Il topo dei denti 2

Il topo ha preso la sua Visa e ha lasciato 5 euro sotto il cuscino.
Emma si è svegliata, è venuta in cucina a fare colazione e ha detto:
“Non voglio guardare, ho allungato la mano e ho sentito qualcosa di blobboso sotto il cuscino”
“Il topo avrà fatto la cacca…”, ha ridacchiato Anita.
“Mamma vieni anche tu, ti prego”
Siamo andate in camera. Emma ha scovato la banconota, sorriso da orecchio a orecchio.

Ho deciso di fare un parallelo con la nostra famiglia di riferimento I Simpsons:
Sant’uomo…..Ned Flanders/Monty Burns
Anita…….Lisa
Emma…..Bart
Extra….Patti & Selma (senza il vizio del fumo)

Il topo dei denti

Cavolocavolocavolo! Acciderbolina ‘sta b….brinconcella della Fata Dentina ci ha tirato il pacco!
Poffanbacchio che sfortuna!
(Sono stata un giorno in rehab e non dico più parolacce).
Ho fatto la peggior cosa che una madre può fare: ieri sera mi sono dimenticata completamente di trasformarmi nel topo dei denti. Vabbè essere multitasking, ma ieri sera proprio non ce l’ho fatta. In questi giorni solo da sola e tenere tutto sotto controllo è dura. Proprio ieri a cena a Emma è caduto il primo canino. Grande entusiasmo suo e relativo abbandono speranzoso del dentino sotto il cuscino. Si è addormentata con l’oleogramma del dollaro nelle pupille.
Il Sant’Uomo is away ed era sera era il turno di Anita nel lettone.
Ieri nella sua scuola media c’era un banchetto dei libri e lei aveva acquistato un romanzo di Jacqueline Wilson, prima di andare a letto l’ho sfogliato e mi sono accorta che era un po’ troppo “pesante” per lei: la mamma della protagonista si ammalava di tumore, faceva la chemio, il papà era violento, ecc. Le ho consigliato di provare stamattina a cambiarlo. Ci siamo addormentate parlando di libri. Avevo la testa piena di pensieri e problemi preadolescenziali. Il topino dei denti era lontano. Anche perchè al primo dente del primo figlio l’adrenalina è alla stelle, poi col cadere dei denti e il passare degli anni l’eccitazione per l’avvenimento scema. Al secondo figlio già diventa un po’ routine…fino all’oblio totale di ieri sera. Stamattina sveglia all’alba per me e Anita, colazione e “confezionamento” per uscire in tempo record e poi dopo aver depositato la primogenita sulla scuolabus, sono andata dolce-dolce a svegliare Emma.
lei apre gli occhi, si stiracchia, allunga la manina sotto il cuscino e ca…caspiterina, fa una brutta smorfia.
“Non è venuto il topino!”
“Ah! Non posso crederci! Ma sei sicura?” e il naso mi si è allungato fino a raggiungere la porta della cucina.
“Eh sì! Non c’è niente!”
“Magari si sarà dimenticato…”
“Ma non doveva…era un canino”
“Infatti un canino è un dente molto interessante…forse non è venuto perchè ha trovato brutto tempo…”
“????”
“E’ capitato una volta anche ad Anita…”
“Davvero? E poi cosa è successo?”
“Le ha portato 3 euro invece di 2 per scusarsi…”
“Infatti, i topi dei miei compagni portano 5-10 euro…il nostro solo 2…”
Nonostante il senso di colpa queste speculazioni mi danno sui nervi e quindi vado in cucina.
“Non sarà venuto perchè c’è la crisi economica?”, continua Emma davanti alle conchigliette al cioccolato.
Sono quasi certa che mi sta prendendo in giro. Il terzo grado sulla vita dei topini dei denti continua fino al momento di uscire. Comincio a innervosirmi come davanti alla polizia. Ho paura di contraddirmi, ma cerco di mantenere i nervi saldi.
“Ma cosa fanno i topini con i denti?”
“Costruiscono delle case e dei palazzi”
“Ma i denti li fondono?”
“Credo di no”
“Ma c’è un topo solo in tutta la città?”
“No, i topi lavorano a zone”
“Quanti ce ne saranno nella nostra zona?”
“Penso tre”
“Ma sei sicura?”
Sto per confessare, non reggo più questo interrogatorio serrato. Poi arriva un via d’uscita insperata. Emma cercando di raggiungere un bicchier d’acqua, rovescia le sue conchigliette. Un bel lago cioccolatoso sul tavolo. Tutte le altre mattine avrei imprecato, ma oggi no. Sono contenta. Non si indaga più sulla latitanza del maledetto topo.

Il gioco delle parti

Ieri pomeriggio sono andata alla riunione di interclasse in cui partecipavano le insegnanti della scuola e le varie delegate di classe. Due le cose positive di questo incontro: la prima che nella scuola elementare di Emma stanno moltiplicandosi le iniziative ecologiche per aiutare i bambini a capire il valore di atteggiamenti consapevoli nei riguardi dell’ambiente.
La seconda forse non è così positiva, ma piuttosto divertente.
Il mestiere di delegata ha scoperto il nonnismo. Sì, quello da caserma.
Le delegate di prima sono come le matricole, o le “spine”, i militari che hanno appena iniziato la naja. Tutti gli altri si divertono alle loro spalle. La loro ingenuità è disarmante. Le loro domande alle insegnanti un po’ troppo ansiose, tipiche di chi ragiona ancora con le problematiche della scuola materna, suscitano risatine e risatone. Le “vecchie” delegate, quelle ciniche dalla seconda elementare in su, gongolano nel sentirsi estremamente più scafate.
Perchè se ai bambini è concesso un periodo cuscinetto per imparare a sopravvivere a scuola, nessuno si scomoda per insegnare il know-how alle mamme dei piccoli nuovi scolari.

Tornata a casa ho parlato al telefono con la mia socia, mentre cucinavo. Anita ed Emma erano nella stanza attigua a far finta di fare i compiti. Curiose come due scimmie di solito ascoltano tutte le mie telefonate.
Appena ho smesso di parlare mi si sono presentate davanti.
“Mamma hai detto tre parolacce”, mi ha redarguito Anita.
“Devi pagare”, ha proseguito Emma.
“Ah sì…è vero, ho detto: quella brutta tr…mer…è proprio una str….” , non potevo negare. Ho passato alle bambine un euro e cinquanta senza tentare negoziazioni. Pensavo finisse lì.
“Perchè le hai dette?”
“Emm…”
“Ci sarà un motivo”
“Veramente…”
“Le cose si fanno sempre per un motivo, vero mamma?”
“Beh, di solito sì…”
“Allora perchè le hai dette?”, Anita mi incalzava.
“Perchè le ha dette anche Marcella…” la delazione pur di salvarmi.
“Allora fai tutto quello che fa un altro?”
“No, ma…”
“Se lei si butta nel burrone, ti butti anche tu?”

Femminismo pop

Non è mai troppo presto per l’educazione sentimentale. Meglio mettersi avanti, così ieri sera ho raccontato ad Anita ed Emma questo video.
La ragazza invece di subire passivamente, strafogandosi di cioccolata, gli umori dell’amato che non si fa più vivo, decide di dargli una bella lezione.
Assolda un gruppo di ragazzotti che lo malmenano, gli “sgrattano” anche i dischi (visto che fa il DJ). Mentre lei invece di consolarlo gli mette la purga nel caffè, ecc.
Mi è sembrato grandioso, un bell’esempio per le nuove generazioni femminili.
Altro che quella lamentosa di Giusy Ferreri a cui si “sfredda” la cena aspettando lui che le ha fatto il bidone.
Anita ha colto il mio messaggio, si è appassionata al racconto, commentando: “Forte!”
Emma invece dalla quale mi aspettavo una versione baby di “a morte il fedifrago” ha detto invece: “Poverino!”. E mi ha deluso.
Ma non mi sono persa d’animo. Profetica ho sentenziato: “Adesso voi non capite ancora! Aspettate qualche anno e mi darete ragione!”

Una mamma rom

L’altro giorno ho letto un post dove si parlava di rom e del disagio che si prova nel vederli usare i loro bambini come esche per suscitare pena e incrementare la chance di avere qualche soldo in elemosina.
Mi sono ricordata di un incontro fatto molti anni fa, nove per l’esattezza, in tempi non sospetti. Allora l’esasperazione contro gli zingari mi pare che fosse meno forte.

Ero ricoverata all’ospedale Macedonio Melloni di Milano, perchè tra Anita ed Emma ho avuto un aborto spontaneo. La camera era a sei letti e uno di questi era occupato da una ragazza rom. Era bella e giovane: capelli lunghi, occhi neri, orecchini. Aderiva perfettamente all’immagine della zingara che si potrebbe vedere in una fiction. Era aprile e lei era arrivata vestita solamente con una lunga tunichetta marrone chiusa con un corda in vita.
Io ero disperata ma anche annoiata. Le altre ricoverate, anche loro nella mia stessa condizione e in attesa di un raschiamento, cercavano di fare buon viso a cattiva sorte e la loro conversazione era mesta e piena di luoghi comuni. Così per curiosità antropologica e per distrarmi ho deciso di tentare un aproccio con la rom.
Lei si è subito dimostrata disponibile e così ho potuto infierire con le domande sulla sua vita.
Mi ha raccontato che era madre di una bambina di 18 mesi, Pamela (in onore di Pamela Anderson, che piaceva tanto al marito) che aspettava il secondo e aveva avuto delle perdite, perciò era finita in ospedale. Ma le avevano fatto un’ecografia e tutto sembrava andare per il meglio.
Sperava tanto che fosse un maschio e l’avrebbe chiamato Kevin (come Costner che piaceva tanto a lei).
Adesso si chiamerebbero probabilmente Zac e Britney. Ma non bisogna essere necessarimente rom per sceglierre dei nomi del cavolo.
Mi aveva anche spiegato che la tunichetta marrone, che su di lei era veramente arrapante, era in realtà un voto a S.Antonio, doveva vestirsi come lui in un remake del saio per due mesi, per ringraziarlo del fatto che suo marito aveva avuto un incidente ma si era miracolosamente salvato. Anzi quando l’infermiera, rivolgendosi a lei come se fosse deficiente, le aveva proposto una camicia da notte si era piuttosto seccata perchè aveva paura che il voto perdesse di valore.
Io avevo cercato di rassicurarla parlando di un caso di forza maggiore. Mi aveva guardato perplessa ma poi si era convnta.
Un altro cruccio che aveva era il lobo dell’orecchio destro, completamente strappato. Per colpa dei pesanti pendenti che le aveva regalato la suocera per il matrimonio.
Poi si era corretta spiegandomi che non era stato un vero matriminio. Aveva incontrato il “marito” a una festa di rom nelle Marche, dove viveva lei, poi erano fuggiti insieme a Milano ed erano andati a vivere con i genitori di lui.
Parlava con entusiamo della figlia Pamela, le piaceva fare la mamma, l’unica volta che aveva avuto un problema era stato quando la bambina si era ammalata. Lei doveva darle le medicine, ma essendo analfabeta non aveva poturo leggere le istruzioni e così aveva sbagliato le dosi e la piccola era finita al Pronto Soccorso.
Parlando della sua vita, nominava un sacco di cugini e parenti, tutti con tantissimi problemi di salute. Donne in gravidanza con la toxoplasmosi, bambini nati con malformazioni, gente menomata da incidenti in macchina. Questi racconti per me erano quasi terapeutici. Non è bello ammetterlo, ma il mio aborto sembrava quasi una passeggiata.

Un pomeriggio sono arrivate delle cugine a trovarla: nonostante l’amicizia il mio primo automatico impulso è stato quello di chiudere a chiave l’armadietto con i miei effetti personali. Poi mi sono “ripresa” e non l’ho fatto.
Le parenti della mia nuova amica mi hanno lanciato uno sguardo diffidente e poi mi hanno bellamente ignorato.
L’ultima mattina prima di essere dimessa, l’ho convinta a venire con me al bar dell’ospedale a bere un capuccino. Io avevo perso il mio bambino/a lei invece sarebbe tornata a casa con il pancione che poteva crescere, l’ho salutata e baciata augurandole buona fortuna. E spero l’abbia avuta.

Una domenica diversa

Oggi ho passato la giornata a un seminario di yoga. Ma una mamma non sfugge al suo destino neanche se passa la mattinata a fare il cobra o il cane a testa in giù. Infatti all’ora della nel break di pranzo ho telefonato al Sant’uomo per sapere se lui e le bimbe si erano sfamate e se in quella pausa dovevo andare a fare la spesa.
Fortumatamente la situazione era sotto controllo.
Ho chiuso la telefonata contenta e serena e ho detto a una compagna di corso:
“Tutto a posto, hanno mangiato anche la bistecchina!”
Lei è sbiancata e ha esclamato: “Ah! La carne! Ho dimenticato di toglierla dal freezer!”
Si è attaccata al cellulare e ha continauto a ripetere: “No in alto! No, guarda bene! No, non sono sicura che c’è! Non più in basso, a destra, forse a sinistra! Ti dico che c’è!”
Un quarto d’ora dopo finalmente pacificata, è tornata a sorridere:
“Mio marito ha trovato la carne”
“Avete un freezer molto grande?”
“No, solo due cassetti, ma sai com’è…però alla fine ce l’ha fatta. Pensa che sia pesce ma non sono stata lì a spiegargli…l’importante è che si scongeli”

Nel pomeriggio alla ripresa del corso, l’insegnante ha domandato se qualcuno avesse domande da fare. Una signora che prendeva appunti ha chiesto:
“Ma se spingi le tibie verso il centro, le cosce verso l’esterno e allunghi il coccige, va bene se l’ano tende a chiudersi?”
A me è venuta la ridarella come se fossi in prima media. Mi sono guardata in giro, ma tutti gli altri erano rimasti seri. Così ho represso le risa e mi sono messa a fissare il tappetino, per non farmi scoprire.

Pietra filosofale?

Quando è ora di andare a letto, le mie figlie la tirano sempre per le le lunghe. Specialmente Emma che trova mille contrattempi per evitare di infilarsi sotto le coperte a tempo debito. Così anche ieri seri, quand’era già “pigiamata”, si aggirava per casa inquieta.
A un certo punto è arrivata in cucina, dove il Sant’Uomo si faceva raccontare tutto sulla fotosintesi clorofilliana da Anita, singhiozzando rumorosamente.
Con grande dignità ha chiesto un kleenex.
Il Sant’Uomo, rudemente ha invitato Emma a fare poche storie e “infilzarsi nel letto come una scheggia”.
Il mio cuore di mamma però non ha retto a tanta severità davanti alla piccola in lacrime. L’ho seguita in corridoio e le ho chiesto:
“Emma tesoro, perchè piangi? Cosa è successo?”
“Ho perso la mia pietra filosofale!”
Piangendo mi ha mostrato una scatoletta (dell’Ikea) imbottita per l’occasione di cotone idrofilo per trasformarsi in un cofanetto porta-preziosi.
Era desolatamente vuota.
Emma in mano aveva due “frattaglie” di quarzo viola, tristi resti della mitica pietra.
“L’avevo messa qui e non c’è più!”, mi ha ripetuto sconsolata.
Nei meandri più scuri della mia mente si è fatto luce un ricordo non tanto vivido.
Ma abbastanza realistico.
Se le figlie di Obama si rifanno i letti, le mie invece alla mattina lasciano nella cameretta un caos allucinante. E così ho ricordato vagamente di un giorno in cui c’era più pasticcio del solito e forse a me giravano a elica più del solito e VEROSIMILMENTE ho trovato la pietra filosofale in qualche luogo improprio, in mezzo a migliaia di tappi di biro, cilindri volanti dei Choco Pops, gomme smozzicate, figurine, pezzi di Das secchi e similia. E allora ho pensato con sadica soddisfazione: “Accidenti a ‘sto cavolo di quarzo sempre in giro, adesso lo butto! Ah! Ah! Ah!”
E con una risata lugubre da mamma-strega POTREI essermelo infilato in tasca del pigiama per gettarlo poi nel pattume. La pietra adesso POTREBBE filosofeggiare nel filtro della lavatrice se PER CASO l’ho dimenticata in tasca. Ma anche no.
Nei momenti di esasperazione da disordine, butto talmente tante cose lasciate in giro che quarzo più, quarzo meno, chi si ricorda?
Comunque un po’ ero dispiaciuta ma soprattutto non potevo confessare a Emma il mio PROBABILE crimine.
Gonfia di senso di colpa l’ho abbracciata dicendo:
“Non preoccuparti piccola, la ricompriamo la pietra”
“Davvero? Ma la venderanno ancora? Quando andiamo? Possiamo domani? Sabato? Domenica? Me la regali tu? Non la compriamo con i miei soldi vero?”

Adolescenti perduti

Oggi ho letto questo articolo scioccante e molto ben scritto sui fatti di cronaca recentemente accaduti fra gli adolescenti in uno dei quartieri più difficili di Napoli. Ho deciso di far leggere questa inchiesta anche ad Anita perchè potesse capire come vivono, purtroppo, alcuni ragazzi della sua età. E soprattutto quali modelli culturali hanno: dalle mutande di Dolce & Gabbana ai vacui personaggi televisivi. Dopo abbiamo discusso sui contenuti e la cosa che l’ha colpita di più è che questi ragazzini vivano la loro vita come un filmetto poliziesco senza alcuna aspettativa per il futuro.
Nel frattempo ho trovato anche un altro articolo sulle gravidanze delle adolescenti. Si sostiene che la sessualizzazione precoce sia colpa di troppa tv, volgare e demente, e di un uso scellarato di internet, senza alcun controllo da parte dei genitori. Non vorrei ripetermi e infierire sulle firme del pret à porter ma, secondo me, anche la moda da zoccola proposta da certe griffe ha la sua responsabilità nel produrre ragazzine fuori controllo.

Ricordi

Questo è un regalo che ho appena ricevuto dalla mia socia. La mia smania di protagonismo, per oggi, è placata.

Ieri in auto chiedevo alle bambine quale fosse il ricordo più bello, più vivido, di quando erano piccole.
“Quando ero bebè e al mare mi sdraiavi a dormire sopra i teli”, racconta Anita.
“????”
“Sì, si stava benissimo”
“E quello più brutto?”
“Quando mi toglievi dai teli”
“Ma non hai qualche altro ricordo?”
“Oh sì, quella mattina in cui mi sono svegliata tu non c’eri e Sara, la baby-sitter, mi aveva dato le campanelline colorate dell’Ikea. Erano belle quelle campanelline. Poi ho sentito un neonato piangere fortissimo. Abbiamo aperto la porta e c’eri tu con una carozzina blu. Eravate appena tornate dal’ospedale. Nella carozzina c’era Emma che urlava come una pazza. Non dimenticherò mai quel momento, è stato un trauma”.
“E tu, Emma?”
“La mattina di Natale dell’anno scorso: mi sono alzata e ho trovato l’aereoporto di Lego che mi aveva portato Babbo Natale. C’erano i piloti, le lattinine di Coca-cola, il distributore dell’acqua, le piantine, le sedie, la scrivania, l’autobus, il telefono, le valigine, i passeggeri, i cartelloncini…”

Reportage

Ieri sera i genitori arrivavano alla spicciolata e mi lasciavano i pargoli dicendo:
“Ma sei sicura?”
“Ma che brava!”
“Ma che coraggio!”
“A che ora lo ritiro?”
E se ne andavano spensierati.


Io sorridente offrivo ai piccoli ospiti “Acqua morta con vermi ghiacciati”, “Succo di ratto” e “Sangue di pipistrello”.

Il menù mostruoso è stato apprezzato da tutti: nessuno ha potuto resistere ai sandwich malefici o alle zucchette infestate, la torta teschio poi è stato un trionfo.
I problemi sono arrivati quando abbiamo deciso di uscire a fare “dolcetto o scherzetto”: i piccoli indemoniati…… oooops, invitati erano divisi in due gruppi: gli undicenni e quelli di otto anni. Tra loro si odiavano.
Pioveva ed era buio pesto: atmosfera perfetta per una bella bronchite.
Appena fuori sono sgattaiolati urlando i piccoli di qua, i grandi di là. Io con l’ombrello ferma sul ciglio della strada ho rischiato anche una multa per adescamento secondo la recente riforma Carfagna.
Ma non era questo il problema: dopo poco la simmetria di squadra si è guastata. Le case da visitare erano tutte villette basse e quindi il piano era: un gruppo ai numeri dispari e gli altri ai pari. La sottoscritta sul marciapiede. Dopo pochi assalti l’eccitazione era alle stelle.
C’era chi urlava al citofono per farsi aprire: “Sono un terroristaaaaa!” “Sono Saddam Hussein!”
Chi attraversava la strada al buio correndo e urlando, chi cercava di rubare il bottino agli altri, chi brandiva un’ascia della morte in plastica e attaccava briga con un altro gruppo di bambini travestiti e ancora chi si impanava di farina come una “sogliola à la meuniere”.

A me è venuto in mente il libro di Corinne Maier “40 Buone ragioni per non avere figli” e ho pensato di scrivere all’autrice per suggerirle la 41ma.

Ma prima ho affrontato il gruppo dei facinorosi grandi e con aria minacciosa, più cattiva della Gelmini, ho usato quella che oggi si chiama “comunicazione efficace”:
“Se non la smettete di comportarvi così, lo dico alle vostre madri che vi fanno un mazzo tanto!”
Siamo tornati a casa e abbiamo guardato un DVD sgranocchiando i dolciumi. I piccoli, ringalluzziti perchè non erano stati sgridati, hanno rubato gran parte del malloppo dei grandi.

Allouin


Sono una donna che ama il rischio: domani sera organizzo una cena mostruosa a casa mia con una decina di bambini invitati.
L’ultima esperienza risale a circa un anno e mezzo fa, quando ho fatto una festicciola di compleanno per Anita: tutte femmine, pizza e DVD. Pensavo di avere la situazione sotto controllo. Invece c’era una bambina a cui non piaceva il film e come una scheggia impazzita urlava e correva in ogni dove, nel simpatico gioco “proviamo a prenderci”, contagiando anche le altre piccole ospiti.
Per non strangolarle ho dovuto chiudermi in cucina e farmi diversi goccetti, in modo da presentarmi poi alle piccole invitate con stampato in viso quel sorriso liquido e alcolico da brava mamma americana.
Ma domani sera non sarà così, sono ottimista. I ragazzi arriveranno travestiti da mostruosità varie, mangeranno dita di strega, cimitero di panini, biscotti ragno, torta teschio e berranno sangue di pipistrello con vermi ghiacciati. La cuoca è Anita.
Il Sant’uomo non lo sa ancora ma deve intagliare la zucca. per trasfrormarla in Jack O’Lantern.
Poi tutti fuori a fare dolcetto o scherzetto. Nel mio quartiere ci si conosce tutti e quindi dovrebbe essere a prova di rischio. Io comunque seguirò a debita distanza come un piedipiatti clandestino.
Vorrei travestirmi da Sarah Palin ma è troppo tardi per comprare il costume su internet, Gelmini è troppo banale e allora ho deciso per Vladimir Luxuria, con il quale se non mi stiro i capelli ho già, purtroppo, una certa somiglianza naturale.

Interpretazioni

Nel cuore della notte, l’altro giorno Anita ha lanciato un grido:
“Nooooo! Nooooo! Bastaaaaa! Noooo! Per favoreeee!”
Mi ha svegliata ma poi non sono seguiti altri rumori o urla e quindi mi sono rigirata fra le coperte e non ci ho più pensato. (Il bello di avere figli grandi).
Ieri sera quando le ho dato la buonanotte mi è venuto in mente il grido e le ho detto:
“Stanotte cerca di non avere incubi. Ieri sera avevi urlato: hai sognato ancora Emma che ti dava fastidio?” (Un classico dei suoi incubi)
Anita ha pensato un momento e mi ha risposto: “No, ho sognato che tu non c’eri più”
“Ah…morivo?” e mi tocco.
“No ti portavano via”
“Avevo fatto qualcosa di male? Avevo scritto cacca su un sito in concorrenza con il nostro?”, ho indagato immaginandomi come un astuto e cinico hacker criminale.
“No, ti portavano via perchè il tempo era scaduto”
“Quale tempo?”
“Il mio tempo per stare con te”
“Eri in affido?”
“Non lo so, ti portavano via”
“E’ strano, in affido portano via i bambini non le mamme”
“No, no, portavano via proprio te, con una macchina..io correvo dietro ma non ce la facevo”
“Ma eri piccola o grande?”
“Piccola, come adesso..”
Guardo il suo metro e sessantadue centimetri spalmato sul letto e dico abbracciandola:
“Certo Anitina, come adesso…c’era Emma? E il papà?”
“No ero sola…”
“Che bel sogno…”
“Come che bel sogno! E’ stato un incubo. Vero che il tempo non scadrà mai?”
“Certo che non scadrà mai, tesoro, finchè mi vorrai ci sarò”, la bacio e mi allontano. Felicissima e commossa di tutto questo amore.
L’extra-Freud che è in me così interpreta il sogno: ha paura di diventare grande.

Personaggi

Devo lavorare, lavorare, lavorare. Fino a domani pomeriggio c’è il coprifuoco.
Anita fa i compiti di geografia. Emma dovrebbe fare le sue operazioni di matemetica. Invece preferisce aiutare la sorella.
Non ho l’ispirazione e quindi spio quello che dicono le bambine.
Anita deve trovare dei nomi di personaggi italiani, francesi, tedeschi, ecc.
“Emma devo trovare un italiano…metto Jovanotti”
“No, metti Berlusconi”
“Un tedesco: Tokyo Hotel”
“Ma no, Anita, metti Hitler”
Forse perchè è in castigo il cervello di Emma sta subendo una pericolosa mutazione?

Radio day

Stamattina siamo andate in trasmissione: è andata bene e soprattutto ci siamo divertite. Il momento più adrenalinico è stato quando ci siamo messe le cuffie, avvicinato il microfono al viso e la conduttrice Daniela Bastianoni ha detto: “Siete in onda!”.

Ok, devo subito fare un po’ dietrologia: mancavano due cuffie. Emma, la prepotente, se n’è aggiudicata una e Anita è rimasta senza. Ho raggelato Emma con lo sguardo, ma non potevo fare altro perchè, appunto, eravamo in onda.
Anita è stata bravissima, ha parlato vincendo la sua naturale timidezza, mentre Emma è stata più stringata e concisa, anche perchè era in castigo.
Ieri infatti nonostante l’eccitante programma della giornata, skate shop e cartoleria per comprare accessori e travestimenti per Halloween, ha stracciato talmente e logorato la mia pazienza che si è beccata un castigo esemplare di una settimana (niente TV, niente computer, niente wii). Avrà così finalmente la possibilità di terminare la costruzione del Taj Mahal, cioè la gigantesca stazione di polizia di Lego che ha ricevuto in regalo oramai un mese fa (post: regalone del cavolone) e scandalosamente non ha mai finito di allestire.
Spero di riuscire a tener duro e non capitolare fra due giorni, intenerita dalle sue moine.

Allora tornando alla nostra esperienza radiofonica…in studio oltre a noi c’erano due bambini habituée di Crapapelata, di 12 e 6 anni, nelle vesti del critico letterario e teatrale. Appena posso metterò il podcast così si potrà gustare tutta la loro simpatia. L’altro ospite adulto era un cantautore, Andrea Tessadori con la figlia canterina e chiacchierona. L’idea di avere bambini in trasmissione è ottima perchè oltre a rendere tutto più realistico stempera ansia e inibizioni degli ospiti. Sembrava quasi di farsi una chiacchierata ai giardinetti.
Niente a che vedere con la fifa che avevo quando, in estate, sono stata intervistata al telefono sempre alla radio (RAI 1) per parlare del sito: allora avevo il cuore saltellante abbinato al groppo alla gola. Sembravo reduce da una tracheotomia.
Cosa ho detto? Un sacco di stupidate probabilmente. La scaletta del programma è cambiata in corsa, ma fortunatamente sono riuscita ad adeguarmi: ho parlato di milanoperibambini e di ragazzini che giocano su internet con i mondi virtuali. Fino a due giorni fa non ne sapevo nulla, poi venerdì scorso per caso, per lavoro, ho scritto una cosa proprio su questo argomento e così, grazie al cielo, sono riuscita a cavarmela.
La parte migliore, comunque, è stata quando è finito tutto e mi sono sparata capuccino e brioche alla pasticceria dell’angolo. Un momento molto più godereccio che i 15 minuti di fama citati dal vecchio Andy Wharol!

Crapapelata

Houston, we’ ve a problem: non riusciamo ad andare a letto abbastanza presto.
Con il nuovo regime di scuola media + scuolabus, la sveglia di Anita è stata anticipata ma l’ora della nanna continua a slittarci via. E si dorme troppo poco.
Ieri sera Anita mi ha confessato che alla mattina è talmente rintronata che si è lavata la faccia con la crema-mousse per capelli, i denti con il sapone e dopo essersi tolta il suo si è rimessa l’apparecchio di sua sorella.
“Mamma sono stanca, devo dormire di più”, mi ha detto prima di andare in catalessi ieri sera alle 20. Poverina, era così stanca che non si è sparata neppure un cartone dei Simpsons.
La situazione è grave: dobbiamo “rischedulare”, come si usa dire adesso nell’italiano-inglesato- misto-business tanto amato dal Sant’uomo. Dalla prossima settimana instaureremo l’orario delle galline scolastiche.
Però mi sento un po’ in colpa perchè anche dopodomani, domenica, la sveglia suonerà prestissimo perchè alle 8.45 dobbiamo essere dall’altra parte della città, nello studio di Radiopopolare come ospiti alla trasmissione Crapapelata dove partecipano mamme e bambini. Il tema è il mondo del web: bambini e computer, siti e blog. Emma scommetto che parlerà del meraviglioso portale del Lego che la inchioda dalla mattina alla sera e del suo gioco preferito Age of Empire, mentre Anita dei video di skate che guarda su Youtube.
Siamo in diretta: speriamo bene.

Stanotte ho sognato che cercavamo una camera per studenti a Urbino dove le ragazze si erano iscritte all’Università. L’avevamo anche trovata, molto carina a prezzo equo. La Gelmini non esisteva più e vivevamo in un mondo felice. E’ la prima volta che sogno le bambine “grandi”. Cosa significa? Vorrei forse sfuggire ai miei doveri? Deresponsabilizzarmi?

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