Il mare e la radio

Sono stata al mare, tutto bellissimo.

Ho nuotato e fatto trekking, mi sono arrammpicata per chilometri su sentieri ripidi e ventosi. Forse ho anche sfidato il pericolo, potevo inciampare e sfracellarmi su una scogliera. Emma voleva fare un time lapse, come quelli che si fanno i selfie nei posti più impervi e poi si schiantano. Appena ha messo il cellulare in bilico su una radice di pino marittimo a strapiombo, ho cominciato a urlare e l’ho convinta a desistere.

Però credo che quando arriva il tuo momento non sfuggi. Noi ad esempio, ci siamo salvate dal time lapse ma la sera stessa potevamo perire colpite a tradimento da un vaso da fiori sulla testa. Era una serata ventosa, dopo essere uscite di casa di solito facevamo cento metri e poi attraversavamo la strada. Quella volta invece, non so perché, abbiamo deciso di attraversare subito e si è rivelata una buonissima idea che ci ha salvato la vita. Infatti alla nostra altezza, sul solito tragitto, dall’altra parte della strada il vento ha fatto cadere fragorosamente dal balcone del secondo piano un bel vaso da fiori (con piattino sottovaso per la mazzata finale).

Il proprietario si è affacciato e, con stupore, ha fatto:

“Oh Mon Dieu!”

E menomale che sotto non c’era nessuno.

Mentre noi dall’altra parte siamo rimaste scioccate dalla botta di fortuna.

Un’altra cosa strana che è successa al mare è stata la presenza di questi strani ragazzini, sui 6-8 anni, carini, all’apparenza normali che però quando ti passano accanto (a noi è successo al supermercato e in spiaggia) a un certo punto, molto lentamente, come alienati, si guardano intorno, girano la testa e ripetono:

“Despacito…Despacito…Despacito”

Emma racconta che le è già capitato anche a Milano e quindi sospetta che il tormentone dell’estate ormai sia entrato nelle cellule cerebrali dei poveri bambini che ne siano in qualche modo posseduti. Trasformati in cyborg, giovani tenere vittime del raggaeton.

Cambiando argomento, domani sera alle 19 sarò ospite a Rocknrollradio  nella puntata settimanale di Shokking Culture per parlare de L’amore è una bugia. 

Di cui vi allego un altro brano sperando di stuzzicarvi un po’ 🙂

Qui il mio protagonista (Mattia) cerca conforto dopo aver ricevuto una brutta notizia…

Questa bugia pietosa gli ricordò Linda. Le era affezionato anche se la considerava una rompiscatole. Sua sorella, di sette anni maggiore di lui, non aveva infatti mai perso un’occasione di rinfacciargli il suo egocentrismo, l’incapacità di prendersi una responsabilità.

Certo, lei invece si considerava perfetta. Matura ed equilibrata. Laureata in architettura a pieni voti, aveva lavorato un po’ in uno studio prestigioso, e poi si era innamorata di Eugenio, commercialista noioso e supponente. Se l’era sposato ed era diventata mamma a tempo pieno per Marta e Pietro, che stavano crescendo in fretta.

Mattia sospettava che, dietro la facciata della famiglia ideale, sua sorella, a quarantasei anni, nascondesse una grande frustrazione. I suoi anni migliori se li era giocati e si sentiva intrappolata. Per quello era spesso acida. La cara Linda in realtà avrebbe voluto essere come lui: libera, sfrontata e indifferente alle regole, ma non ne aveva mai avuto il coraggio.

Mattia si domandò se fosse una buona idea telefonarle. Riversare su di lei dubbi e paure in cerca di conforto. Con sua sorella non doveva temere di perdere la faccia, di essere considerato pavido. Il fatto che lei, da sempre, gli rimproverasse di essere immaturo e infantile questa volta poteva giocare a suo favore. Magari proprio per questo, forse, l’avrebbe capito e aiutato.

«Mattia! Non chiami mai, ma quando decidi di farlo hai un tempismo perfetto: scegli sempre i momenti peggiori!»

Non era l’accoglienza che aveva sperato, ma oramai aveva deciso di cercare l’empatia di Linda.

«Volevo raccontarti una cosa e chiederti un parere. Ti disturbo?»

«Sono in autostrada, sto portando i ragazzi al mare in Toscana… C’è traffico e adesso devo trovare una piazzola dove fermarmi perché ci siamo accorti che Zoe ha vomitato.»

«Zoe?»

«Il cane, il cucciolo di labrador che abbiamo appena preso. Forse è troppo piccolo per viaggiare.»

«Allora non importa, ci sentiamo un’altra volta.»
«No, no, dimmi. Ti ascolto. Ora ho trovato la piazzola…»

Mattia voleva riagganciare, invece le raccontò tutto. Dei sintomi, dell’oculista, dell’ortopedico, del professor Rizzi, della risonanza. E soprattutto della sua paura. Linda lo ascoltava, ma si avvertiva la sua fretta. Annuiva a tutte le supposizioni di Mattia, ma era sfuggente.

«… Un altro specialista, certo, vedrai che non sarà nulla. Poi però fare una risonanza non è la fine del mondo, solo per essere sicuro…»

«Secondo te…»

«Ma Zoe l’ha fatta la pipì? Ragazzi, su che dobbiamo ripartire! Scusa, scusami tanto, ma devo lasciarti, fammi sapere… baci.»

Mattia salutò in fretta la sorella. Riagganciò più depresso di prima. Per la prima volta in tantissimo tempo si sentì solo. Assolutamente solo. Non riusciva a crederci.

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