma tutti gli intervistati avevano l’età nelle didascalie, il più giovane aveva 45 anni. C’erano foto di Madonna ed Elizabeh Hurley non ritoccate e piene di zampe di gallina. Titoli come “Now or never” e reportage di vita matrimoniale. L’ho capito dalle foto: all’inizio erano giovani e ora dopo vent’anni insieme sono due simpatici babbioni. Senz’altro tutto molto realistico e forse sarebbe azzeccato in Italia visto che siamo un paese di vecchi con le culle vuote, però mi ha fatto un po’ impressione.
L’ultimo giorno in spiaggia una bambina francese (figlia di una coppia Barbie e Ken impegnatissimi a controllare il loro look ogni 5 minuti) ha tampinato Emma per un’oretta. L’ha seguita ovunque, al bar ma anche in mezzo ai cavalloni mentre faceva il bagno, con visibile voglia di attaccare bottone e giocare insieme. Io so come si soffre quando si è figli unici. Si va al mare dove non c’è uno straccio di bambino amico con cui giocare. Ci si vergogna da morire a chiedere “Vuoi diventare mio amico?” perchè alcuni rispondono “No” senza esitazione e si perde precocemente la fiducia nel prossimo. Così ho deciso di abbordare la piccola tampinatrice. Si chiamava Jade e mi capiva (!?). L’ho convinta senza fatica a costruire castelli di sabbia con Emma. Hanno lavorato silenziosamente, fianco a fianco, in una perfetta armonia e alle fine sono diventate migliori amiche. Non potendo parlare, Emma non poteva prevaricare e così tutto è filato liscio.

Belli capelli

caspian

Ieri sera siamo andati al cinema a vedere, con grande entusiasmo e aspettative "Il Principe Caspian" il film della Disney tratto dal secondo libro de Le Cronache di Narnia di C.S.Lewis. Una vera delusione perchè nonostante il grandioso dispendio di mezzi  ed effetti speciali la vicenda non coinvolge. Anzi diventa quasi ridicola. I quattro protagonisti, Peter, Edmund, Susan e Lucy sono gli stessi attori cresciutelli  e meno carini che nel primo film. Susan, ad esempio, ha sviluppato labbra a canotto (naturali presumo) che la fanno assomigliare a un’Angiolina Jolie teen-ager. Ma il meno azzeccato è proprio il Principe Caspian, un grazioso attore inespressivo, con un’incredibile e sempre-a-posto messa in piega che lo trasforma in una versione castana dell’odioso e vanitoso Principe Azzurro di Shrek. Si batte a duello, precipita dai torrioni del castello, cavalca a perdifiato ma è sempre pettinatissimo. E tra i cattivissimi chi abbiamo ritrovato? Sergio Castellitto e Pierfrancesco Favino super barbuti e bardati con pesanti armature ma sempre improbabili per i nostri occhi italiani. Credibili come sarebbe la Ferilli tra gli insegnanti di magia a Hogwarts. Questo il cast, la trama anche peggio: battaglie apocalittiche e infinite fra nani mostruosi, centauri, animali da cortile indiavolati  e violenti contro i poveri Castellitto e Favino.

In Francia quasi tutti i ristoranti hanno un insalubre "menu enfant" che prevede per i nostri bambini un’intensa cura di patatine fritte, bocconcini di pollo fritto, bastoncini di pesce o hamburger. Quando Anita ed Emma erano più piccole mi angosciava, ora invece riesco a vedere il lato positivo della proposta bambini : se sei fortunato ci scappa anche un gioco, assolutamente inutile e trash (collana stella marina luminosa, puppazzetto che cammina ma si rompe subito, visiera parasole con becco di pinguino) che li rende assolutamente felici. Anche se hanno superato i dieci anni. Tra i dolci compresi nel prezzo super aprezzato lo spiedino di bon-bon. Un bastoncino infilzato di marsh-mellow, croccantini e caramelle di ogni tipo e colore. Un vero inno alla carie, probabilmente nato dall’avidità dell’associazione dentisti francesi.

Ho appena finito di leggere un romanzo bellissimo di Delphine De Vigan, storia dell’improbabile amicizia tra una tredicenne e una giovane barbona. In francese si intitola "No et moi". No è il nome della ragazza di strada. In italiano è stato tradotto con "Gli effetti secondari dei sogni", mi chiedo perchè… infatti la protagonista non sogna e soffre addirittura di insonnia. E non fa neanche sogni ad occhi aperti…

A proposito del mio francese, lo studio con impegno da anni e ogni volta che vengo qui in vacanza arriva sempre il momento orrendo nel quale qualcuno mi risponde in inglese, umiliandomi tantissimo. Questa volta non è successo . Ero piuttosto soddisfatta ma oggi in spiaggia c’era un ragazzino che voleva discutere con Anita le tecniche dello skimboard, l’arte di scivolare con la tavola sulle onde del bagnasciuga. Anita non capiva cosa le dicesse ma è riuscita a spiegargli di essere italiana. Poi sono arrivata io pensando di fare l’interprete. Gli ho chiesto in francese da quando faceva skim board e lui mi ha risposto: "Non parlo italiano". Purtroppo era troppo piccolo per essere un adolescente che disprezza gli adulti. Si trattava veramente di un problema di grammatica. Ho continuato a sorridergli ma volevo nascondermi sotto l’ombrellone a piangere. Anzi a ripassare i verbi irregolari. 

 

Ici la Côte

medusa

Una settimana fa, con un tempo da lupi, siamo partiti in vacanza. Abbiamo affittato un appartamento a Saint-Cyr-sur-Mer, in Provenza, bassa Costa Azzurra.

La prima sera le bambine hanno trovato sulla terrazza una cinciallegra appena nata, forse caduta dal nido a causa del temporale. L’hanno subito adottata, anzi presa in affido, sperando in un pronto ritorno della madre. Siamo andati a cena e al ritorno della baby cinciallegra sembrava non esserci più traccia. Ben visibile invece un gattone grigio che la mia secondogenita guardava con sospetto. "Mamma pensi che l’abbia mangiata?" mi ha chiesto  Emma. "No, non preoccuparti sarà tornata la mamma a prenderla", ho risposto come avrebbbero fatto tutte le madri del mondo, perchè mica si può dire a una di otto anni che la sfiga inizia prestissimo anche per passeri e affini. Per essere più realistica e convincente ho anche aggiunto: "Non preoccuparti. Se l’avesse mangiata ci sarebbe qualche resto…" "Sì mamma, infatti c’è una zampetta" ha ribattutto Emma e vedendomi senza parole ha gentilmente aggiunto: "E’ un gatto assassino ma anch’io se trovassi un piatto di lasagne su un gradino le mangerei subito".

Cosa si fa quando al mare quando piove? Si va in gita. Ho comprato Balado, una guida ricca e invitante piena di itinerari utili sulla nostra zona e abbiamo scelto come meta Trets, un paesino medievale che prometteva una passeggiata con tanto di cunicolo e passaggio segreto. Le bambine hanno abboccato e si sono sciroppate un’ora e mezza di viaggio senza fare troppe storie. Al ristorante il proprietario non voleva credere che fossimo in paese come turisti e non per lavoro (?). Il perchè l’abbiamo capito quando abbiamo affrontato "l’itinerario medievale pieno di souvenir" promesso dalla guida. Una sola senza precedenti. Due vicoli e un sottopasso. Quasi da piangere. O aspettare sottocasa l’autore di Balado.

Finalmente in spiaggia. Lo dice anche il supplemento domenicale di Figaro: quest’anno sur la côte emergenza meduse. Ma noi siamo riuscite anche piantarci una spina nel piede passeggiando sulla spiaggia. Per par condicio Emma ha incontrato di striscio una medusa mentre faceva il bagno, mentre Anita si è beccata la spina (forse di riccio). Per il resto è tutto meraviglioso: baguette buonissime, pubblicità alla tv molto divertenti e intelligenti, impareggiabili giornalini per bambini, mercatini provenzali e chilometriche passeggiate sui sentieri del litorale per smaltire le crepes al cioccolato di cui non possiamo fare a meno.

 

Technorati Tag: ,

Femminismo assassino


Un gamberetto oggi, un minestrone domani, lenticchie, focaccia, yogurth, sushi e muesli a random. Da vent’anni non toccavo carne e per “scrupolo” (capelli sfibrati, unghie molli, occhiaie da Nosferatu, catelessi alle 9 di sera) ho fatto gli esami del sangue. Emoglobina a 9, come uno zombie. Così ho cominciato a prendere il ferro come integratore e, nonostante il ribrezzo, ho dovuto incominciare a mangiare la bistecchina. Inutile tergivisare con petto di pollo e bresaola, per i miei globuli rossi dovevo sacrificarmi con la carne rossa. Una bella sconfitta per una che per lavoro ha anche intervistato (con grande entusiasmo) il pediatra alternativo che consigliava lo svezzamento vegetariano con l’alga kobu. Il problema è che per seguire una corretta dieta vegetariana bisogna essere molto coscienziosi e non lasciare niente al caso. Cioè calcolare bene le combinazioni degli alimenti e non smordicchiare qua e là come ho fatto troppo spesso negli ultimi tempi. Quindi ho dovuto arrendermi. Ma non alla mucca pazza, che dicono si sia estinta, ma non si sa mai. La bistecchina quindi vado a comprarla in cascina dove è tutto bio. Ieri sono andata con le bambine e dopo la spesa le mie figlie mi hanno chiesto di fare un giretto nelle stalle e nel pollaio per vedere gli animali. Grande errore. Tra polli, anatre e galline tutto ok: loro starnazzavano ed Emma cercava di instaurare una conversazione. Le caprette erano simpatiche e si ingozzavano di erba. Il tragico è arrivato quando siamo arrivate alla stalla dei torelli: bellissimi e condananti a morte. Mi sono allontanta con la scusa del lezzo di letame perchè mi sentivo terribilmente in colpa. Ho cominciato un’ipotetica conversazione mentale con loro pensando: “Non vorrei mangiarvi ma devo… con i gamberetti non mi sento in colpa perchè sono forse figli di un dio minore?”. Un vero delirio di pentimento. Poi le mie figlie hanno dato una sbirciatina nel porcile: per i maialini era già ora della nanna. Dormivano felici, rosa e ignari: tutti ammassati come i punkabestia. La medesima idea ci è passata contemporaneamente per la testa. Emma, grande consumatrice di salame, ha chiesto triste: “Li allevano solo per poi ucciderli vero?”. Anita con prontezza le ha risposto: “Uccidono solo i maschi perchè le femmine servono per riprodursi”. Allora Emma sollevata: “Bene. Succede come per i fuchi?”. Anita: “Sì, negli animali i maschi non servono a nulla”. “Fra un po’ sarà così anche nel genere umano…” mi sono lasciata scappare io. Poi mi sono morsa la lingua prima di formulare altre ipotesi di bio-genetica. Devo smetterla di parlare male dei maschi alle bambine: hanno tutto la vita davanti per capire come va il mondo.

1 67 68 69 70 71 73