Quando le mamme fanno OM


Faccio yoga da dodici anni e ogni tanto mi concedo una fuga dalla vita familiare per partecipare a weekend dove si “pratica” dalla mattina alla sera. Lo yoga è molto di moda e quindi fioriscono scuole e guru in ogni dove. Ho fatto parecchi “cattivi incontri”: classi dove ex-frichettoni cercano di riciclarsi come insegnanti e maestri di vita o altre dove tentano di istaurare una disciplina degna dei marines. Ma oramai sono diventata furba, annuso l’aria aromatizzata di incenso al sapore di sandalo e non mi faccio più abbindolare. Eseguo le mie posizioni (asana) e non chiedo di più. Le mie figlie quando torno da questi seminari mi fanno trovare disegni in cui sono raffigurata in pose acrobatiche quasi da Spiderman e mi incalzano con domande: hai fatto la verticale senza il muro? E il ponte partendo da “in piedi”? Cerco di non deluderle, lavorando un po’ di fantasia ed esagerando le mie gesta, come fanno i pescatori. Comunque a Bologna dove sono andata questo fine settimana c’era questa insegnante americana veramente tosta. Un ex ballerina con un fisico da elastigirl che proponeva delle contorsioni quasi da circo. Piegamenti in avanti tali da potersi quasi far chiudere in una valigia. O almeno questo è quello che veniva in mente a me mentre con la fronte spinta sopra i piedi mi abbracciavo i polpacci da dietro. In altri momenti mentre mi inarcavo fino allo sfinimento (complete bliss/beatitudine completa, chiosava la maestra) pensavo che dovevo chiamare mio marito per dirgli di comprare le uova altrimenti non avrebbe potuto impanare le cotolette per la cena. Nell’intervallo fra le due sessioni giornaliere di pratica ero al telefonino raccomandando di impacchettare il regalo di compleanno per la festa dell’amichetta di Emma a cui andavano ieri pomeriggio, di didisdire la lezione di equitazione perchè pioveva, di finire i compiti e magari se qualcuno gentilmente stendeva anche il bucato che da due giorni mi ero dimenticata nella lavatrice…Poi tornavo a fare vashistasana più serena. Oggi sono tutta indolenzita al limite della paralisi…OM

L’orrore della sposa bambina

Oggi sul Corriere c’è questa notizia allucinante sulla sposa bambina di otto anni, che con grande e tragico spirito di intraprendenza ha chiesto e ottenuto il divorzio dal marito trentenne che la maltrattava e ovviamente abusava di lei. Le immagini che si possono vedere on-line sono altrettanto inquietanti. La bambina che per festeggiare la vittoria, cioè il divorzio, mangia la cioccolata con il padre che l’aveva venduta al marito. Mi fa impressione anche quella in cui parla al cellulare, ma dopo quello che ha passato le onde elettromagnetiche del telefonino o anche l’abitudine a usarlo cosa sono in fondo?
L’altro giorno ho letto un’altra vicenda simile con un altrettanto drammatico lieto fine. Una donna, ora ventiquattrenne, del Niger, anche lei venduta a dodici anni come schiava e poi amante bambina del suo padrone di 39 anni più vecchio, al quale ha dato tre figli, è riuscita ad affrancarsi. Come ha fatto? Il padrone ha compiuto un errore: l’ha sposata. Come donna maritata non era più schiava e allora con grandissimo coraggio ha denunciato il padrone e chiesto aiuto all’associazione nigeriana Timidra per i diritti umani. La via verso la salvezza non è stata facile. Si è fatta anche un po’ di carcere ma ora è libera e rappresenta un esempio per le molte altre vittime femminili nel suo Paese. Inoltre il questo caso, portato a livello di giustizia internazionale potrebbe obbligare tutti i Paesi dell’Africa orientale appartenenti all’Ecowas a prendere provvedimenti definitivi contro la schiavitù che nonostante sia proibita per legge è ancora troppo diffusa.

Multisala adieu

Ho deciso di boicottare i multisala dove prima della proiezione di un blockbuster per bambini (come ho già scritto varie volte a costo di apparire arteriosclerotica) a prescindere dal pubblico infantile in sala, proiettano trailer e pubblicità assolutamente inadeguati. Questa drastica decisione dopo la mia ultima esperienza al cinema. Andrò in sale più lontane da casa ma non voglio subire più il trash di europlex e affini. Perchè fortunatamente ci sono ancora cinema tradizionali, dove gli spettatori bambini vengono rispettati. Nel fine settimana siamo andate a vedere Alla ricerca dell’isola di Nim, il film d’avventura interpretato da Jodie Foster. Al cinema (Plinius) prima di entrare in sala abbiamo preso due “alazasedili” in plastica (che si trovavano impilati di fianco alla porta d’entrata) per permettere ai bambini di vedere meglio lo schermo anche se si è seduti in ultima fila. Il film è iniziato in perfetto orario e non dopo venti minuti di pubblicità demenziale e rumorosa. Anche la trama non ci ha deluso: la storia della bambina un po’ selvaggia che vive in una paradisiaca isola dell’Oceano Pacifico è molto divertente. E dulcis in fundo, pagando il biglietto per vedere questa pellicola si contribuisce anche ad aiutare la sopravvivenza delle tartarughe marine.

Ho letto una notizia veramente da brivido: negli Usa esiste una versione baby di ultimate fighting (una forma di lotta corpo a corpo che assomiglia al wrestling e molto da lontano alle arti marziali) bambini di 6 anni salgono sul ring per darsele di santa ragione e i genitori ne sono orgogliosi. Fa accapponare la pelle ma è vero, per ora i combattimenti fra bambini sono ammessi solo nello stato del Missouri ma si sono già rivelati molto proficui dal punto di vista commerciale e quindi il fenomeno si sta espandendo. Anzi sta per arrivare anche un film che celebra questa moda. I genitori di questi piccoli gladiatori difendono la disciplina dicendo che in fondo non è pericolosa: i bambini indossano protezioni e non sono concessi colpi alle parti basse, testate al petto e botte alla nuca…

Un compleanno, tanto stress e un grande artista

Ieri abbiamo festeggiato il compleanno di Emma (che sarebbe domenica) con un Magoparty al Museo di Storia Naturale. Ero già stressatissima dalla mattina. Nel pomeriggio oltre alla torta e al salame dolce io e Anita abbiamo preparato i dolcetti degli Umpa Lumpa, dal libro Orride Merende, appendice de La fabbrica di cioccolato di Roald Dahl. I dolcetti sono venuti benissimo ma, sempre citando Dahl, io ero simpatica come la Trinciabue, la cattiva di un altro suo capolavoro, Matilda. Quando finalmente tutte le vettovaglie erano pronte siamo partite per il luogo del raduno con le altre mamme munite di eco-pass e gratta-e-sosta, per fare un lungo torpedone verso il centro di Milano dove si trova appunto il Museo di Storia Naturale. Il tempo malefico e l’acqua a catinelle erano il sadico contorno alla nostra gita. Al Paleolab ci aspettavano le assistenti museali, le due animatrici che avrebbero tenuto quiete, con pozioni e magie, le quindici scatenate invitate. I compleanno-laboratori al museo esistono da circa 3-4 anni e sono sempre più richiesti: stanno diventando la catena di montaggio dei compleanni. Questo forse giustifica l’atteggiamento poco collaborativo delle assistenti che più volte hanno invocato il “regolamento” (non l’avevo letto perchè avevo già fatto nello stesso Museo altri due compleanni della primogenita perciò pensavo di essere preparata). Il regolamento vietava le focaccine, le patatine e anche uno spumantino per i genitori. Dopo un diplomatico accordo l’abbiamo spuntata solo sulle focaccine. Poi c’è stato il momento clou dello spegnimento delle otto candeline dove si solito mi commuovo fino alle lacrime. Invece ieri niente, un bel sorriso tirato e basta. Cosa mi sta succedendo? Lo stress mi ha inaridito il cuore?

Due sera fa, sono stata a una conferenza di Arno Stern, un arzillo artista francese di 84 anni, che da mezzo secolo diffonde la tecnica del closlieu per avvicinare i bambini al disegno. Secondo Stern abbiamo troppi preconcetti che riguardano la capacità e la tecnica di disegno dei più piccoli. Li vogliamo incanalare e guidare in raffigurazioni che sono solo nostre proiezioni. Invece secondo questo artista i piccoli, di tutto il mondo, hanno innata una percezione e una traccia artistica che deve essere espressa liberamente e non manipolata secondo il nostro gusto estetico o peggio interpretata secondo credenze psicanalitiche. Nel closelieu che è la tecnica che Stern utilizza nei suoi atelier, i bambini sono in una stanza (un luogo chiuso) interamente dedicata al disegno, con grandi fogli bianchi da riempire appesi alle pareti. L’adulto che è con loro non li giudica e non li indirizza, si limita ad aiutarli lavando e pulendo i pennelli.

Un Mammut pericoloso



Dopo il fiasco della festa di compleanno di Anita in cui abbiamo programmato una gita a Gardaland, quando il parco era ancora chiuso, ieri c’è stato il dovuto
follow-up.
Siamo tornati nel paradiso del divertimento per mantenere la promessa fatta. Tempo buono, poche file, entusiasmo alle stelle.
Prima avventura Fuga da Atlantide: barcone che navigava in mezzo alla mitica città sommersa (si fa per dire) qualche spruzzo e molte grida quando siamo scesi in picchiata dalle rapide in mezzo rovine di sapore vagamente Maia. Seconda tappa: il Mammut, nuova attrazione di questa stagione. Del gigantesco mammifero c’erano solo le zanne, siamo saliti su un trenino in stile montagne russe che non faceva presagire niente di troppo adrenalinico. E invece….siamo schizzati come razzi e abbiamo cominciato a frullare in stile centrifuga a 2000 giri. Ho chiuso gli occchi e forse non ho neanche urlato, volevo solo morire. Salite e discese del maledetto trenino erano ampliate da scatti del motore che non lasciavano tregua. Le mie figlie si divertivano come matte: urlavano e ridevano. Mio marito sopportava stoicamente, io sono scesa quasi estinta. Proprio come il Mammut, che dà il nome a questa attrazione ma veramente non compare. Appena ho rimesso piede sulla terraferma mi sono accasciata su una panchina semi-morta. Lo stomaco era nelle orecchie e stavo malissimo. Gli altri componenti della mia famiglia mi guardavano affranti: cercavo invano di reprimere i rantoli per non rovinare la giornata di festa.
Nell’agonia mi è venuto in mente un brandello del mio passato. Tanti, tanti anni fa ero una specie di Erode. Non sopportavo i bambini e giuravo di non volere figli. Uno degli aspetti che più diprezzavo di più dell’essere genitori erano proprio le gita ai parchi divertimenti che consideravo una maledizione obbligatoria una volta figliato. Poi il mio orologio biologico ha cominciato a cliccare e ho cambiato opinione sui bambini e sull’idea di riprodurmi. A quel punto ho tentato per un anno di rimanere incinta senza successo, tanto che un giorno, oramai alla frutta, mi sono detta, (anzi ho detto a un non ben identificato essere superiore): “Ok, se riesco ad avere un bambino giuro che andrò anche a Gardaland!”. E sono rimasta incinta. Ma per ben undici anni Gardaland l’ho sfangata (e anche Eurodisney). Quindi forse l’esperienza semi-letale sul Mammut roller-coster è stata come pagare gli interessi per una promessa mantenuta troppo in ritardo….

Sabato invace ho avuto un’esperienza molto più divertente: sono andata dall’estetista e discusso di creme miracolose, inventate cioè per uno scopo e scoperte come taumaturgiche in altri campi. Dalla Strictvectin anti smagliature riciclata alla grande come portentoso antirughe a una preparazione antiemorroidi che pare sia fantastica per far sparire le borse sotto gli occhi. Sembra che la usino soprattutto le donne dello spettacolo. Non stupisce, per avere successo in certi settori la faccia come il… è essenziale.

Bufali senza diossina e altri animali

Mio marito che lavora in un’azienda americana dove hanno il mito del team building, il lavoro in squadra, mi ha mostrato questo video incredibile dove un cucciolo di bufalo viene salvato da una sorte crudele, appunto, dallo spirito del team building. Nel parco di Kruger in Sud Africa una mandria di bufali, allertati da bufalo mamma e bufalo papà, risolve “brillantemente” una situazione ipercritica. Io, che sono più massaia che giocatrice in quadra, ho tifato per il bufalino ma ho subito pensato anche alla mozzarella. (Comprarla oppure no? E’ stato un mio recente dilemma al super, poi la fiducia ha prevalso e l’ho messa nel carrello). Quindi guardando il video con il fiato sospeso, ho rapidamente calcolato quanta mozzarella senza diosssina produrrebbe quella mandria. Oramai la contaminazione del consumismo mi ha completamente bacato il cervello. Per purificarmi devo vedere molti più video di animali, non solo quelli di Discovery Channel dove le simpatiche bestiole si accoppiano in continuazione e diventa anche imbarazzante spiegare alle bambine perchè scimmie & co. siano sempre così assatanate. Ho scoperto un nuovo portale (babelgum) dove si possono vedere una serie infinita di video istruttivi sulla natura e gli animali. Ma se il rapporto con gli animali deve essere più stretto c’è anche un’altra idea per cavarsela: adottare una pecora. Su questo sito un intraprendente pastore sardo offre la possibilità di adottare a distanza, per un anno, una pecora del suo gregge. Si sceglie il nome, si riceve la sua foto (dove in bella vista c’è il collare di cuoio personalizzato così non si rischia di mettere nell’albun di famiglia un altro ovino) e arriva a casa anche un manufatto creato con la lana dell’ adottata. Last but not least, si potrà avere anche un bel cesto con i prodotti caseari ricavati dal latte della bestiola.

Ecografie e domande imbarazzanti


L’ultimo must-have, l’oggetto di culto per le mamme in attesa è AngelSounds: un ecodopler fetale a ultrasuoni che dà la pssibilità di registrare e ascoltare i battiti del cuore del proprio bambino, dalla 12ma settimana. Si può acquistare in farmacia a 59 euro oppure on line a “soli” 82. E’ l’ultima frontiera del lucroso business della gravidanza, dopo l’ecografie a 3D e 4D da eseguire nello studio del ginecologo. In queste sedute, assolutamente non diagnostiche, in un’ora sborsando dai 200 ai 400 euro, mamma e papà possono vedere il loro futuro bambino in immagini piuttosto realistiche. E portarsi a casa un CD di foto o un DVD da mostrare a parenti e amici (vi ricordate la noia di filmini e le diapositive delle vacanze degli altri?) in cui si vede il futuro bebè che sgambetta sereno nel liquido amniotico. Incredibilmente Angelsounds ha avuto la benedizine dell’AGOI (Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani) anche se da anni la FDA americana ha lanciato l’allarme sull’ecografie eseguite per scopi non diagnostici, soprattutto per il rischio di esposizioni prolungate e di maggiore intensità agli ultrasuoni. Non si sa se possano danneggiare o meno il feto. Ma l’ansia e la curiosità delle mamme in attesa è comprensibile, quand’ero incinta avrei voluto sposare il mio ginecologo per averlo tutto per me: lui e il suo apparecchio doppler.

Undici anni dopo…
Ieri sera ero da sola in auto con Anita che mi ha chiesto spiegazioni sul film Juno, perchè l’aveva incuriosita un manifesto pubblicitario. Le ho risposto che è la storia di una ragazzina sedicenne che rimane incinta e decide di non abortire. Abbiamo parlato brevemente del’aborto (i dettagli necessari), mi ha domandato se le gravidanze di adolescenti sono molto comuni (più da noi o negli Usa?). Poi mi ha chiesto come hanno reagito i genitori di Juno quando lei ha confessato di aspettare un bambino. Ho esitato perchè non ho visto il film e non sapevo bene cosa dire, allora Anita sorridendo ha aggiunto: ”Le avranno detto: era ora!” e ci siamo fatte una risata. Spero che le nostre conversazioni sul sesso abbiano sempre questa leggerezza, perchè ho scoperto che nel parlarne sono imbarazzata come una vecchia babbiona. Tre anni fa, in farmacia Anita ha visto dei preservativi (tipo denim) mi ha chiesto cos’erano e le ha detto che si trattava di cerotti da mettere quando si va a una festa e le scarpe con i tacchi alti fanno male. Solo due anni fa quando me l’ha ri-domandato, in un altro negozio sempre vicino alla cassa (preservativi Benetton multicolore) ho dovuto dire la verità. Vorrei tanto che ci riproduccessimo per partenogenesi.

La maledizione continua

Oramai non passa giorno senza leggere notizie allarmanti su come diventeranno o stanno diventando i nostri figli. Oggi sul Corriere c’era una mezza pagina sul nuovo gioco per le pre-adolescenti, dai 9 anni in poi, l’articolo è stato ripreso dal quotidiano inglese The Telegraph.Il videogioco da fare on-line si chiama Miss Bimbo ed è una roba spaventosa. Le piccole giocatrici si immedesimano in un loro avatar che ingrassa se mangia troppa cioccolata per consolarsi da una delusione d’amore, allora si mette a dieta, può farsi la chirurgia plastica (gonfiarsi cioè “i punti chiave”: labbra e tette) per piacere di più e sposare un miliardario, così non deve neanche preoccuaprsi di un eventuale e futuro precariato. Per essere sempre al top le avatar necessitano di un’alta e assidua manutenzione e così bisogna iniziare a spendere bimbo-dollars, che si possono comprare mandando sms a circa due euro l’uno. Le bambine inglesi e francesi adorano questo gioco: sono un milione le iscritte in Francia e duecentomila le inglesi che hanno scoperto Miss Bimbo solo un mese fa. L’anno scorso una mamma in Francia ha fatto causa all’azienda produttrice di Miss Bimbo perchè la figlia si era “fumata” 200 euro per migliorare il suo avatar, forse un po’ bruttarella. L’ideatore di questo gioco è un web deigner francese di 24 anni, ma vorrei sottolineare che in inglese “bimbo” è la parola che si usa per definire una ragazza tutta curve e niente cervello, quindi direi che già al lancio del prodotto si è cospirato per unire il danno alla beffa. Se Miss Bimbo non è abbastanza delirante si può sempre acquistare Panorama dove c’è una simaptica copertina sui vizi sempre dei nostri pre-adoloscenti: a 10 bevono, a 12 fanno sesso, e le canne, non ho letto, ma penso se le siano rollate già alla materna. Mi sembra che i media sul pre-adolescente maledetto stiano proprio gongolando: da una parte si scandalizzano, mentre dall’altra continuano a proporre Winx, velinismo e come modelli da imitare icone strafatte come Amy Winehouse, Lindsay Lohan e Kate Moss.

La mamma gemella e il bucato fotovoltaico


Ieri ho avuto un incubo e mi sono sognata di essere rincorsa da giganteschi gatti di polvere. Sono un po’ indietro con le pulizie domestiche, anche con il lavoro e con tutte le altre cose che vorrei fare. Avrei bisogno di una giornata di 57 ore. Forse per questo ieri mattina, a colazione, mi sono messa a urlare come una pazza per un futile motivo. Poi ovviamente mi sono vergognata con le bambine e per scusarmi ho raccontato che non ero io l’isterica che sbraitava, ma la mamma gemella. E loro hanno capito. La mamma-gemella infatti è stata negli anni passati la mia amica immaginaria, il capro espiatorio, quella che sgridava, perdeva la pazienza e si arrabbiava quando combinavano qualcosa di storto. Era il periodo in cui Emma citava Lavenga (non so da dove venisse il nome) come la colpevole di tutte le sue marachelle. “E’ stata Lavenga” mi diceva quando rovesciava il latte o rompeva qualcosa. Ogni tanto si guardava nello specchio dell’atrio davanti all’ascensore e diceva: “Oh no! Arriva Lavenga! Speriamo stia buona”. Così con Lavenga era giunta da noi anche la mamma-gemella: il mio dark-side, quella stressata. Di solito la mamma-gemella si palesava alla sera. Invece ieri mattina era già lì all’ora di colazione…se n’è andata solo quando ho letto un articolo veramente illuminante su uno studio che stanno conducendo alla Monash University dello Stato di Victoria in Australia. Questi ricercatori hanno trovato il modo di inserire nei tessuti dei nano cristalli al biossido di titanio nelle fibre naturali come la canapa, il cotone, la seta e la lana. Queste microparticelle permettono di evitare di fare il bucato: reagiscono in presenza dei raggi ultravioletti del sole e decompongono il materiale organico che forma le macchie. Due ore di esposizione pe le macchie di caffè e ben venti per quelle più ostinate come il vino rosso. E si continua a studiare perchè le particelle non sarebbero solo in grado di distruggere le macchie ma anche germi e batteri spezzandone la membrana cellulare. Allora in un prossimo futuro penso che dirò addio al fido prodottino Bio-smacchia, smetterò di caricare la lavatrice e adorerò il dio Sole.

Festa del papà ma anche…

Oggi è la festa del papà e pare che solo a casa mia siamo impreparate. Secondo una statistica di Telefono Blu per questa ricorrenza 12 milioni di papà riceveranno un regalino, soprattutto da figlie femmine, per un totale di 100 milioni di euro di spesa (4% in più dello scorso anno, alla faccia della recessione). Fare un regalo al papà, uscendo dal sentiero del dolcetto, non entrando in quello dell’high-tech e driblando il dopo-barba, è impresa difficile. Quest’anno la cosa più originale che ho trovato è una t-shirt con stampato “papà dal…” per tirarsela ai giardinetti, in vendita su un sito americano.

C’è uno spettacolo teatrale “Le Dieu du Carnage” che è in cartellone contemporaneamnete, con grande successo, sia a Parigi che a Londra. L’autrice è Yasmine Reza, famossima drammaturga francese di origine iraniana, che l’anno
scorso ha anche firmato un libro biografia sull’ascesa di Sarkozy. Tra gli interpreti Isabelle Hupert a Parigi e Ralph Fiennes a Londra. Interessante la trama di questa piece, definita cinica e cattivissima: una coppia di genitori invita nel proprio salotto un altra coppia per discutere di un incidente. A scuola il figlio undicenne di una coppia ha fatto a botte con l’altro e gli ha rotto due incisivi. Invece di trovare un accordo ne succedono di tutti i colori e l’aggressività trionfa. Anche se il papà più lucido riesce a dire: “sono ragazzini e da sempre i ragazzini si picchiano durante la ricreazione. E’ una legge della vita”. Penso che questo spettacolo abbia molto successo oltre per il talento dei suoi interpreti per il realismo della situazione. Succede sempre che in caso di lite fra ragazzi, invece di minimizzare e comprendere, i rispettivi genitori diventino belve sanguinarie, cariche d’odio per la famiglia “nemica”. Spero che lo spettacolo arrivi in Italia e che vederlo faccia bene a tanti.

Sto leggendo un bellissimo e divertente romanzo. L’ultimo di Daniel Pennac che ultimamente aveva un po’ perduto lo smalto dei vecchi tempi ma ora ritorna alla grande, raccontando la storia autobiografica del suo disastroso curriculum scolastico. E’ stato un somaro a scuola: proveniva da una serena famiglia borghese e aveva tre fratelli maggiori scolari modello, ma era ottuso. Da grande poi si è redento diventando professore di liceo. Il romanzo regala una visione del mondo della scuola a 360°: davanti e dietro alla cattedra. Ci sono perle di saggezza adolescenziale, ma anche disgressioni psicopedagogiche e pagine esilaranti.

Un bel film e un po’ di ecologia


Oggi io e le bambine siamo andate al cinema a vedere un film bellissimo intitolato Water Horse che narra, in chiave romanzata, la leggenda del mostro di Loch Ness. Il film è tratto dal libro di Dick King Smith, lo stesso autore di Babe e questo già è una garanzia. Nei trailer di apertura ci siamo dovute sorbire la visione di Scamarcio (con più occhiaie del solito) nudo sul letto che fornicava con la bella di turno. Non mi ricordo il titolo del film, chissenefrega non voglio certo pubblicizzarlo, ma ero molto imbarazzata con le bambine. Anche se avevo calcolato di arrivare venti minuti dopo per sfangare la pubblicità di film inopportuni, qualcosa di sconveniente me lo sono dovuto comunque sciroppare.
“Water Horse” è veramente fatto bene. Emily Watson è la protagonista, fa la mamma del piccolo eroe ed è, come sempre, bravissima. Mi sono commossa fino alle lacrime per la sorte del mostro di Loch Ness. Forse questo non è normale, ma l’andamento del film era talmente coinvolgente che non potevo farne a meno. Quest’estate in vacanza tutti in Scozia a cerca tracce del simpatico mostro marino.

Ho letto su Io Donna un articolo sulle eco-mamme, un’associazione di madri americane, chiamate anche Gorettes, perchè seguono gli “insegnamenti” di Al Gore, ex vice-presidente degli Usa, ecologista, premio Nobel per la pace e autore del documentario Una scomoda verità, sull’inquinamento che ci soffoca. Queste eco-mamme honno abolito l’auto, accompagnano i figli a scuola a piedi o in bicicletta, mangiano solo cibi “locali” che sono stati coltivati nel giro di poche miglia da dove vivono. E, strano ma vero, ammettono la selvaggina solo se il povero fagiano viveva in zona. Non hanno il giardino ma l’orto, ovviamente riciclano tutto e usano solo giocattoli di legno o stoffa. Credono infatti, giustamente, che per salvare il pianeta si debba agire in prima persona e non aspettare le direttive del governo. Sono vegetariana da tempo immmemorabile, non ho mai usato un omogenizzato di frutta per le mie bambine e non sono mai entrata da MacDonald ma queste eco-mamme non mi sono simpaticissime, perchè penso che siano un po’ delle talabane delll’ecologia. Cioè stiano prendendo troppo alla lettera i loro precetti: ad esempio, non usare l’auto quando si hanno dei bambini piccoli e magari infuria il brutto tempo, significa anche farsi del male. Arriva un giorno in cui si è così frustrate da rinnegare tutto. Negli anni ho incontrato amiche “fulminate sulla via di Damasco” che compravano tutto biologico, si curavano con l’ayurveda e cucinavano intrugli malefici. Però è durato poco. Perchè l’approccio era troppo radicale. Questo temo per le eco-mums, infatti l’articolo su Io Donna si conclude descrivendo anche il pericolo dell’eco-ansia, o meglio ecoanxiety, la sindrome che ti fa temere di non essere abbastanza verde. E allora sono veramente guai e infatti è nato una nuova branca della psicologia, l’ecopsycology che viene curata con l’ecotherapy, una delle massime esperte è la psicologa Linda Buzzell che gestisce appunto questa rivista trimestrale on-line.

L’incubo dei compiti

La notizia era ieri sul Corriere della Sera, ripresa dal Daily Mail: gli scolari inglesi da una ricerca del’Unicef sono risultati i più infelici, al 21mo posto mentre gli italiani sono piuttosto sereni: stazionano a metà classifica. Secondo l’Associazione degli Insegnanti questa infelicità può essere causata dai compiti a casa che “aumentano la pressione sugli studenti e non migliorano l’istruzione”. E così i membri di questa associazione stanno valutando la possibilità di abolirli. I bambini sono stressati dalla mole di compiti che creano anche discriminazione: quelli con i genitori più istruiti e disponibili riescono a farli bene perchè seguiti da mamma o papà. Mentre gli altri, abbandonati a se stessi, perchè i genitori non hanno tempo nè voglia, non fanno i compiti o li sbagliano. E una volta a scuola fanno figuracce con gli insegnanti e vengono redarguiti. Sul Daily Mail ho scoperto che anche David Beckham, non certo famoso per il suo intelletto, ha avuto problemi a seguire nei compiti di matematica il figlio Brooklyn quando questo aveva solo sei anni e ha dovuto chiedere aiuto alla Spice. Ieri in una riunione di classe (sono purtroppo rappresentante nella classe di Emma) ho approfittato della notizia per chiedere alle maestre un parere sulla decisione dei colleghi inglesi. Apriti cielo: i compiti si fanno e non si riducono. Ma i genitori hanno l’obbligo di seguire e aiutare i pargoli? Solo controllarli, mi è stato risposto gelidamente. Con Anita mi è andata di lusso: ha sempre provveduto autonomamente. E infatti adesso che devo rincorrere Emma con diario alla mano per sapere cosa deve fare, la mia primogenita mi guarda accusatoria e mi dice: “Perchè l’aiuti? Con me hai studiato solo le conifere!”. E’ vero. Infatti ora sulle conifere sono molto preparata e quando andiamo in montagna sfoggio la mia cultura. All’inzio avevo provato ad abbandonare Emma al suo destino, ma al momento del bacio della buonanotte, prima di chiedere gli occhietti e abbandonarsi serena sul guanciale stringendo il suo pupazzo, troppo spesso capitava che lanciasse un grido lancinante: “Ho dimenticato di colorare! Dovevo studiare la poesia”. Si metteva a singhiozzare disperata e allora io facevo le ore piccole a colorare fotocopie in bianco e nero. Dovevo anche farlo in un certo modo, “però non troppo da mamma, altrimenti le maestre se ne accorgono”. Ho anche scritto un sacco di giustificazioni sulle poesie non imparate. Altre volte dimenticava a scuola proprio “quel quaderno”, indispensabile per i compiti. Altre volte, la domenica sera, quando stava per chiudere lo zaino, si buttava a terra lanciando un acutissimo un grido di dolore (come le comari che in meridione erano pagate per piangere ai funerali) e tra le lacrime gridava: “Non ho finito le schede!”. E allora via con una bella sgridata e un’altra vergognosa scusa scritta sul diario. Per questo i genitori odiano i compiti e su sul tema fra le mamme e le maestre è da sempre guerra fredda, anzi glaciale. Sempre ieri alla riunione di classe un’altra maestra ha sentenziato, per liquidarmi: “I compiti indicano il metodo di studio, chi l’impara andrà bene dall’elementari fino alle superiori”. Sottintendendo: altrimenti ciccia, sono cavoli vostri, cari genitori fannulloni!

E’ solo una questione di ossitocina?

Su “D” il supplemento di sabato de “La repubblica” c’era un articolo molto interessante su un libro The Sexual Paradox: Men, Women and Real Gender Gap della psicologa americana Susan Pinker. L’autrice sostiene, provocando molte polemiche, che l’impossibilità delle donne di “avere tutto” (carriera & famiglia felice) è soprattutto una questione di ormoni. Certo le condizioni cuturali e sociali influiscono, ma in fondo le donne non vogliono la carriera clonando il comportamento maschile perchè sono “ripiene” di ossitocina e prolattina. Il primo ormone ha dei picchi durante la gravidanza, l’allattamento, il parto, l’orgasmo e anche quando ci si bea degli abbracci e delle coccole ai propri cuccioli. La prolattina si attiva “a manetta” durante l’allattamento e potenzia la voglia di nutrire e proteggere la prole. Questi ormoni hanno anche un effetto euforizzante e anestetizzante sulle donne e le rendono più inclini all’accudimento. Anzi aiutano ad essere più recettive nei confronti del prossimo, a provare empatia a leggere le emozioni sul viso degli altri. Mentre il testoterone, secreto in maggioranza dagli uomini, può alterare alcune connessioni neuronali legate all’interpretazione degli stati emotivi del prossimo.
(Vi viene in mente qualcuno di sesso maschile che conoscete bene?).
Le storiche femministe americane sono insorte davanti a questa teoria per loro svilente. Io credo nella potenza degli ormoni ma anche all’impossibilità di conciliare tutto se non si hanno, oltre a delle superpalle, molti vantaggi di partenza. Di solito sui quotidiani quando c’è il servizio “super mamma in super carriera” si intervistano Marina Berlusconi e Jonella Ligresti. Chissà perchè.
Un’altra cosa carina che ho letto, ripresa da un articolo del New York Times, riguarda sempre la differenza fra i sessi: ora negli States, in California, ci sono corsi, tenuti da tutor da 100 dollari all’ora, che insegnano ai ragazzini maschi delle medie a tenere in ordine fogli e appunti nel loro zaino della scuola. I ragazzi, essendo maschi, non sono multitasking (non possono fare/pensare più di una cosa alla volta) perciò il tutor li aiuta a catalogare e dividere a seconda delle materie. A organizzare in maniera più logica la loro borsa per la scuola. Da questo a imparare a trovare camicia e calzini nel cassetto del comò il passo può essere breve.

Festa di compleanno 2

Un freddo polare ha accompagnato tutto il nostro week-end fuori porta. Emma, sabato, era insopportabile: la gelosia per il compleanno della sorella l’ha fatta regredire allo stadio di treenne problematica. Appiccicosa come una cozza. Il momento magico di questo semi-tragico fine settimana è stata però la scoperta dei Giardini di Sigurtà, un meraviglioso e gigantesco parco botanico sulle rive del Mincio. In altre parole l’unica attrazione per famiglie aperta nella zona. Si può visitare a piedi, in golf-cart (come abbiamo fatto noi) o meglio ancora, se il tempo lo permette, in bici. A noleggio ci sono modelli per tutta la famiglia: dalle piccole con le rotelline di supporto a quelle con il seggiolino porta bebè. Nel parco si scoprono laghetti, piante officinali, fiori meravigliosi, luoghi per picnic, daini e simpatiche caprette tibetane da sfamare con il fieno. La razza è quella dei pashmina e con il freddo che faceva ho avuto anche la tentazione di rubarne una per farmi una sciarpetta. Poi siamo stati a Verona e abbiamo visitato l’Arena, e menomale che qualche settimana fa abbiamo visto Asterix alle Olimpiadi, così l’antico monumento romano ha potuto essere apprezzato anche dalle mie infreddolite bambine. Anita comunque era abbastanza di buon umore perchè abbiamo anche trovato, aperto, un negozio che vendeva abbigliamento per skate-board e ha comprato tre spilline. Poi tra i regali del compleanno ho ricevuto un libro che l’ha particolarmente divertita: Diario di una schiappa, storia di un ragazzino figlio di mezzo e perciò negletto che, proprio come in un vero diario con disegni e scrittura infantile, racconta le peripezie quotidiane di un dodicenne che deve affrontare il mondo.

Festa di compleanno


Domani è il compleanno di Anita: 11 anni. Emma le ha detto con un ghigno: “Adesso non sei più una bambina” e Anita ha risposto che si rimane piccoli fino a 14 anni. Vedremo. Di solito i compleanni non mi colgono impreparata. Anzi. Ho sempre esagerato: party in ludoteca, clown come animatore, laboratorio con i burattini, caccia al fossile, mago-party e via a sperperare. Inviti creativi. Torte bellissime con panna, meringhe e pan di spagna, abbellite da disegni quasi da Cappella Sistina, versione cartoni animati: Biancaneve, Pippo, i dalmata de La Carica dei 101, Shrek, ecc. Soldi buttati perchè ai bambini queste torte troppo sofisticate non piacciono e le mamme sono a dieta. Due anni fa, mi sono fatta furba e ho cominciato a comprare al supermercato la busta al cioccolato che per trasformare in torta basta versare in una terrina e mettere in forno. Si aggiungono sopra gli smarties e le decorazioni di zucchero (che di solito non si attaccano, ma qualche volta sì) e Anita è felice. Divora la sua fetta. Quest’anno avevo deciso di festeggiare il gran giorno a Gardaland. Non ci siamo mai stati ed era giunta l’ora. Ho prenotato anche per dormire in un agriturismo della zona. Organizzazione perfetta per sentirmi una brava mamma. Peccato che l’altra sera mi telefoni la madre di un’amichetta per invitare Emma a un compleanno proprio domani. Le dico che non possiamo accettare l’invito perchè andiamo a Gardaland e lei mi ricorda che è chiuso, apre il 19 marzo. Non volevo crederci. Dopo una giornata di panico e una figuraccia con Anita, abbiamo deciso di andare comunque in gita… e promesso di cercare delle rampe per far fare skate-board (l’ultima mania di Anita)…Gardaland è rimandata alle vacanze di Pasqua.

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