La grande scommessa

Quello che ho sempre sospettato è vero: le banche anche solo per aprire un conto corrente obbligano a sottoscrivere un contratto così lungo e complicato che per sfinimento, misto a un senso di inadeguatezza, si firma senza cavillare troppo.
Questo vale per qualsiasi prodotto finanziario, presentato con clausole rese sempre più complesse proprio per aiutare chi lo propone a pararsi le chiappe.
Forse non l’ho spiegato con concetti raffinati di alta economia, ma alla fine è quello che succede e il film, avvalora alla grande questo concetto e racconta che alla base della letale crisi finanziaria del 2008, c’è stata proprio una grande truffa.
Potenziata soprattutto dalla ignoranza del cittadino comune davanti ai prodotti finanziari.
E dagli incomprensibili testi che ne accompagnavano la compravendita.
La storia si basa su questo romanzo e parte dal 2005, tre anni prima del crollo dell’economia, quando un eccentrico e visionario investitore californiano comincia ad annusare fuffa nell’allora floridissimo mercato immobiliare statunitense.
Andando controcorrente scommette ingenti quantità di denaro, contro il mercato dei mutui. La sua manovra non passa inosservata ad altri falchi della finanzia che seguono il suo esempio, sempre giocando sull’ingenuità di chi, la maggioranza delle persone, di economia capisce poco o nulla.
La grandezza di questo film sta nella bravura degli attori, Christian Bale, Steve Carrell, Ryan Gosling e anche Brad Pitt (imbruttito parecchio e quasi irriconoscibile) ma anche nel ritmo serrato e coinvolgente della pellicola, che riesce a raccontare una storia amara e tragica con una tecnica modernissima e veloce, a metà fra il documentario e il video clip.
Geniali sono gli espedienti usati, per spiegare nel modo più semplice possibile, cosa fosserosono i derivati tossici. Quei prodotti finanziari immessi sul mercato in quantità ingente che, con un effetto domino, hanno fatto crollare l’economia mondiale.
In una scena esilarante si sente il parere di un grande chef che li equipara alla zuppa di pesce che si prepara al ristorante: diabolicamente fatta con gli avanzi del pesce non cucinato, quello oramai fuori tempo massimo che andrebbe buttato in pattumiera.
Così i prodotti finanziari non venduti, venivano mischiati, sommati e proposti con un’altra etichetta. In un’altra lezione di economia per incapaci è Selena Gomez a spiegare perchè tutti compranohanno comprato obbligazioni che non valgono niente, semplicemente per emulare di qualcun altro.
Un amico, un parente, un personaggio famoso.
Con il vecchio e pericoloso principio: se lo fa lui, lo faccio anch’io.
La storia è vera, purtroppo sappiamo bene come è andata a finire.
Milioni di persone senza casa, lavoro e l’effetto valanga (di sfiga) che è arrivato ovunque.
Mentre i grandi esperti della finanza sono rimasti, più o meno, seduti comodi sui loro milioni. Questo film ha cinque candidature all’Oscar. Le merita tutte, ma usciti dal cinema viene un gran voglia di mettere i soldi nel materasso.