Contro la violenza sulle donne

Arrivo un po’ tardi, ormai è sera.
Scrivo solo adesso perchè voglio raccontare quello che ho sentito a un convegno in cui sono stata oggi pomeriggio, all‘Umanitaria. Si parlava di quello che si sta facendo concretamente a Milano. L’impegno pratico è su vari fronti. C’è il Pronto Soccorso Antiviolenza al Policlinico di Milano, fondato nel 1996 dalla ginecologa Alessandra Kustermann, che ha raccontato come in questi vent’anni la situazione è migliorata ma non significativamente. Le donne infatti che arrivano al Pronto Soccorso si fanno curare ma sempre con una gran fatica ad ammettere la violenza subita, soprattutto quando è avvenuta in ambito domestico. Quando sono vittime del partner o dell’ex partner. Molto importante in questi momenti di accoglienza e ascolto è che le donne riescano ad arginare la vergogna, sentano l’empatia, l’assenza totale di giudizio, di discriminazione in chi le accoglie.

Questa metodologia di aiuto, con la comunicazione da donna a donna, viene da lontano, è stata sperimentata per la prima volta più di cent’anni fa. E’ stata infatti messa in pratica da Alessandrina Ravizza, una signora della borghesia milanese che venne soprannominata “la contessa del brodo”, perchè era una benefattrice. Si impegnò sempre per aiutare i più deboli e fu soprattutto dalle parte delle donne. Una femminista ante litteram, la stessa che fondò il famoso “asilo Mariuccia”, assieme a Ersilia Majno, per aiutare le donne lavoratrici.
Sempre dalla parte delle donne più povere e reiette, delle donne violate e maltrattate ma anche delle prostitute. Si inventò il primo consultorio per curare la sifilide e capì anche l’importanza di fornire, così in anticipo rispetto ai tempi, l’importanza di dare una seconda possibilità a queste donne, di fornire loro un’educazione professionale per riuscire a mantenersi e sfuggire alla fame e alla miseria e alla violenza.
Per ironia della sorte oggi a Milano il suo nome fa venire alla mente un parco (che le è stato intitolato), e questo parco anni fa è stato anche al centro di uno scandalo perchè luogo di prostituzione, maschile però questa volta.

Un altro aiuto concreto alle donne che vogliono sfuggire ai maltrattamnti domestici (le statistiche confermano che la violenza nasce soprattutto in casa) arriva dalla Casa delle Donne maltrattate, un’organizzazione che è nata a Milano all’inizio degli anni’80 e offre a chi ne ha bisogno un aiuto concreto (con supporto economico, psicologico e legale) per almeno un anno.
Al convegno c’erano anche un’avvocato e una giudice, che hanno purtroppo ammesso che a livello legale c’è ancora molto da fare: alla Procura di Milano i casi di insabbiamento delle denunce che riguardano la violenza sulle donne, soprattutto quella psicologica e lo stalking, sono da record. Non ci sono i mezzi per fare le indagini e una volta arrivato in tribunale il caso viene archiviato per mancanza di prove e derubricato come conflitto di coppia!
Il divario fra i buoni propositi (teorici) della legislazione e la pratica, come sempre nel nostro Paese, è enorme. Proprio il giudice ha rivelato che nonostante l’esistenza dell’art.583 del Codice Penale che identifica l’infibulazione come reato, nonostante sia ancora diffusissima, anche da noi fra le bambine immigrate, a Milano non c’è mai stato un processo perchè non è mai stata presentata una denuncia.
Questo significa che nonostante i passi avanti legislativi, il problema più grave è quello culturale. Non solo fra le donne straniere ma anche fra le italiane, perchè la violenza contro le donne è ovunque a prescindere dal ceto sociale, dall’etnia e dalla religione. La crisi ha acuito l’aggressività e i 114 casi di femminicidio registrati lo scorso anno lo dimostrano drammmaticamente.