Castagnata


Il sogno di ogni mamma con prole in età scolare è di dormire un po’ di più almeno nel week-end. Pensare di non poter pigrare neanche al sabato non è un’idea allettante e ancor meno dover svegliare e pascolare fuori di casa le bambine in fretta come se fosse una mattina di scuola. Ma tant’è. Oggi pomeriggio al maneggio in Brianza dove vanno Emma e Anita c’era in programma una castagnata e quindi la nostra lezione di equitazione era alla mattina (un’ora di viaggio da casa) e al pomeriggio gita nel bosco, caldarroste e giochi più o meno equestri.
Convincere sant’uomo a partecipare, invece di passare la giornata alternando una lunga dormita a una gita in moto, non è stato facile ma con grande diplomazia ci sono riuscita.

La mattina è passata senza incidenti, a parte lo strano raffreddore di Emma che si manifesta con una sintomatologia violenta solo in auto, in curva, in mezzo a un’incrocio o a una rotonda.
Uno starnuto forte misto grugnito.
Anita che urla: “Ma Emma, che schifo!”
Emma che supplica con voce nasale: “Mamma aiuto un fazzoletto! Presto!Prestooooo!”
Anita non l’aiuta perchè è disgustata. Allora, anche se sto guidando devo intervenire con urgenza e lanciare un kleenex attravero l’abitacolo, prima che Emma si copra di “moccio” e contamini l’auto, proprio come un bebè incontinente. Quando non siamo in auto, in curva e non sto guidando Emma non ha mai bisogno di soffiarsi il naso.

Alle 14,30 l’appuntamento per la castagnata. Appena arrivate Anita si guarda intorno perplessa. Anzi anche un po’ schifata. Ci sono molti bambini più piccoli di lei.
“Anita cosa c’è? Se non ti piace, torniamo a casa. Il papà sarebbe anche contento”
“No, no… va bene” e continua a scrutare tutti con un’espressione delusa.
“Ci sono anche i ragazzini che erano con voi alla settimana del camp estivo?”
“Sì, li ho già salutati…” con un entusiasmo da funerale.
Sarà un antipasto di paturnie adolescenziali, sarà che è timida, comunque vorrei risponderle: “Senti bella….ci siamo inventati la scampagnata, scaraventati giù dal letto per portarvi qui…Poi sai delle castagne non ce ne frega niente, quindi vedi di apprezzare il gesto e cerca di divertirti senza fare troppe storie…”
Invece la Maria Montessori che è in me mi fa dire dolcemente: “Sono sicura che ti piacerà …ci vediamo dopo”
Me la squaglio veloce per tornare dal sant’uomo e sfogare la frustrazione di avere una figlia ingrata e umorale.
Lui mi dà subito ragione e rincara la dose: “La prossima volta vengono a piedi…”
Poi considerato che davanti alle bambine non possiamo usare il turpiloquio perchè costa, ora che siamo soli ci lanciamo allegramente in una bella e liberatoria serie di imprecazioni contro l’egoismo dei figli.
“Porco qui…Porco là…posso dire quello che voglio tanto non pago!”, sbotta lui felice.
“Hai ragione…alla faccia di quelle due ….” gli rispondo entusiasta.
Oramai di buon umore, decidiamo anche noi di fare una passeggiata nel bosco di castagne.
A metà strada incontriamo il gruppo dei bambini del maneggio: le nostre figlie si divertono come due matte e hanno raccolto due sacchi pieni di castagne.
Più tardi a caldarroste e Fanta ritorna la pace nel mondo.

Profumo di…

Ora della buonanotte. Mi chino sul letto di Emma. Pronuncio la formula di rito, da alcuni mesi strategicamente contratta e ridotta in acronimi.
“Pmx tmx: comprende tutto. Amo gaga”
Ci abbracciamo e baciamo.
“Mamma sai di cacca”
Nel momento clou, nel trionfo della tenerezza madre-figlia, Emma si allontana schifata.
Non mi stupisco, né mi offendo.
“Deve essere l’olietto che mi sono messa in faccia”
“Ma è nuovo?”
“Si, Emma quello che compro di solito era finito e mi hanno dato questo”
“Mamma fa una puzza terribile…mamma leggi gli ingredienti…magari fa male anche a te”
Il disgusto di Emma si mischia in una certa preoccupazione. Benchè puzzona sono sempre la sua mamma.
“Ok Emma, guarderò gli ingredienti. Buonanotte tesoro”
“Emma ha ragione, mamma ci salutiamo così da lontano…” rincara la dose Anita.

Esco dalla cameretta perplessa: tenermi le rughe o baciare le mie figlie?
E’ una vecchia storia. Prima era: tenermi le rughe o baciare mio marito? Infatti il sant’uomo già da anni alla sera si allontanava, anche lui schifato: “Cosa ti sei messa in faccia???”
Paziente spiegavo che il mio olietto repellente era vitamina E, arma letale contro i radicali liberi. Era stata denominata “vitamina E che puzza” e cercavo di usarla nei momenti di estrema solitudine.
L’ultima volta però in erboristeria la solita vitamina era finita, la commessa mi ha proposto:
“La stessa versione ma senza profumazione…”
Ho accettato non pensando che “senza profumazione” significasse “orrido tanfo” e vita da monatta.

Un film per due

Domenica pomeriggio Emma è stata invitata a una festa di compleanno, così ne ho approfittato per andare al cinema con Anita. Dalla recensione dell’unico critico cinematografico di cui mi fido (un certo F.M. che scrive su Vivimilano e si permette dei giudizi realistici e fulminanti. Per intenderci sono diventata sua fan quando scrisse: “quei vecchi tromboni dei fratelli Taviani”) ho scelto di andare a vedere Mamma mia! Il musical con le canzoni degli Abba. Io odio i musical, ma questo è fantastico. Ideale da vedere con una figlia dagli 11 anni in su. Meryl è bravissima, le canzoni divertenti, c’è un Pierce Brosnam un po’ grigetto che è molto meglio di quando faceva James Bond e sembrava un manichino dell’Upim. Ci siamo piegate in due dalle risa.
La storia si svolge in un ‘isoletta della Grecia e noi ci siamo appena state in vacanza. Quando hanno detto quelle due parole in greco che conoscevamo ci siamo date di gomito. E il fidanzato della giovane protagonista? Neanche a farlo apposta si chiamava Sky, proprio come il pupazzo preferito di Emma.
Ma la cosa più meravigliosa del film è la complicità madre-figlia che emana dalla vicenda. Una roba così coinvolgente che quasi ripaga dei dolori del parto!
(Scusatemi per essere così di parte: sono sicura che ci sia in giro anche qualche film per rinsaldare il cordone ombelicale delle mamme dei maschi). Non avendo una figlia teen-ager a disposizione si può anche vedere con un’amica, perchè anche la solidarietà femminile è alle stelle. E infatti uscendo ho detto ad Anita: “Una delle cose migliori dell’essere femmine è che puoi avere sempre delle amiche con cui ridere, condividere tutto, confidarti e divertirti. A prescindere dall’età. Anche quando sei vecchia!”
Spero abbia capito. Questa mi sembra veramente una delle cose migliori della vita, oltretutto è gratis e …considerata la caduta del Nasdaq non è poco!

Ulrike e i pinguini


Ieri ho letto con preoccupazione la storia dei pinguini di Magellano che sarebbero dovuti approdare sulle coste delll’Argentina per nidificare e riprodursi invece, a causa dell’inquinamento che provoca il cambiamento climatico, sono finiti vicino a Rio de Janeiro. Poveri pinguini! Rischiano l’estinzione, se cannano così le loro destinazioni.
Nel mio piccolo ieri ho avuto più o meno la stessa esperienza e ho rischiato anch’io l’estinzione…
Alla mattina mi sono alzata tutta piena di energia, solo una gran tosse, ma niente più sintomi influenzali. Così fra frizzi e lazzi ho svegliato le bambine:
“Sorpresa, sorpresona! Oggi vi porto al Trinity Skate park!”
“Anche se è lontanissimo da casa, lo troveremo!”
Entusiasmo alle stelle:
“Grazie mamma sei troppo buona!”
“Eh lo so, sono supermom. Ma anche voi siete così buone che lo meritate!”
In una melassa di complimenti e carinerie vicendevoli dopo pranzo siamo partite.
Il Trinity Skate park è il paradiso degli skaters a Milano, un luogo mitico per skaters wanna-be come le mie bambine. Questa meta magica ha un solo neo: è lontanissima da casa nostra. Ma ieri mi sentivo piena di voglia di esplorare anche i meandri più reconditi dell’hinterland milanese. Mi ero stampata la mappetta che c’è sul sito del Trinity e via!
Non ho il navigatore gps. Odio i navigatori per una questione molto personale.
Tanti anni fa (diciamo sette) mio marito, che invece adora tutto quello che inizia con “tecno” e finisce per “logia”, aveva una BMW con uno dei primi navigatori con un’insopportabile voce femminile dal forte accento “tetesco” che ho subito detestato e soppranomminato Ulrike.
Odiavo Ulrike perchè per dare le sue stupide indicazioni interrompeva continuamente le mie conversazioni in auto. Mio marito come tutti i maschi è piuttosto “monotasking” quindi se guida è poco propenso alle chiacchiere e se doveva ascoltare qualcuno in macchina preferiva Ulrike a me!
Dopo Ulrike, negli anni, ci sono stati altri navigatori, altre donne, altre voci, altri tom-tom ma il mio astio si è conservato intatto. “Dura e pura” ho sempre evitato di mettere il navigatore nella mia auto. Al massimo mi stampo una google-map.
Sono rigida come quelli che dicono: “non ho il telefonino” o “non uso il computer”.
Ma ieri quella vacca di Ulrike ha avuto la sua rivincita.
Per arrivare al Trinity ci voleva circa un’ora da casa mia. Dopo due, ero ancora lì che svoltavo per circonvallazioni, infilavo sensi unici a capocchia, perdevo il buonumore. Le mappette che mi ero stampate dicevano “se arrivi di lì vai di là …ampio parcheggio”.
Guidare nella zona del Trinity per me era come essere a Torino, Bari, Brasilia, Mexico City. Quasiasi cavolo di città con una bella periferia industriale labirintica. Non avevo la più pallida idea di dove fossimo. In quella parte della città non ci sono mai stata.
A un certo punto, allo stremo delle forze, dell’ottimismo e della pazienza, mi sono trovata quasi in tangenziale e per evitare di entrarvi ho fatto una manovra azzardata, da estinzione delle specie. Allora ho gettato e spugna e ho fatto mea culpa con le bambine.
“La mamma è un’idiota, voi meritereste ben altro…scusatemi! Non riesco a trovare questo cavolo di Trinity!”
Avrebbero potuto infierire, ricattarmi, deridermi. Ma non l’hanno fatto. Sono state clementi.
Anita ha detto: “Mamma calmati, respira!”
Emma: “Possiamo anche tornare a casa, non preoccuparti!”
Allora commossa da tanta comprensione le ho portate allo skate shop (indirizzo noto) e ho regalato loro due minirampe da fingerskate (gli skate da usare con le dita) da costruire. Ho stilato anche un bonus universale: “gita ovunque/qualsiasi giorno/qualsiasi ora anche fuori città ma solo in zona est-nord-est di Milano”.

Sharon Ahi! Ahi! Ahi!

Ieri sera ero fuori uso: mal di gola, tosse, raffreddore e febbre (37.1 ma me la sono giocata bene). Sono andata a letto alle 9 e ho chiesto a mio marito di “fare” lui le bambine stamattina così avrei potuto godermi una bella dormita ristoratrice. Il sant’uomo ha accettato.

Anita è oramai indipendente perciò basta solo svegliarsi all’alba e metterle davanti una tazza di cereali. Con Emma la situazione è un po’ più complessa, ma con i vestiti preparati al sera precedente (da me) si semplifica parecchio. Rimane solo un particolare inquietante: bisogna pettinarla. I capelli di Emma sono lunghi, ricci e indomabili. Di solito quando cerco di ingabbiarli in una coda o in una treccia, urla, si dimena e cerca di darsi alla fuga.
Mio marito non ha il dna di Jean Luis David e nemmeno quello di Tony&Guy quindi, fra poco, quando andrò a prendere Emma a scuola la riconoscerò da lontano con la sua acconciatura “Albert Einsten incontra Maga Magò”.
OK sono un’ingrata, ma vorrei agiungere che il sant’uomo non ha neppure il dna di Dolce e ancora meno di Gabbana… alcuni anni fa ero stata via un paio di giorni e al ritorno prima di riabbracciare i miei a casa ero passata dal supermercato. Vicino al banco dei salumi una piccola rom aveva attirato la mia attenzione, poi guardando meglio avevo capito che era Emma. Eravamo in febbraio e mio marito era riuscito, senza alcun dubbio o esitazione, a vestirla con un abitino da estate, parecchio abbondante, della sorella maggiore. Era anche senza calze. Quando ho espresso perplessità mi è stato fatto “gentilmente” notare quanto fossi un’incontentabile scassaballe.

Ma parliamo di Sharon Stone... le hanno tolto la custodia del figlio adottivo Roan di otto anni perchè voleva fare le punture al botulino sotto i piedini puzzolenti del bambino. Il botox oltre ai muscoli paralizza anche il sudore? A Sharon ha bloccato anche le sinapsi neuronali? Non so se questa accusa sia più o meno fondata, comunque la moda Usa delle adozioni a cottimo, molto sfruttata dalle star (la Stone si è portata a casa altri due bambini più piccoli) mi lascia perplessa. Mi sembra che i bambini siamo considerati degli accessori da esibire pubblicamente. Che tristezza!

Brutti gesti

Nel mio quartiere c’è una cartoleria che vende cose molto belle a prezzi di gioielleria.
La proprietaria è un po’ umorale e ultimamente è in una fase di down. Un paio di settimane fa le mie bambine sono andate da lei un sabato all’ora della pausa pranzo perchè hanno visto la porta d’ingresso al negozio aperta. La signora cartoladra, così denominata perchè non vende certo a “piccoli prezzi”, si è dimostrate parecchio scortese e ha cacciato fuori Anita ed Emma:
“E’ chiuso! Che ca***io volete a quest’ora?”
Le mie figlie sono tornate con la coda tra le gambette, io mi sono scandalizzata della cafonaggine della cartoladra e ho deciso il boicottaggio totale del suo negozio.

Anita però è una feticista della cartoleria e così la cartoladra è tornata nella nostra vita… perchè lei e solo lei, in zona ha una magica macchinetta che ricopre perfettamente in maniera trasparente i libri. In previsione di questa esigenza avevo comprato al super della carta trasparente adesiva per un creativo fai-da-te.
Questa carta è diabolica: se non hai cinque mani e spiani perfettamente il risultato è quello di un eritema: bolle ovunque. Ho provato due volte ma l’effetto eritema è stato sostituito da quello psioriasi. Anita era schifata. Il suo libro di antologia sembrava malato.
Ha strappato la copertina con tristezza e mi ha dato il libro dicendo:
“Mamma, mi dispiace così proprio non va, devi andare dalla cartoladra”
“………!”
“Mamma dai, pago io la copertina”
“Non è quello Anita, è una questione di principio, vi ha offese”
“Mamma, puoi andare là, farti fare la copertina e poi le dici una parolaccia quando esci dal negozio. Noi non ti facciamo pagare! Questa volta offre la casa!”, ha cercato di convincermi anche Emma, ricordandomi che da noi sono 50 centesimi a parolaccia. Ma per questa volta potevano fare un’eccezione.
“Dai mamma puoi fare anche un brutto gestino!” ha continuato Emma entusiasta per invogliarmi. “Non ti piacerebbe?”

Che opinone hanno di me le mie figlie? Pensano di comprarmi offrendomi un po’ di trasgressione? Forse vedono una certa somiglianza fra me e la cartoladra?

Tabelline mattutine

Sto portando Emma a scuola in auto.
Un dubbio continua a ronzarmi in testa. Mia figlia avrà finalmente imparato le tabelline?
Sono un po’ di giorni che non indago. Dopo l’incrocio della morte (quello dove a tutti i genitori del quartiere esce il fumo dalle orecchie. Mamme eleganti e papà manager sfogano i loro istinti peggiori: strombazzano e fanno gestacci) butto lì la solita domanda:
“Tesoro, come va con le tabelline?”
“Bene…”
“6×9?”
“…”
“Emma, 6×9?”
“A me di solito viene 49..”
“3×7?”
“27!”
“”2×8?”
“18!”
Che sia allergica alla matematica come me? O mi prende in giro?
Mi rassegno. Dopotutto ha fantasia, risponde in rima: da grande farà il menestrello non l’ingegnere. Oppure si dedicherà alla finanza creativa. Uno dei mestieri del futuro.

Fuori dal gorgo

Ieri Emma ha iniziato il suo corso di nuoto.
L’unica attività sport-ludic-ricreativ-artistic-music-linguistic che frequenterà quest’anno. Non ho nessuna intenzione di ricadere nel gorgo malefico delle attività extrascolastiche pomeridiane… vabbè poi c’è equitazione che facciamo (Anita included) nel fine settimana, guidando per un’ora fino all’adorabile maneggio in tanta-malora. That’s it. Finiamo qui.

Negli anni abbiamo iniziato e abbandonato corsi di canto, piano, coro, musica, basket, mini-basket, ginnastica acrobatica, yoga…buttato un sacco di soldi e di tempo.
Si inizia per curiosità, perchè ci va anche un compagnuccio di scuola…poi dopo poco sopraggiunge la noia, la stanchezza, l’influenza, la neve, le cavallette, la varicella…
Mille impedimenti e poca voglia di tornare a casa tardi affamati, di non trovare parcheggio, di guidare in mezzo al traffico, di pagare inutili quote associative, di farsi sorprendere da borse sportive dimenticate, puzzolenti con incrostazioni di fetta-al-latte ammuffita sul fondo.
Ma ribellarsi e chiamarsi fuori è difficile, perchè i corsi vanno di moda. Le agende dei bambini sono più fitte e strategiche di quelle di un top-manager. Prima di invitare un’amichetta a casa a giocare, bisogna andare con i piedi di piombo: “Che giorno è libera…” e via con un planning quadriennale, per cercare con ottimismo una qualche disponibilità comune.
Ci sono mamme che fanno patti di sangue: “Io vado ad accompagnarli… tu vai a prenderli… la mia tata li porta…” Ci sono nonni che hanno responsabilità triple di consegna a domicilio che neanche il DHL riesce a garantire.
Ma i corsi sono allettanti, l’idea di allevare piccoli geni, anche. Un esempio?
A caro prezzo ora si possono anche frequentare corsi di inglese per neonati, dai 6 mesi in su. Ghew-ghew invece di un italico Ghe-ghe? Il dubbio che ci prendano in giro sorge legittimo.
A New York si esce dall’asilo con il curriculum ( se un quatrenne sa dipingere, suonare l’arpa e parla francese è un plus) perchè le scuole primarie private e d’elite sono già molto competitive. Il sindaco Bloomberg ha istituito dei test di lingua e matematica per le materne.
Se ti fotti già lì sei finito. No future, come dicevano, già trent’anni fa, i Sex Pistols.

Regalone del cavolone

Ieri ho passato una giornata in allegra solitudine. Non accadeva da mesi.
Le bambine e il papà sono andate a trovare il nonno e la zia.

Emma da più di una settimana ripeteva come un mantra:
…”poi c’è la stazione di polizia con le vetrate, gli uffici e tutti i particolarini…”
“…è proprio un Lego bellissimo…cosa mi consigli la piazza cittadina? O l’aereoporto? Forse è meglio la stazione di polizia…”
“…ma dici che per Babbo Natale sia troppo…l’anno scorso Anita ha chiesto le scarpe con le ruote…quanto costano le scarpe con le ruote? Tantissimo, vero? “
“…te l’ho detto che c’è il tavolo degli interrogatori…ma tu cosa mi consigli di chiedere?…Hai visto il parcheggio?…Hai visto le vetrate?”
Una nenia incalzante e monocorde capace di innervosire anche Padre Pio.

Ieri sera i miei cari sono tornati all’ora di cena ed Emma trascinava un sacchetto enorme con una scatola enorme, con dentro un’enorme stazione di polizia di Lego. Costo 100 fottutissimi euro.
La zia dopo aver ascoltato un paio di orette di mantra, l’ha portata fuori e gliel’ha comprato. Così, basta chiedere. Come se a mio marito regalassero una Ferrari. O a me dieci anni in beauty-farm (forse mi stuferei…).
Rompi le scatole una bella settimanina e ottieni un regalone da Natale, da compleanno, da festa di laurea! Alla faccia dell’educazione.

In più la stazione di polizia, una volta montata, occupa lo spazio di un box doppio. Dove ce la ficchiamo? Avete presente quando alle mamme dei maschi, girano a elica, perchè qualche simpaticone regala la mega pista delle macchinine da tenere ad aeternum in soggiorno?

It’s a wonderful world

“…oggi ho messo le scarpine nuove al mio bimbo di tre anni, quelle belle con scritto made in Italy anche se sono state fatte in Cina. Quelle che dopo un po’ che le porti dalla suola sviluppano il cromo esavalente, perchè sono state fatte con materiale scadente e una conciatura non a regola d’arte. Il cromo esavalente è quella sostanza che a contatto con la pelle può causare eczemi e magari anche degenerare in forme tumorali. Il cromo esavalente, quello contro cui si è battuta anche Erin Brockovich, sulla sua storia hanno fatto anche un film con Julia Roberts, che si è anche aggiudicata un Oscar.
Al mio piccolo invece per farlo giocare gli ho dato il suo pupazzo preferito, quello con i ftalati. Poi aveva fame e allora un bel biberon di plastica prodotto con il bisfenolo A, quell’ addittivo del policarbonato che quando si scalda (mica posso dargli il latte freddo, che gli viene una congestione!) emana sostanze tossiche. Il latte artificiale poteva essere arricchito con la melamina ma non ne sono sicura.
Al bimbo grande per pranzo, visto che eravamo in giro, gli ho preso un toast in un bar, con la sottiletta importata da Ceuta, quella con l’escremento di topo”

Non sono impazzita ho solo messo assieme alcuni tasselli del puzzle che ci arriva quotidianamente dalla lettura dei quotidiani: sofisticazioni e avvelenamenti per tutti. Soprattuto per i bambini che sono i più indifesi. Proviamo a denunciare quello che non ci piace a foodwatch un’associazione tedesca che si prefigge di smascherare le pubblicità ingannevole e le truffe alimentari.

McGelmit?

Ieri sono riuscita a leggere un quotidiano solo alle 10 di sera. Ero già a letto, addormentata ma un articolo di La Repubblica mi ha svegliato bruscamente. Nei tagli previsti dalla riforma Gelmini per la scuola materna è paventato un orario breve: solo la mattina. E’ scritto in fondo all’articolo, così tanto per dare la pugnalata finale alle mamme. Però la Ministra ha promesso che il tempo pieno non si tocca. Cos’è una maga, la McGrannit? Non ci sono soldi, si taglia, si deve tagliare…Nella pagina accanto invece un titolo con richiesta del Papa che chiede parità per le scuole cattoliche e cioè finanziamenti dallo Stato.
Vogliamo ridere? Piangere? Prepararci fin da subito a tante belle mattine di ottobre con i pargoli a casa e gli insegnanti in sciopero?

Disco dance & amori ambigui

Ieri sera alle 19.45 squilla il telefonino: era Anita.
“Mamma, qui tutto bene. Adesso andiamo in discoteca…”
Baby dance? Qualcosa di più peccaminoso? Sodoma e Gomorra? Inizia alle 20?
Non ho fatto una piega. Sono diventata bravina.
“Bene tesoro, divertiti” e ho messo giù.

Ieri sono stata contattata per fare da cavia a un saggio sull’ambivalenza dell’amore materno. Non scherzo. Ci sarà un libro in cui si analizzerà il dark side del cuore di mamma. Della serie: ami i pargoli ma a volte pensi che gliela faresti pagare. O che rompono un sacco.
Pare che storicamente questa ambivalenza fosse tollerata nel Medioevo e nel Rinascimento poi a metà dell’ottocento la mamma doveva essere a tutti i costi angelicata e poteva farsi girare le balle solo in privato. Interessante no? Non vedo l’ora di essere intervistata, peccato sarà solo fra qualche mese. Ma si cercano altre mamme disposte a vuotare il sacco. Se qualcuna fosse interessata faccio da PR.

E adesso lancio un sondaggio, (visto che va così di moda) fare blogging fa ingrassare?
Mi spiego meglio: chi ha un’urgenza di scrivere un post, dedica troppo tempo a questo e salta la palestra? O al contrario, si fa così prendere che dimentica i morsi della fame?
O ancora, il lato B sta troppe ore fermo davanti al video e tende a straripare?

Rischi e rapimenti

Gli alunni potranno tenere acceso il cellulare dalle 19 alle 22.
Così recitavano le istruzioni per l’uso passate dagli insegnanti ai genitori dei ragazzini che sono andati in gita. Ieri sera alle 19.01 guardavo il Tg3, friggevo l’ovetto per Emma, verificavo che milanoperibambini non fosse stato oscurato dal troppo traffico (ah! ah! ah!).
Ieri c’era la notizia della nostra esistenza su Vivimilano online e la mia socia mi aveva appena chiamato per dire che il sito non si apriva più. E con la quarta mano chiamavo Anita al telefono.
Segretaria: era spento.
Ore 19.15 pure, anche alle 19.30, alle 20, alle 20.30, alle 21.
Emma ha commentato: “Anita è proprio una ciuccellona, se tiene il telefonino spento non può neanche dare la buonanotte…”
“Certo, hai ragione non può neanche fare quel rito che dura una mezz’oretta, vero Emma?”, le ha risposto mio marito un po’ sarcastico.
Alle 21.30 avevo visualizzato le seguenti ipotesi:
a- Si diverte troppo e si è dimenticata di accendere il cellulare
b-E’ stata rapita
c-Uno tsunami si è abbattuto sull’agriturismo anche se in collina

Mio marito, da maschio pragmatico, ha anche aggiunto: forse non c’è campo.

Avrei potuto chiamare il fisso dell’agriturismo o il cellulare di un insegnante ma reminiscenze della mia vecchia adolescenza me l’hanno impedito. Ho continuato a rodermi nel mio brodo.
Alle 21.45 arriva una chiamata da uno strano numero sconosciuto: forse stanno già telefonando per chiedermi il riscatto?
“Mamma ciao, ho lasciato il cellulare in camera e le insegnanti ci hanno proibito di salire…questo me l’hanno prestato…tutto bene?”
“Certo tutto bene, divertiti…” volevo anche aggiungere perfidamente per vendetta: “Solo una cosa…è sparito Ia…” ma fortunatamente mi sono trattenuta.

Ho appena sentito al Tg 1 che in una scuola inglese, nello Yorkshire, è stato trovato da una bambina un pericolosissimo e ultravelenoso ragno del Brasile in classe. Il suo morso è letale. In una cassa di banane arrivata a scuola dall’Africa (e non dal Brasile) ne hanno trovato un nido. Con tanti baby ragnetti sterminatori.
Allora che facciamo? Oltre a non mandare più i pargoli a scuola e in gita ce li rinfiliamo in pancia tanto per non rischiare?

Separazioni


Oggi Anita è partita per una gita. Di tre giorni.
E’ la prima volta che sta lontano da casa più di una notte. La sua scuola organizza questa escursione nel progetto di accoglienza per far conoscere e socializzare i ragazzi di prima media. Vanno a Urbino: cinque ore di pullman.
Anita di solito vomita.
Ieri pomeriggio cercavo nella scatola delle medicine le pastiglie contro il mal d’auto. Anita era con me e ha notato fra i tanti flaconi inutili e scaduti una siringa.
“Questa è per drogarci? O per farti il botulino?”
Che sia la fine dell’innocenza?
“Mi serviva per contare i “cc” della soluzione fisiologica per farti l’aereosol quando eri piccola e avevi il broncospasmo”, rispondo, chiedendomi se è meglio non fare più l’aereosol o temere l’adolescenza.

Si chiama Ia è un coniglio rosa della linea “Dolci coccole” della Fisher Price. Probabilmente ora non lo producono più: Ia ha undici anni e tre mesi. E’ il pupazzo feticcio di Anita, un regalo di battesimo. E’ il suo oggetto di trasfert, la sua coperta di Linus. Ia da piccolo faceva “Poti-poti, sono coniglio-coniglione” adesso sta zitto, ma dorme ancora con lei.
Ieri sera ho fatto una bastardata: ho preso Ia in braccio e ho detto ad Anita:
“Ia piange perchè parti”
Anita: “Ia è ancora piccolo, ma lo curi tu”
Poi è andata a letto con l’I-pod ma abbracciando tutti i suoi pupazzi.

La partenza per la gita era fissata per le 6.15. La scuola è a 20 minuti da casa. Io e mio marito abbiamo sorteggiato con la sofisticata tecnica della “paglia più corta” per decidere chi si sarebbe svegliato alle 5. E’ toccato a lui. Ma alle 4.30 l’orologio biologico mammesco mi ha svegliato, con l’occhio spalancato nella notte, ho deciso che sarei andata io ad accompagnare Anita alla partenza.
Per la strada nel buio pesto ancora i lupi ululavano e non c’era traffico.
L’autista del pullman sembrava sobrio.
Ma quando la mia piccolina andrà ai rave, che faccio?

Cassandra vs. Emma-Letizia

Da oggi siamo ufficialmente in riserva: lo diceva ieri La Repubblica, le risorse del pianeta sono finite e stiamo cominciando a pescare dalle scorte. A derubare i nostri figli e nipoti. Il nostro conto corrente ambientale è in rosso. Quasi peggio dell’Alitalia. Già dal 1986 ci stiamo “fumando” più risorse di quelle offerte dalla bio-capacità del nostro pianeta. La data in cui saremo ufficialmente fottuti pare sia il 2050, quando finirà anche la riserva. Dopo ci servirà una seconda Terra. Secondo questa drammatica statistica delle Nazioni Unite se seguiamo il modello di consumo degli Usa ci servono ben 5.4 terre, noi invece ci stiamo comportando un po’ meglio. abbiamo bisogno di 2.2 terre. Facciamo 1.3 figli procapite e consumiamo più di 2 pianeti. C’è qualcosa che stride. Nella mentalità e nello stile dei consumi.
Mi dispero anche perchè ieri Emma mi ha confessato cosa vuole fare da grande:
“Il sindaco”
“Di quale città?”
“Non ho ancora deciso, ma mi sembra un buon mestiere: si comanda, si costruiscono delle case e si mettono a posto un po’ di faccende”
Emma ama i mattoni (quelli di Lego e non) il suo grande eroe da piccola era Bob the builder e soprattutto adora comandare da Ariete volitiva quale è.
Non ho osato confessarle che nel 2050 saremo/saranno nella cacca.

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