Il quaderno unico

Fateci caso: orecchiando in giro, in questa prima settimana di scuola, si sentono mamme stressate dire al telefonino: “…di 5mm con rinforzo”
“No! Con il margine e il rinforzo. Solo con il margine non va bene!”
Donne che riscoprono il baratto:”..ti potrei dare tre quaderni, da femmina, con le righe di terza …tu ne hai, da maschio, con i quadretti grandi?”
“…un portalistini? Cos’è?”
Madri disperate agli ipermercati:”…noooo! Sono finiti i divisori! “
Io sto cercando da tre giorni un quaderno pentagrammato grande, ma in giro ci sono solo pentagrammati piccoli. Una volta c’era il corredo nuziale, oggi quello scolastico e non è che sia meglio. Sadiche e fantasiose maestre chiedono quaderni, raccoglitori, divisori, cartellette e copertine variopinte. Tutto sempre in misure differenti e sempre in tempi stretti. La lista di nozze è una passeggiata in confronto a quella di scuola. Alcune insegnanti clementi dettano l’elenco degli accessori scolastici strettamente necessari già a giugno, ma altre lo comunicano solo alla rentrée e il secondo giorno il pargolo è già stressato perchè in classe è l’unico a non avere la biro nera cancellabile. E le mamme si sentono inadeguate. Per ovviare a questa bruttissima senzazione assaltano gli ipermercati come cavallette, ma già il terzo giorno dalla ripresa delle lezioni, nel reparto scuola non c’è quasi più nulla. Allora bisogna rivolgersi ai “cartoladri” che hanno tutto ma a prezzi di gioielleria.
Io differentemente da Anita, che è una feticista degli oggetti di cancelleria, non sono particolarmente attratta da quaderni, matite e affini. Per me andrebbe benissimo anche scrivere i compiti su un foglio qualsiasi senza margini e magari senza rinforzi. Quindi mi domando: con tutti i problemi che ci sono nell’insegnamento e nell’educazione dei bambini, serve veramente rompersi l’anima con tutti gli ammenicoli del corredino? E se tornassimo al quaderno unico?

C’è sempre una prova

Ieri mentre lavoravo (ed ero quindi moooolto concentrata), Anita è venuta a chiedermi aiuto per fare i suoi primi compiti delle medie. Aveva delle moltiplicazioni e la prof di amtematica le aveva detto di fare anche la prova del nove.
“Mamma, cos’è la prova del nove?”
La prima cosa che mi è venuta in mente è stata “la prova d’amore”, quella strana cosa che da piccola era nominata nelle lettere dei giornali femminili che leggevo di nascosto. Le lettrici scrivevano: “….lui vuole la prova d’amore, altrimenti mi lascia. Cosa devo fare? …Disperata ’58”
Di solito la responsabile della posta (probabilmente la nonna della Santanchè) rispondeva: “…non darglierla, non darglierla!”
Io non sapevo cosa fosse ‘sta prova, ma sentivo puzza di bruciato…
Solo anni dopo ho scoperto la verità. Però ieri, tornata con la mente ai giorni nostri, ho capito che non era questa di cui parlava Anita.
Ho pensato alla “prova del cuoco”, no, non poteva essere, neppure quella andava bene.
Anita mi guardava perplessa e allora ho dovuto pensare a voce alta:
“Credo che sia un modo di dire…”
Stavo anche per aggiungere: “…che ti importa fallo con al calcolatrice” o peggio:
“…non devi impararla tanto non ti servirà mai, adesso ci sono i computer…”
Poi ho avuto un’illuminazione: telefona al papà (l’esperto scientifico/matematico/informatico della famiglia). Non se la ricordava neppure lui, ma è andato su google e l’ha trovata.
L’ho stampata e Anita era felice. Questa volta l’ho sfangata, ma la prossima?

Diario segreto

Due cose mi sono ripromessa quando sono diventata mamma: di non educare le mie bambine a scapaccioni e di non leggere un giorno il loro, eventuale, diario segreto. Questi due fermi propositi sono nati dalla mia diretta esperienza di figlia.
Mia madre mi ha menato tutte le volte che era di malumore e quando avevo 12 anni ha letto il mio diario segreto. Eravamo partite per il mare e io, ingenuamente, avevo messo in valigia il mio diario senza nasconderlo troppo bene. Alla mattina lei mi svegliato raccontandomi garrula tutti i miei segreti: “…a te piace quel ragazzino che però sta dietro alla tizia…”.
Avrei voluto morire. Mi sono tirata il lenzuolo fin sopra alla testa e da sotto l’ho odiata silenziosamente.
Ieri Emma ha preso una piccola agenda e ha scritto sulla copertina: “Diario segreto” e sotto, tra parentesi, “Scherzo!”. Ora è troppo piccola per le confessioni intime, ma non voglio rinnegare il mio obiettivo. Quando non scriverà più diari segreti per scherzo, giuro che rispetterò la sua privacy.

Mamme ecologiche e non

Che bello, è stata creata la Barbie-Sarah Palin: si può ordinare su internet per meno di 30 dollari e scegliere in due modelli: Governatore e Super-eroe (a sinistra) per 2 dollari di differenza conviene scegliere quella potenziata. Ideale per piccole guerrafondaie che vogliono seccare il loro orsetto di peluche.

L’ultima frontiera della mamma ecologica? Mettere in lavatrice invece del solito detersivo, in un sacchettino 4 mezze noci sapindus mukorossi, che crescono dall’albero del sapone in India e Nepal. Questa tecnica, oramai battezzata semplicemente “lavanoci”, è completamente naturale e pare garantisca un bel bucato bianco. I gusci delle noci infatti contengono la saponina che si attiva durante il lavaggio. Si rispetta l’ambiente e in più si risparmia: 1 kg di noci costa circa 20 euro e basta per 100 lavaggi.

Amori clandestini

Stamattina all’alba ho accompagnato Anita al suo “debutto” alla scuola media, previsto per le ore 8.10. Nonstante la partenza in anticipo, alle 7.57 eravamo bloccate nel traffico paralizzato nella Milano della rentrée. In auto la tensione era palpabile: Anita non poteva concepire di arrivare in ritardo il primo giorno nella nuova scuola. Io sono sempre in ritardo ma cercavo di sembrare preoccupata. La voce mielosa di Carla Bruni che usciva dallo stereo ma non aiutava a sciogliere l’atmosfera. Anzi.
“Magari alla prima ora avete francese, così sei già preparata”, ho cercato di scherzare.
Un grugnito come risposta.
Fine della conversazione.
Abbiamo parcheggiato, ovviamente, a 2 km dall’entrata della scuola. Anche molti altri genitori erano in ritardo quindi sembrava che fossimo puntuali. Presentazione della preside, che ha anche detto:
“…poi i genitori possono entrare in classe con gli alunni…”
Anita, che nel frattempo ha trovato i suoi amici, mi bibisglia:
“E’ meglio che non vieni, gli altri genitori non lo fanno”
Invece di risponderle ho rivisto vivido quel lontano gennaio del ’97 quando ho passato un mese immobile nel letto dell’ospedale con la flebo di Vasosuprina per non farla nascere troppo prematura. Il mio cuore di mamma sanguinava.
Sono entrata in classe come tutti gli altri genitori non desiderati.
La nuova prof di italiano è simpatica, ha spiegato alcune cose dell’organizzazione di classe, poi ha liquidato gli adulti. Prima di uscire sono andata verso Anita:
“Dammi un bacio che tanto non ci vede nessuno”
Si è guardata intorno furtiva prima di accettare, un po’ a malincuore.

Kung fu pacco

“3 x 9?”
“19?”
“9 x 8?”
“62!”
Domani Emma va in terza elementare e stasera abbiamo ripassato le tabelline. Oggi pomeriggio abbiamo incontrato un suo compagno di scuola, hanno giocato divertendosi come due matti. Poi al momento di salutarlo, gli ho chiesto:”Hai finito i compiti?”
“Quasi, stasera mio papà deve colorare quattro schede!”

Ieri sera siamo andati al cinema a vedere il tanto pubblicizzato Kung Fu Panda. Come era? Prendete Il Re Leone, sottraete Mulan ed ecco la trama. Una vera delusione, piace molto ai maschietti sotto ai sei anni e a Emma. Gli altri possono evitarlo.

Il principe e la pedana

E’ tempo di outing. Ieri ho confessato che mi piace la musica di Carla Bruni, ora un’altra ammissione clamorosa senza vergogna: sono una fan del Principe Carlo. Ho sempre preferito lui a quella pallosa/lamentosa Principessa Diana. Oggi paginone centrale di La Repubblica che riprende la celebrazione che fa il trimestrale dell’Economist per fargli gli auguri al suo prossimo sessantesimo compleanno. Povero Prince Charles, all’età della pensione, non ha ancora incominciato il suo vero lavoro: fare il re. Queen Elisabeth sta benissimo e lui aspetta. Mi piace Carlo perchè è ecologista, ok va a caccia alla volpe, ma lo perdono. Deve farlo per obbligo di famiglia. Poi magari lui sta nelle retrovie. Oggi, leggendo, ho saputo che da ragazzino quando era alla boarding school, in collegio come tutti i rampolli bene, ogni notte lo menavano perchè era principe. Vittima del bullismo…già anticipava le tendenze. Ma lo benedico soprattutto per i suoi biscotti Duchy Originals, fiore all’occhiello della sua produzione di prodotti biologici, tutti frutto della omonima azienda agricola. Certo è stato criticato perchè tutti i suoi prodotti costano il triplo degli altri… Adesso i biscotti si trovano anche in Italia e proprio ieri me ne sono sparata un mezzo pacchetto a merenda. Fortunatamente posso condividere questa passione con Anita e glieli propongo, con un certa enfasi:
“Vuoi un biscotto del principe Carlo?”
All’inizio lei smorzava il mio aristocratico entusiasmo:”Di chi?”
Le ho mostrato la foto. Ha commentato: “Ma che brutto!” però sgranocchia i biscotti contenta.

Ieri sera ho provato Wii-fit, la pedana della console Nintendo che si trasforma in un personal trainer virtuale, regalo per il mio compleanno di figlie e marito. Erano già un paio di giorni che me l’avevano portata a casa, ma a fine giornata ero sempre così stanca che non riuscivo neppure a pensare di fronteggiare un po’ di movimento.
Anita, che ha avuto la Wii base da Babbo Natale e si diverte un sacco a giocare a tennis, fa baseball, pugilato e golf, però moriva dalla voglia di aprire e testare il mio regalo.
Così dopocena, in un impeto di amore materno, sono salita sul malefico Nintendo arnese.
Da tempo immemorabile mi ammazzo fra nuoto, yoga e palestra, perciò mi sentivo molto reginetta del fitness, scafatissima nei confronti di wii-fit. E invece…
Salgo aulla pedana, confesso senza barare data di nascita e altezza. Poi devo cercare il mio baricentro e iniziano i problemi. Gli esercizi sul baricentro non li azzecco e la pedana dà il verdetto: dimostro 70 anni nella sua scala fitness e come se non bastasse mi dice che peso un chilo e mezzo in più della mattina. Mi ha pesato a tradimento!
Non avrei dovuto montare su quel pezzo di plastica!
Io che salgo sulla bilancia solo con il giusto allineamento di pianeti, alla mattina a digiuno!
Anita ha visto che la mia espressione killer e ha cercato di consolarmi dicendo:
“Non ti preoccupare nel golf, a me ha dato 29 anni!”
Sempre meglio di 70, penso invidiosa, ma cerco di controllarmi per dare il buon esempio. Ed evitare che Anita diventi anoressica perchè ha mamma paranoica del peso. Proseguo a denti stretti il dialogo virtuale con l’orrida pedana. Devo scegliere il tipo di allenamento e gli obiettivi da raggiungere. Sfido wii-fit: yoga e 3 chili in meno in una settimana. Ovviamente mission impossible. Pedanone mi fa la predica e dice che perdere peso troppo in fretta fa recuperare tutto in un attimo. Allora scendo, schifata, senza “salvare” la mia scheda; mica ho bisogno di registrare che mi ha detto che sono vecchia e cicciona! Anita è contenta perchè adesso tocca lei provare a fare jogging sul posto.

Mamme che lavorano (e sono stanche)

Anche la bella Rachida Dati, ministro della Giustizia in Francia che a 42 anni ha l’orologio biologico che clicca e le ha fatto decidere di diventare una mamma single, è vittima del solito mobbing da gravidanza. Sarkozy ha deciso di fare a gennaio un reimpasto di governo e la bella ministra maghrebina, che con il pancione ha dichiarato di volere lavorare fino al parto, rischia di essere silurata. Spero che non succeda e faccio il tifo per Rachida, ma devo ammettere anche un mio lato oscuro: sono una fan di Carla Bruni (strenua avversaria di Rachida) cantante. E in famiglia mi hanno sempre preso in giro da morire. In tempi non sospetti avevo comprato il primo CD in francese di Carlà e mi piace da morire. Lo metto in auto e le mie figlie protestano, mio marito vomita. Non ho comprato il secondo CD perchè era in inglese e a me Carlà piace solo quando canta in francese (sono come Gomez ne La famiglia Addams che si eccita quando Morticia parla in francese) l’ultimo lo comprerei, ma visto il boicottaggio in famiglia non ho ancora avuto il coraggio di farlo. Sarkò l’ha regalato a tutti i suoi ministri, che hanno detto che è bellissimo, se abitassi a Parigi potrei guardare nella loro immondizia e magari procurarmene una copia.

Questa settimana Anita ed Emma sono andate a fare un camp al maneggio in Brianza. Si alzano alle 7 e tornano alle 19, grazie a un passaggio del papà che lavora in zona e le scarrozza su e giù. Temevo che si stanchessero, invece si divertono talmente a montare, accudire i cavalli, giocare in campagna, fare dolci e disegnare, nonostante i miei timori, sono fresche e pimpanti come non mai. Io invece alla sera sono a pezzi. Forse perchè anche a Creta dovevo svegliarmi in ore antelucane per dare ad Anita quel maledetto antibiotico e prevedo e anticipo la stanchezza della settimana prossima quando ci alzeremo ancora prima per andare alle medie. O solamente perchè sono oramai (come dicono gli inglesi) “an old bag”.
Mi viene sonno all’ora di cena, proprio quando le mie cucciole tornano e devo essere spumeggiante per sembrare una mamma curiosa e premurosa.
Ieri sera , dopo una serie di : “Ah bene…ti sei divertita? E dopo cosa hai fatto? Ma li hai cucinati proprio tu i biscotti? …” ho dato forfait, mi sono spenta e ho detto che andavo a letto. Le figlie mi hanno guardato strano e allora per non sembrare troppo antipatica ho aggiunto: “Voi potete leggermi una storia”. Anita ha scelto “Piccolo blu e piccolo giallo” un libro bellissimo adatto ai bambini della materna. Mi hanno letto una pagina a testa (il testo era di una riga a pagina) mi hanno anche mostrato le illustrazioni e mi sono addormentata felice.

Scuola De Amicis

Dopo aver digerito le nuove direttive del ministro Gelmini sulle riforme scolastiche previste alle elementari, che ci riportano a un’atmosfera da libro Cuore, ieri sera ne ho discusso con le bambine. Ho parlato del maestro unico, tranquillizando però subito Emma dicendole che lei terrà le sue tre insegnanti perchè solo i piccolini che entreranno in prima il prossimo anno saranno le cavie di questa innovazione. Poi ho spiegato che sarà re-introdotto il voto in condotta e con l’insufficienza si rischierà la bocciatura. Qui Emma, un po’ forcaiola, si è illuminata e ha detto:
“Allora, XXXX e YYYY che danno sempre fastidio saranno bocciati!”, invocando la pena capitale per i due elementi più vivaci della sua classe.
“Succede già da quest’anno?”, ha continuato con l’acquolina in bocca.
“Magari sono cresciuti e diventati più calmi…”, ho cercato di mediare e ho continauto a parlare della riforma, prevedendo una bella raffica di scioperi degli insegnanti in rivolta per il taglio dei posti di lavoro, bambini a casa e genitori nell’emergenza.
“Certo, è una legge che favorisce le baby-sitter”, ha commentato Anita che tanto lunedì andrà alle medie e se ne fregava abbastanza.
Al momento della buonanotte, Emma è stata presa dai sensi di colpa: “Mamma, ma tu sei contenta se XXXX e YYYY saranno bocciati?” mi ha chiesto un po’ accorata.
“Certo che no…”
“Neanch’io, perch’è sono anche simpatici. Spero che le loro mamme li avvisino di questa nuova legge. Dici che lo faranno?”
“Penso proprio di sì”
“AGDBSX”
“AGDBSX”
Adesso la formula di commiato della buona notte è stata contratta e ristretta. (Un’idea geniale e salvatempo del papà). Si usano solo gli acronimi: Amo Gaga Dormi Bene (e) Subito Bacio (X).
Speriamo che la Gelmini non ce la cambi!

Rigurgito griffato

Fra le tante notizie inquietanti dei quotidiani di ieri, una mi ha particolarmente colpito, su La Repubblica un commento a un servizio di dubbio gusto di Vogue India, giornale di moda contagioso che oramai si sta diffondendo ovunque, con maggior virulenza nei Paesi in rapido sviluppo economico. Il reportage sotto accusa, con un’idea geniale della direttora, Prya Tanna, era ambientato in uno dei quartieri più poveri di New Delhi.
Qui alcune mamme e altri disgraziati posavano vestiti di stracci ma accessoriati con la borsa Birkin di Hermès, l’ombrello di Burberry (con i monsoni non si sa mai, meglio essere previdenti e portarlo con sè) e, ciliegina sulla torta, un bebè aveva un bel bavaglino di Fendi.
Questo estremo cattivo gusto è stato denunciato da una giornalista di un quotidiano indiano Mail Today e Prya Tanna si è difesa con un efficace :”Santo cielo non prendete tutto così sul serio!”.
Ma torniamo al bavaglino, ultima frontiera dell’effimero demenziale, accessorio utilissimo e imperdibile per la mamma griffata, anche per noi nella vecchia Europa.

Quante palle?


Mentre con la fine delle vacanze il gap, di una settimana o due con l’inzio delle scuole, mette ancora una volta in crisi tutte le madri lavoratrici che non sanno dove piazzare il pupo, dagli Usa ci gettano addosso un esempio di super/inquietante/incredibile maternità. Si tratta di Sarah Palin, governatrice dell’Alaska, (su cui sono in disaccordo su tutto anche sul suo atteggiamento killer nei confronti dei poveri orsi che con il riscaldamento globale rischiano di estinguersi). Questa signora ha avuto il quinto figlio quattro mesi fa, il 18 aprile, il bambino è anche affetto da sindrome di Down e lei ha accettato l’offerta a un eventuale vice presidenza degli Stati Uniti. Quante baby-sitter ha? Quante palle ha? Almeno Condoleeza Rice è single e ci ha sempre fatto sentire meno inadeguate.

Letture spericolate


La nostra vacanza non è stata solo la fiera dell’antibiotico, abbiamo gustato anche altri piaceri. Quelli della tavola e… anche quelli della lettura. Mai come questa volte le bambine sembravano aperte nuove esperienze culinarie. Hanno assaggiato con gusto gli antipasti: tzazichi, taramasalata, melitzanosalata ma anche pesce freschissimo e per Emma un colpo di fulmine con le uova fritte. Certo, non sono un piatto tipico della cucina ellenica ma Emma in vacanza leggeva sempre Topolino e cosa mangiavano quelli della banda Bassotti? Certo non i souvlaki ma le uova fritte. (A casa mi sono sempre limitata a dare alle bambine la noiosa versione à la coque perchè non amo le uova). Ma “fried eggs” erano sul nostro menù della colazione: Emma ha voluto provarle per pranzo e poi anche per cena. E’ nata una passione. Topolino e uova fritte, uova fritte e Topolino. Questa la giornata ideale di Emma a Falassarna Beach quando non faceva il bagno, non dormiva e non litigava con sua sorella. Leggeva sempre in maniera compulsiva. Colpa nostra perchè in casa abbiamo sempre lodato Anita per il suo amore per la lettura. Emma voleva farmi vedere che anche lei faceva sul serio. Leggeva a tavola. Leggeva camminando come un prevosto con il breviario. Leggeva temeraria e concentrata sulle avventure di Paperone mentre imboccava la scaletta killer coperta di una insidiosa ghiaia (foto) che ci portava alla spiaggia. Io urlavo, la prendevo per mano e cercavo di non inciampare mentre lei, in trance, continuava a leggere.

Una gita al nosocomìo

Il broncospasmo a Nicotera, il rota-virus a S.Candido, le placche in gola a St.Maxime, la polmonite a Riccione, la diarrea in Corsica, la varicella in Martinica, l’influenza in Guadalupa …cosa mancava? L’otite a Creta.
Questo è il riassunto delle vacanze della nostra famiglia da quando siamo diventati genitori. Di solito le bambine stanno bene, ma quando si parte inevitabilmente qualche inconveniente arriva. Eccome se arriva: pensavo che crescendo la situazione migliorasse invece no. Anita ha undici anni, non si ammalava da tre e non aveva mai avuto un’otite. Maledizione di cui avevo tanto sentito parlare da altre mamme ma che finora avevo bellamente ignorato. Beh, c’è sempre una prima volta…A dir la verità se l’era già beccata una settimana prima di partire e considerato che dovevamo andare al mare e fare un viaggio in aereo, il medico le aveva prescritto una bella settimana di antibiotici. Sabato scorso, io le le ragazze siamo partite per Chania per raggiungere una pensioncina isolata, senza stella ma bella, proprio sopra la mitica spiaggia rosa di Falassarna. Mare stupendo: domenica Anita ed Emma a guizzare tutto il primo giorno tra le onde. Alla sera puntuale ad Anita torna il male all’orecchio, la tachipirina non risolve la situazione. Lunedì andiamo in autobus in farmacia al paese più vicino, il farmacista ci manda all’ospedale, che per una botta di fortuna si chiama “Nosocomìo”, pronunciato con l’accento sull’ultima sillaba. Così riusciamo anche a localizzarlo. Altra coincidenza “fortunata”, l’otite si chiama otite. Ad accoglierci un dottorino che si è laureato a Padova e parla italiano, ma non vuole prendersi responsabilità e ci consiglia di andare all’ospedale di Chania, dove potremo incontrare un otorino. Anita si è messa a piangere io ho cercato di minimizzare e consolarla. Senza falsa modestia devo ammettere che sono stata bravissima: ho detto solo tre parolacce tra i denti anche se ne ho pensate molte, ma molte di più. Ho pagato così solo una multa di 1.50 euro (visto che la tariffa nonostante l’inflazione galoppante, a casa mia rimane, a 50 centesimi a imprecazione).
Una delle difficoltà del mestiere di mamma, che forse aumenta quando i bambini crescono, è quella di dover filtrare sempre e comunque le emozioni negative. Non bisogna mai lasciar trapelare la frustrazione e la rabbia, ma edulcorare la situazione ed essere positive anche quando si vorrebbe sbattere la testa contro il muro. Le mamme servono a questo. Di solito penso a Roberto Benigni ne La vita è bella, quando riusciva a far credere a suo figlio che il campo di concentramento era una pacchia. A confronto raccontare che un’otite al mare non è una sciagura è un obiettivo facile.
Quindi la mattina dopo gita all’ospedale di Chania: raggiungere il padiglione di pediatria è stata un’avventura. Altro che labirinto di Minosse! Tutti gli ospedali sono pieni di corridoi identici, ma se le indicazioni sono solo in greco la situazione si complica di brutto. Comunque alla fine abbiamo incontrato un altro dottorino made in Italy che ha prescritto altri otto giorni di antibiotici e ovviamente niente immersioni per la povera Anita. Meno male che proprio di fronte al nosocomio c’era un’ottima pasticceria dove ci siamo strafogate di baklava per dimenticare.

Senza trucco e senza inganno?

Questa è la foto che ieri pomeriggio Anita ha scattato a Emma per partecipare a un concorso fotografico di Focus Junior. Non è stata un’impresa semplice. Anita ha un libro di trucchi fotografici da cui ha mutuato l’idea. Io ho fornito il lenzuolo bianco che faceva da sfondo, il barattolo di lenticchie, l’acqua e soprattutto l’Autan (in primo piano proprio sotto il piede) perchè l’hanno fatta nel giardino sotto casa e le zanzare tigre imperversano. Emma sul prato per il pic-nic delle zanzare e Anita dal balcone che scattava. Ogni tanto si avvicinava qualche cane che voleva marcare il territorio proprio sul set, ma alla fine ce l’hanno fatta. Emma ha commentato che far la modella fa schifo e questo già mi è sembrato un buon risultato. Stasera il papà ha perso un sacco di tempo a ritoccare l’immagine al computer con Gimp (neanche per cancellare le rughe di Madonna ci vuole tanto) e alla fine quando Anita era pronta a inviare la sua immagine al concorso via mail, ha letto il regolamento. Proibite le foto ritoccate. Allora ciccia!

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