The Dressmaker

Questo film è una sorpresa: diversissimo e molto meglio da quello che potrebbe sembrare dal trailer. Molto meno comico e più profondo. Con ricostruzioni, fotografia e costumi fantastici.
La storia è quella di Tilly, una giovane donna interpretata da Kate Winslet (in forma smagliante) che, dopo aver lavorato come couturiere a Londra e Parigi, torna inaspettatamente nel piccolo paese del sud dell’Australia dove è nata.
Torna per trovare la vecchia madre, la pazza del paese, e anche per un regolamento di conti. Peccato che a Dungatar, questo è il nome di quel buco di posto brullo e isolatissimo, abitino personaggi molto squallidi. Brutti, invidiosi e cattivi. L’unico che si salva è Teddy, un’anima bella con le sembianze succulente di Liam Hemsworth (infatti in sala il 90% degli spettatori erano ragazze e ragazzine in deliquio).
Ovviamente fra Tilly e Teddy scocca, dopo il minimo sindacale delle schermaglie, la classica scintilla. E la scena in cui la sala faceva la ola era quella in cui Tilly, stilista, deve cucire un abito da cerimonia per Teddy e per prendergli le misure lo fa spogliare.
Teddy rimane in mutande e le spettatrici sono ripagate del prezzo del biglietto, poi succedono altre cose e la trama prende (fortunatamente) una piega inaspettata.
La scena che mi è piaciuta di più è quella in cui a Tilly chiedono chi sia la stilista che l’ha ispirata di più. Lei risponde sicura: “Vionnet!”
Tanti annni fa, quando a Londra avevo intervistato Vivienne Westwood anch’io le avevo fatto la stessa domanda e lei mi aveva risposto sicura: “Vionnet!”
Non avevo la più pallida idea di chi fosse ma, per non fare una figura di cacca, avevo risposto sicura: “Ah, certo!”
A quei tempi non c’era Google e neanche wikipedia però ero risucita poi a capire che fosse questa mitica stilista, maestra del drappeggio e dei vestiti scultura.
Così, l’altra sera al cinema dopo tanto tempo, ho avuto la mia soddisfazione.