Separazioni


Oggi Anita è partita per una gita. Di tre giorni.
E’ la prima volta che sta lontano da casa più di una notte. La sua scuola organizza questa escursione nel progetto di accoglienza per far conoscere e socializzare i ragazzi di prima media. Vanno a Urbino: cinque ore di pullman.
Anita di solito vomita.
Ieri pomeriggio cercavo nella scatola delle medicine le pastiglie contro il mal d’auto. Anita era con me e ha notato fra i tanti flaconi inutili e scaduti una siringa.
“Questa è per drogarci? O per farti il botulino?”
Che sia la fine dell’innocenza?
“Mi serviva per contare i “cc” della soluzione fisiologica per farti l’aereosol quando eri piccola e avevi il broncospasmo”, rispondo, chiedendomi se è meglio non fare più l’aereosol o temere l’adolescenza.

Si chiama Ia è un coniglio rosa della linea “Dolci coccole” della Fisher Price. Probabilmente ora non lo producono più: Ia ha undici anni e tre mesi. E’ il pupazzo feticcio di Anita, un regalo di battesimo. E’ il suo oggetto di trasfert, la sua coperta di Linus. Ia da piccolo faceva “Poti-poti, sono coniglio-coniglione” adesso sta zitto, ma dorme ancora con lei.
Ieri sera ho fatto una bastardata: ho preso Ia in braccio e ho detto ad Anita:
“Ia piange perchè parti”
Anita: “Ia è ancora piccolo, ma lo curi tu”
Poi è andata a letto con l’I-pod ma abbracciando tutti i suoi pupazzi.

La partenza per la gita era fissata per le 6.15. La scuola è a 20 minuti da casa. Io e mio marito abbiamo sorteggiato con la sofisticata tecnica della “paglia più corta” per decidere chi si sarebbe svegliato alle 5. E’ toccato a lui. Ma alle 4.30 l’orologio biologico mammesco mi ha svegliato, con l’occhio spalancato nella notte, ho deciso che sarei andata io ad accompagnare Anita alla partenza.
Per la strada nel buio pesto ancora i lupi ululavano e non c’era traffico.
L’autista del pullman sembrava sobrio.
Ma quando la mia piccolina andrà ai rave, che faccio?

Cassandra vs. Emma-Letizia

Da oggi siamo ufficialmente in riserva: lo diceva ieri La Repubblica, le risorse del pianeta sono finite e stiamo cominciando a pescare dalle scorte. A derubare i nostri figli e nipoti. Il nostro conto corrente ambientale è in rosso. Quasi peggio dell’Alitalia. Già dal 1986 ci stiamo “fumando” più risorse di quelle offerte dalla bio-capacità del nostro pianeta. La data in cui saremo ufficialmente fottuti pare sia il 2050, quando finirà anche la riserva. Dopo ci servirà una seconda Terra. Secondo questa drammatica statistica delle Nazioni Unite se seguiamo il modello di consumo degli Usa ci servono ben 5.4 terre, noi invece ci stiamo comportando un po’ meglio. abbiamo bisogno di 2.2 terre. Facciamo 1.3 figli procapite e consumiamo più di 2 pianeti. C’è qualcosa che stride. Nella mentalità e nello stile dei consumi.
Mi dispero anche perchè ieri Emma mi ha confessato cosa vuole fare da grande:
“Il sindaco”
“Di quale città?”
“Non ho ancora deciso, ma mi sembra un buon mestiere: si comanda, si costruiscono delle case e si mettono a posto un po’ di faccende”
Emma ama i mattoni (quelli di Lego e non) il suo grande eroe da piccola era Bob the builder e soprattutto adora comandare da Ariete volitiva quale è.
Non ho osato confessarle che nel 2050 saremo/saranno nella cacca.

Doccia? No, grazie!


Oggi su La Repubblica c’è la notizia di questo vademecum ecologista fatto dai bambini inglesi che sarà distribuito in tutte la scuole del Regno. Bellissima iniziativa che spero sarà copiata anche da noi. Solo un dettaglio mi lascia perplessa nella lista delle cose proposte dai bambini per essere ecologicamente corretti. Consigliano di non cantare sotto la doccia, vale a dire di fare docce brevi. Gli autori dell’opuscolo hanno dagli 8 ai 12 anni e a quell’età nessuno ha voglia di fare la doccia. Passati i tempi d’oro del bagnetto con le paperelle (data che si colloca attorno ai 6 anni) una mamma “normotipo” non ne può più di riesumare puppazzetti e affini dalla vasca. E’ stufa di ripescare pezzi di spugna dallo scarico bloccato. Allora introduce l’idea della doccia. Da fare da soli. C’è la svolta. Nessuno vuole più lavarsi. Poi magari una volta scaraventati sotto l’acqua i bambini si divertono. Ma non credo che cantino.
Emma qualche volta fa finta di suonare la chitarra rock e Anita l’ha anche filmata.
Ma di solito, a casa mia, l’argomento doccia si affronta così.
Ore 19 circa: “Adesso fate una bella doccia”
“Possiamo dopo cena?”
“Non voglio farla assieme a lei!”
“Posso per seconda?”
“Possiamo domani mattina?”
“Possiamo dopodomani?”
“Ma l’ho fatta ieri!”
“Ogni quanto si deve fare?”
E le mie figlie scappano grufolando.

Vita podalica

“…ci sono tutti gli omini, di tutti i mestieri..poi c’è il tonplan: guarda è bellissimo”. Emma da ore sta navigando sul sito del Lego. E’ in estasi.
“Cos’è il tonplan?” chiedo sospettosa.
“Questo, guarda mamma…” Emma zoomma sull’immagine di un meraviglioso plastico: una piazzetta in archiettettura yankee. C’è tutto: municipio, cinema, distributore e fontana.
Town plan, piano della città!“, spiega la maestrina d’inglese che è in me.
Emma, frenetica, ha già zoomato su un’altra pagina: “La stazione di polizia! Qui fanno le foto segnaletiche…guarda qui rinchiudono i ladri, c’è anche wanted…è bellissimo. Ho deciso di chiederlo a Babbo Natale”.
Prima di rispondere guardo il prezzo: 149 euro. Alla faccia.
“Non so se gli elfi di babbo Natale sappiano costruire anche il Lego”, commento, sperando in una via d’uscita.
“Si può anche ordinare on-line”, continua Emma la furba, imperterrita.
“Mamma, guarda ho fatto la parure“, arriva Anita e mi mostra un abitino da cocktail taglia minimea abbellito da nastri e paillettes. Con borsina uguale e abbinata.
La mia primogenita si è gettata nell’ haute couture. Da ieri. Grazie a questo libro che insegna a fare vestiti, ha iniziato una produzione a cottimo. Nei modelli da ritagliare ci sono anche i nomi in francese e Anita si sta trasformando in un St.Laurent stakanovista.
“…oppure dici che è meglio chiedere a Babbo Natale la stazione dei vigili del fuoco?”
“…o l’aereoporto? E’ bellissimo!” , Emma è una bambina di grandi passioni, compulsiva e monotematica.
Nessuno le risponde ma lei continua a fare domande.
“…tu cosa mi consigli? E se prendessi solo l’autolavaggio?”
“Mamma cos’è la pochette?”, mi incalza Anita Gaultier. ” E il bustier?”
Abbandono le bambine al loro destino e vado a fare un massaggio di reflessologia plantare.
Con una terapeuta che non sa niente di me.
Appena finito mi chiede: “Lei ha avuto problemi alla nascita?”
La domanda mi coglie impreparata, cerco di rispolverare questa presistorica memoria.
“Ero podalica e mi hanno tirato fuori senza cesareo e senza forcipe…pare che il ginecologo fosse un Dio…”, cerco anche di giustificarmi.
“C’è ancora traccia del trauma”, mi spiega la reflessologa.
Annuisco stupita e forse comincio a capire molte cose. Sono uscita con il piede sbagliato…

Orsetti maledetti


Ieri ero molto emozionata dall’idea di sperimentare la spesa al super con il lettore ottico fai-da-te. La settimana scorsa avevo incrociato un’amica all’Esselunga davanti al frigo del latte con in mano questa strana macchinetta. Prendeva la bottiglia di latte, faceva clic con aria da esperta e poi la riponeva soddisfatta in una delle due borse aperte e agganciate al carrello. Strategicamente una sacca per la roba da frigo e l’altra per tutto il resto. La mia amica si muoveva leggiadra e sicura fra le corsie. Davanti alla mia muta ammirazione mi ha spiegato che a fine spesa si passa davanti alla cassiera, si consegna l’aggeggio, si paga e via!
Spesa in tempo record. Non bisogna neppure tirar fuori tutti gli acquisti e risistemarli poi nei sacchetti. Il telepass del super. Niente coda, anche perchè ci sono tra casse abilitate ai clienti con il lettore ottico. Niente perdite di tempo. Io donna del web 2.0, non potevo non copiarla.
Quindi ieri registro la mia tessera Fidaty per questo strabiliante servizio, prendo un lettore ottico, borse tattiche e parto carica di ottimismo.
Comincio con l’uva sfusa: clicco sul codice a barre ma il mio lettore sembra morto. Schiaccio tutti i pulsanti per sentire un clic, niente. Cerco di non scoraggiarmi e faccio comunque il pieno di frutta: il mio lettore continua a non obbedire. Inizio a sentire un po’ di ansia.
Davanti al frigo del latte fortunatamente si fanno sempre incontri fulminanti. Questa volta c’è un signore con il badge Esselunga e la camicia. A quelli con il badge Esselunga e il grembiule avevo già chiesto aiuto ma era stato inutile. Questo signore invece, con fare autorevole, mi spiega che il lettore ottico va tenuto a una certa distanza dal codice a barre, che non si pigiano tutti i tasti a caso, ecc. Finalmente riesco e sono indipendente, Clic qui e clic là, ho quasi finito la spesa quando mi ricordo la missione più importante della mia spesa. Gli orsetti!
Sono delegata di classe e la maestra di matematica ha chiesto di avere 30 orsetti di gomma a bambino per 35 alunni. Deve usarli per fare le divisioni. La rappresentante dell’altra classe mi aveva comunicato che all’Esselunga c’erano le buste con gli orsetti, lei ne aveva prese 37 io dovevo acquistarne 38. Peccato, non vedo nessun orsetto tra gli scaffali.
Chiedo e mi dicono di guardare fra le buste di caramelle vicino alle casse. Arraffo 7 pacchetti di orsetti, ricoperti di zucchero pensando con un po’ di preoccupazione ai denti di mia figlia, vado alla cassa e domando dove posso trovare altri orsetti. E’ la cassa vip per i clienti con il lettore ottico, non c’è nessuno. La cassiera mi indica il covo degli orsetti, aggiungendo gentilmente che posso lasciare lì il carrello.
Forse pensa che io debba prendere ancora una sola busta di orsetti. In fondo alla corsia 4, agguanto i pacchetti di orsetti e cerco di tornare velocemente alla cassa.
Abbracciare 30 sacchettini scivolosi non è facile. Anzi è quasi impossibile. Mi cadono tutti per terra, li prendo e mi riscivolano. Non riesco a tenerli. Sono inginocchiata per terra in mezzo alla corsia, vittima dell’ammutinamento degli orsetti. Scivolano dal mio abbraccio e ricadono per terra. Passa una signora e ride.
Per giustificarmi le urlo: “Sono delegata di classe…”
Lei va via pensando che sia pazza. Decido di infilare una decina di sacchetti di orsetti nella mia borsa, anche se rischio di essere accusata di taccheggio. Passa una cassiera e mi guarda sospettosa. “Li devo comprare per la maestra di matematica…”, mi giustifico.
Ma lei non ride neppure. Finalmente riesco ad alzarmi con tutti i pacchetti tra le braccia e la borsa aperta dove spuntano gli altri.
Arrivo alla cassa dove c’è il mio carrello bloccato davanti a 5 clienti vip muniti di lettore ottico. Sono inviperiti perchè stanno perdendo tempo. Un signore cattivo con gli occhiali dice:
“Era ora…”
Rovescio gli orsetti che ho fra le braccia sul piano della cassa e tiro fuori il più velocemente possibile gli altri sacchettini dalla borsa.
“Scusatemi sono delegata di classe… gli orsetti per le divisioni… li ha chiesti la maestra…devono essere 38…mi può dire se ci sono tutti?”
La cassiera si riprende il lettore ottico e risponde gelida: “Guardi nello scontrino”

Che vergogna!

Questo breve post per segnalare una cosa orrenda avvenuta sabato scorso al Carrefour di Assago, periferia sud di Milano. La Disney aveva organizzato una giornata in cui i bambini potevano andare a farsi forografare con i protagonsiti del film Cars. I piccoli fan potevano posare sorridenti vicino a Flash McQueen, Saetta, ecc. Una mamma ha portato suo figlio di quattro anni autistico. Il bambino non si è comportato come previsto da copione. I “simpatici fotografi” l’hanno insultato e cacciato via perchè non avevano tempo da perdere. Una hostess del Carrefour ha detto alla mamma in lacrime che… “se il bambino non è normale non deve portarlo in giro”. La mamma in questione, per fortuna, oltre a essere disperata è anche una tosta. Ha reagito. Dal suo blog ha messo la notizia in rete, ieri sera ha già avuto 500 commenti di solidarietà, denuncerà il Carrefour, manderà una lettera anche alla Carfagna (abbiamo lei al governo purtroppo) e cercherà di diffamare chi organizza in questo modo gli eventi per bambini. Mi viene in mente un film in cui Billy Bob Thorton interpretava la parte di un alcolizzato che per sbarcare il lunario, si trasformava in un Babbo Natale fetido nei centri commerciali di una cittadina degli Usa. Era cattivissimo con i bambini, ma almeno quello era un film dissacrante, non la squallida realtà di Milano sud.

Piccoli yankee crescono?

Sabato su La Repubblica c’erano due pagine che parlavano di bambini omologati/alienati. Tutti vestiti più o meno uguali, che giocano con gli stessi giochi elettronici, che guardano gli stessi fumetti, mangiano le stesse schifezze. Tutti plasmati dalla cultura angloamericana. Tutti che festeggiano Halloween. Una roba molto triste, ma anche comoda per i genitori. Perchè a volte anch’io quando inciampo su una biglia di Emma e quasi mi rompo l’osso del collo, preferirei che i “giochi dimenticati” sparissero veramente per sempre. Perlomeno da casa mia. Oppure quando trovo il pavimento pieno di avanzi di pezzi di spago, cartoncini appiccicosi di colla e bastoncini di ghiaccioli riciclati, vorrei avere una figlia che gioca sempre al Game Boy, invece di costruire ponti tibetani per i suoi pupazzi. Poi pensando a Bush, Sarah Palin e alla mia amica americana, con la quale ho rotto da pochi mesi, rinnego e maledico ogni influenza yankee e stacco i residui di vinavil dal parquet con più buonumore.
In questo spirito patriottico, l’altro giorno ho comprato la raccolta completa dei DVD della vecchia serie televisiva Gian Burrasca, in onda alla Rai negli anni’60. Qualche anno fa avevo letto Il giornalino di Gianburrasca alle bambine e ci eravamo divertite. Pensavo che anche il mitico adattamento televisivo (con Rita Pavone) facesse ridere. Invece è una fiction preistorica. Una pizza mostruosa, senza azione, con moltissimi balletti e canzoni. Tanto che Emma, alla quarta scena, mi ha chiesto stremata: “Mamma ora mettiamo i Simpsons?”

Peluche Palace

L’estate è finita improvvisamente.
Stamattina sono uscita di corsa con la pioggia a catinelle, fuori dalla porta di casa, nel mio portaombrelli c’erano tre palloni, uno da basket, uno da mini-rugby e uno “normale” ma anche tre bastoni di lunghezze diverse raccolti da Emma nel parco. Sono corsa verso l’auto riparandomi la testa con la borsa.

Come sempre ero in super ritardo per il mio appuntamento e mentre imprecavo nel traffico, che non avrebbe dovuto esserci perchè siamo nel fine settimana, un’idea lancinante mi ha illuminato, facendosi largo fra i miei neuroni atrofizzati. Un pensiero da mamma. Mettendo a posto l’ultima spesa avevo cacciato in freezer tutta la confezione di petti di pollo senza dividere le varie fettine. Dieci bistecche di pollo da mangiare tutte insieme. Come se fossimo una succursale di Kentuchy Fried Chicken.
Più tardi…davanti all’ultima cotoletta, Emma ha visto al TG uno scorcio della premiazione di Miss Italia.
“Ma perchè sono tutte in mutande?”, si è stupita.

Il pomeriggio piovoso è stato trascorso così: Emma ha costruito, con i legnetti Kapla 182 centimetri di Peluche Palace, un mix fra il Big Ben (in alto è stato attaccato un foglio con disegnato un orologio) e la Torre di Pisa (sopra: l’unicorno Fidelone posa per la foto ricordo). Mentre Anita giocava con MyPage, un sito che permette a bambini e ragazzini di avere la propria pagina sul web, riempiendola con i kidgets, giochi virtuali, divertenti ma anche didattici, che possono essere scelti a seconda delle preferenze. Uno dei più nuovi è Mondomappa che è una versione da piccoli di Google map. Bellissimo e tutto gratuito.

Il quaderno unico

Fateci caso: orecchiando in giro, in questa prima settimana di scuola, si sentono mamme stressate dire al telefonino: “…di 5mm con rinforzo”
“No! Con il margine e il rinforzo. Solo con il margine non va bene!”
Donne che riscoprono il baratto:”..ti potrei dare tre quaderni, da femmina, con le righe di terza …tu ne hai, da maschio, con i quadretti grandi?”
“…un portalistini? Cos’è?”
Madri disperate agli ipermercati:”…noooo! Sono finiti i divisori! “
Io sto cercando da tre giorni un quaderno pentagrammato grande, ma in giro ci sono solo pentagrammati piccoli. Una volta c’era il corredo nuziale, oggi quello scolastico e non è che sia meglio. Sadiche e fantasiose maestre chiedono quaderni, raccoglitori, divisori, cartellette e copertine variopinte. Tutto sempre in misure differenti e sempre in tempi stretti. La lista di nozze è una passeggiata in confronto a quella di scuola. Alcune insegnanti clementi dettano l’elenco degli accessori scolastici strettamente necessari già a giugno, ma altre lo comunicano solo alla rentrée e il secondo giorno il pargolo è già stressato perchè in classe è l’unico a non avere la biro nera cancellabile. E le mamme si sentono inadeguate. Per ovviare a questa bruttissima senzazione assaltano gli ipermercati come cavallette, ma già il terzo giorno dalla ripresa delle lezioni, nel reparto scuola non c’è quasi più nulla. Allora bisogna rivolgersi ai “cartoladri” che hanno tutto ma a prezzi di gioielleria.
Io differentemente da Anita, che è una feticista degli oggetti di cancelleria, non sono particolarmente attratta da quaderni, matite e affini. Per me andrebbe benissimo anche scrivere i compiti su un foglio qualsiasi senza margini e magari senza rinforzi. Quindi mi domando: con tutti i problemi che ci sono nell’insegnamento e nell’educazione dei bambini, serve veramente rompersi l’anima con tutti gli ammenicoli del corredino? E se tornassimo al quaderno unico?

C’è sempre una prova

Ieri mentre lavoravo (ed ero quindi moooolto concentrata), Anita è venuta a chiedermi aiuto per fare i suoi primi compiti delle medie. Aveva delle moltiplicazioni e la prof di amtematica le aveva detto di fare anche la prova del nove.
“Mamma, cos’è la prova del nove?”
La prima cosa che mi è venuta in mente è stata “la prova d’amore”, quella strana cosa che da piccola era nominata nelle lettere dei giornali femminili che leggevo di nascosto. Le lettrici scrivevano: “….lui vuole la prova d’amore, altrimenti mi lascia. Cosa devo fare? …Disperata ’58”
Di solito la responsabile della posta (probabilmente la nonna della Santanchè) rispondeva: “…non darglierla, non darglierla!”
Io non sapevo cosa fosse ‘sta prova, ma sentivo puzza di bruciato…
Solo anni dopo ho scoperto la verità. Però ieri, tornata con la mente ai giorni nostri, ho capito che non era questa di cui parlava Anita.
Ho pensato alla “prova del cuoco”, no, non poteva essere, neppure quella andava bene.
Anita mi guardava perplessa e allora ho dovuto pensare a voce alta:
“Credo che sia un modo di dire…”
Stavo anche per aggiungere: “…che ti importa fallo con al calcolatrice” o peggio:
“…non devi impararla tanto non ti servirà mai, adesso ci sono i computer…”
Poi ho avuto un’illuminazione: telefona al papà (l’esperto scientifico/matematico/informatico della famiglia). Non se la ricordava neppure lui, ma è andato su google e l’ha trovata.
L’ho stampata e Anita era felice. Questa volta l’ho sfangata, ma la prossima?

Diario segreto

Due cose mi sono ripromessa quando sono diventata mamma: di non educare le mie bambine a scapaccioni e di non leggere un giorno il loro, eventuale, diario segreto. Questi due fermi propositi sono nati dalla mia diretta esperienza di figlia.
Mia madre mi ha menato tutte le volte che era di malumore e quando avevo 12 anni ha letto il mio diario segreto. Eravamo partite per il mare e io, ingenuamente, avevo messo in valigia il mio diario senza nasconderlo troppo bene. Alla mattina lei mi svegliato raccontandomi garrula tutti i miei segreti: “…a te piace quel ragazzino che però sta dietro alla tizia…”.
Avrei voluto morire. Mi sono tirata il lenzuolo fin sopra alla testa e da sotto l’ho odiata silenziosamente.
Ieri Emma ha preso una piccola agenda e ha scritto sulla copertina: “Diario segreto” e sotto, tra parentesi, “Scherzo!”. Ora è troppo piccola per le confessioni intime, ma non voglio rinnegare il mio obiettivo. Quando non scriverà più diari segreti per scherzo, giuro che rispetterò la sua privacy.

Mamme ecologiche e non

Che bello, è stata creata la Barbie-Sarah Palin: si può ordinare su internet per meno di 30 dollari e scegliere in due modelli: Governatore e Super-eroe (a sinistra) per 2 dollari di differenza conviene scegliere quella potenziata. Ideale per piccole guerrafondaie che vogliono seccare il loro orsetto di peluche.

L’ultima frontiera della mamma ecologica? Mettere in lavatrice invece del solito detersivo, in un sacchettino 4 mezze noci sapindus mukorossi, che crescono dall’albero del sapone in India e Nepal. Questa tecnica, oramai battezzata semplicemente “lavanoci”, è completamente naturale e pare garantisca un bel bucato bianco. I gusci delle noci infatti contengono la saponina che si attiva durante il lavaggio. Si rispetta l’ambiente e in più si risparmia: 1 kg di noci costa circa 20 euro e basta per 100 lavaggi.

Amori clandestini

Stamattina all’alba ho accompagnato Anita al suo “debutto” alla scuola media, previsto per le ore 8.10. Nonstante la partenza in anticipo, alle 7.57 eravamo bloccate nel traffico paralizzato nella Milano della rentrée. In auto la tensione era palpabile: Anita non poteva concepire di arrivare in ritardo il primo giorno nella nuova scuola. Io sono sempre in ritardo ma cercavo di sembrare preoccupata. La voce mielosa di Carla Bruni che usciva dallo stereo ma non aiutava a sciogliere l’atmosfera. Anzi.
“Magari alla prima ora avete francese, così sei già preparata”, ho cercato di scherzare.
Un grugnito come risposta.
Fine della conversazione.
Abbiamo parcheggiato, ovviamente, a 2 km dall’entrata della scuola. Anche molti altri genitori erano in ritardo quindi sembrava che fossimo puntuali. Presentazione della preside, che ha anche detto:
“…poi i genitori possono entrare in classe con gli alunni…”
Anita, che nel frattempo ha trovato i suoi amici, mi bibisglia:
“E’ meglio che non vieni, gli altri genitori non lo fanno”
Invece di risponderle ho rivisto vivido quel lontano gennaio del ’97 quando ho passato un mese immobile nel letto dell’ospedale con la flebo di Vasosuprina per non farla nascere troppo prematura. Il mio cuore di mamma sanguinava.
Sono entrata in classe come tutti gli altri genitori non desiderati.
La nuova prof di italiano è simpatica, ha spiegato alcune cose dell’organizzazione di classe, poi ha liquidato gli adulti. Prima di uscire sono andata verso Anita:
“Dammi un bacio che tanto non ci vede nessuno”
Si è guardata intorno furtiva prima di accettare, un po’ a malincuore.

Kung fu pacco

“3 x 9?”
“19?”
“9 x 8?”
“62!”
Domani Emma va in terza elementare e stasera abbiamo ripassato le tabelline. Oggi pomeriggio abbiamo incontrato un suo compagno di scuola, hanno giocato divertendosi come due matti. Poi al momento di salutarlo, gli ho chiesto:”Hai finito i compiti?”
“Quasi, stasera mio papà deve colorare quattro schede!”

Ieri sera siamo andati al cinema a vedere il tanto pubblicizzato Kung Fu Panda. Come era? Prendete Il Re Leone, sottraete Mulan ed ecco la trama. Una vera delusione, piace molto ai maschietti sotto ai sei anni e a Emma. Gli altri possono evitarlo.

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