Il museo del mare a Genova

Nella gita a Genova della settimana scorsa abbiamo visitato, sempre al Porto Antico, anche questo bellissimo museo, interessante per grandi e piccoli, perfetto per i bambini dalle elementari in poi.
Completamente interattivo, riesce a coinvolgere e incantare anche un pubblico di adulti.
Si parla del mare a 360° e il primo protagonista importante è naturalmente, il navigatore orgoglio dei genovesi: Cristoforo Colombo di cui si possono ripercorrere le avventure e le rotte di navigazione. Poi si scopre che la Santa Maria non era una caravella, ma una caracca, quindi più grande. E quindi usata come nave ammiraglia nella famosa spedizione del 1492.
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Poi siamo saliti sulla riproduzione di una galea, bellissima tutta in legno.
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Qui ci è stato spiegato come veniva diviso l’equipaggio, ovvero la forza lavoro: schiavi, i forzati e buonavoglia. Per gli schiavi non c’è bisogno di spiegazione, i forzati erano i galeotti, e i buonavoglia invece quelli che non avevavo nulla da perdere e si imbarcavano in cerca di sistemazione e di fortuna. A bordo, per comodità dei comandanti, si distinguevano solo dai capelli: gli schiavi erano rasati, i forzati con un ciuffo centrale come i mohicani (e i ragazzi di oggi) e i buonvoglia invece potevano tenere i capelli lunghi e farsi anche una codina.
Il mio percorso preferito è stata la mostra Mare Mostrum, così intitolata perchè ripercorre l’immaginario del mare fra mito e paura. L’uomo è sempre stato affascinato e al tempo stesso spaventato dalla vastità degli abissi. Perciò sono nate le leggende sui mostri marini. Bestie orrende come i serpenti, i calamari giganti, i kraken e le sirene. Queste ultime doppiamente pericolose perchè anche donne provocanti!
Molte di queste zoccole di mare perennemente in topless sono state, presumibilmente, responsabili di disgrazie e annegamenti.

Nell’immaginario dei naviganti, le navi affondate prendono vita e possono avere un’anima, spesso dannata. Le polene (sirene) sono la personificazione di queste creature che solcano gli oceani con il loro carico di spettri. E anche la parola zombie, oggi tanto abusata, proviene dalla storia horror del mare. Così erano stati denominati infatti i fantasmi degli schiavi annegati nelle tempeste, che tornavano a galla per chiedere (secondo me giustamente) vendetta.

Per rendere più vivace l’itinerario dei visitatori è stato anche possibile salire su una scialuppa per cercare di salvarsi mentre la nave affondava e bisognava remare e remare per solcare le onde nel mare in tempesta. Ovviamente non nella baia di Chiavari ma in mezzo all’Oceano Pacifico.

Abbiamo remato e remato, rollato e urlato. Per rendere più realistico il nostro dramma arrivavano anche spruzzi d’acqua che ci innaffiavano. Una collega spaventata, inchiodata ai remi accanto a me, ha commentato:

“Cavolo! Mi ero appena fatta la piega un’ora fa!

In risposta ho sorriso, coraggiosa, senza dirle che con la mia stiratura permanente all’agave, anche le onde del mare forza 12 non mi turbavano.

Ma la storia del mare mostruoso non è uno scherzo, le tragedie del mare esistono e la mostra prosegue su un binario più moderno, con la cronaca delle migrazioni.

Quelle dei nostri giorni, sui barconi carichi di profughi, e infatti il museo è riuscito a farsi dare una vera scialuppa degli sbarchi di Lampedusa. Tragica testimonianza della nostra attualità più recente.
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Poi si ricordano anche le migrazioni italiane verso le Americhe nel secolo scorso.

Qui, con l’aiuto di filmati e riproduzioni d’epoca, è stato ricostruito sia l’ambiente dell’ufficio immigrazioni del porto di Genova, sia l’interno di una nave carica di emigranti.

Ai visitatori del museo, viene addirittura fornita una “vera” carta d’imbarco e un passaporto in stile vintage che viene verificato dall’ufficiale dell’ufficio immigrazioni. E ciascuno interpreta un passeggero realmente esistito, grazie a un archivio con le storie, basate su lettere e documenti di molti immigrati. Personaggi illustri come Eleonora Duse ma anche gente semplice e povera che provava a rifarsi una vita dall’altra parte del mondo.

Poi c’è anche la possibilità di consultare un database per chi vuole trovare le generalità di qualche avo immigrato tanto tempo fa. Il famoso zio d’America che in questi tempi magri può venire sempre utile.
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Infine per i più guerrafondai c’è la possibilità di visitare il sommergibile Nazario Sauro, della Marina Militare, conservato in perfette condizioni e “parcheggiato” nelle acque del porto fuori dal museo.
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(tutte le foto ©Merlofotografia)