Il coniglio che voleva addormentarsi

La privazione del sonno è una tortura, lo sapevano a Guantanamo e lo sanno i genitori dei pupi che si svegliano più volte durante la notte. Lo so bene anch’io perchè la mia secondogenita non mi ha fatto chiudere occhio per tre anni. I primi tre anni sono critici per il ritmo sonno/veglia e lei non mi ha fatto lo sconto neppure di un giorno!
Per questo i manuali che insegnano ad addormentare il bebè (senza droghe) sono sempre bestseller. Peccato che qualche volta predichino anche strategie un po’ crudeli come lasciar piangere il piccolo insonne un tot di minuti, sperando che sia una strategia a scalare. Poi magari si addormenta disperato ma un decennio e passa più tardi, arriva la vendetta.
Servita fredda. E’ un adolescente che vi odia. Naturalmente non solo perchè non l’avete coccolato quando piangeva durante la notte, anche per mille altri motivi…che non elenco per non farvi stare male troppo presto.
Allora per non rischiare è meglio cercare di risolvere il problema della mancanza di sonno con un metodo più soft. L’ultima strategia che funziona è in questo libro, scritto da uno psicologo svedese e divenuto un cult fra i genitori disperati, inizialmente grazie al classico passaparola sul web. Poi è stato pubblicato e da poco è disponibile anche in Italia. Già il titolo Il coniglio che voleva addormentarsi, promette bene, è infatti la storia interattiva che mamma coniglia racconta al suo cucciolo che, guarda caso, ha qualche problemino di sonno.
La lettura della favola deve essere fatta con alcuni accorgimenti tecnici (spiegati ai genitori nel libro) per coinvolgere il più possibile il bambino, farlo rilassare al massimo, fino al momento in cui si addormenterà.
E se per caso a metà libro già ronfa, non bisogna lasciarsi andare all’euforia e piantare a metà la storia, meglio contenere la gioia e continuare la lettura con voce suadente fino all’ultima pagina. Tra l’altro il libro è bellissimo, stampato con una carta pregiata e illustrato con disegni magnifici. Però c’è anche la versione ebook, magari per quando si viaggia. E si pianificano delle gran dormite fuori casa.

2 comments

  • ammennicolidipensiero

    Io penso semplicemente che una buona parte dei bimbi che si addormentano con il metodo di “fate la nanna”, probabilmente, la notte sognano di invadere la polonia (semi-cit.)

    • patriziavioli

      Sono d’accordo con te 🙂 senz’altro la mamma di Adolf lo cacciava a letto alle 19 e poi si metteva i tappi nelle orecchie per non sentirlo protestare. Poi è andata come è andata!