Barbie forever!

Ieri ho partecipato all’inaugurazione del Mudec, il nuovissimo Museo delle culture (occupa uno spazio vastissimo nell’edificio dell’ex Ansaldo) e dopo la falsa partenza di sei mesi fa, oggi apre finalmente al pubblico. Dopo una conferenza stampa fiume, di quasi due ore, in cui pochi sono riusciti a resistere e moltissimi si sono imboscati nella caffetteria, c’è stato l’atteso momento del tour nel museo. Oltre all’esposizione permanente, che ha un ampio programma di corsi, mostre e approfondimenti dedicati a tutte le culture del mondo, per il debutto ufficile del Mudec sono state scelte (chissà perchè?) due mostre agli antipodi: una retrospettiva su Barbie e Racconti dal Paradiso dedicata a Paul Gauguin, il pittore francese che dopo una vita intensa e giorovaga finì i suoi giorni in Polinesia ed è famoso al grande pubblico per i ritratti esotici delle bellezze del luogo.

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la prima Barbie nel 1959

Per quanto ami la pittura di Gauguin (su cui farò un altro post) il mio spirito kitsch mi ha spinto a iniziare il mio giro con la mostra della bambola più famosa del mondo. Il cui successo ha travalicato il concetto stesso di bambola.
Perchè Barbie oramai è un’icona, un’immagine, un personaggio.

“Oggi Barbie alle bambine non piace più, preferiscono le Winx”, diceva con rimpianto un’elegante signora, di una certa età, mentre si aggirava trasognata fra le installazioni della mostra dove in teche di vetro si poteva ammirare Barbie, declinata in mille sfaccettature.
“…mentre è meravigliosa, queste ragazzine proprio non le capisco”, sospirava la signora, con un po’ di delusione, scuotendo la testa.
Dalle Barbie storiche a quelle couture, fino all’ipotesi più surreale Barbie-l’icona che impersona altre icone, come ad esempio, Marylin Monroe, Grace Kelly, Olivia Newton John in Grease, Audrey Hepburn, Scarlett O’Hara e anche, addirittura, Elisabetta I.
A Barbie hanno fatto fare di tutto: il dottore, la regina, il pilota d’areo, catwoman, la sirena, la sposa, l’astronauta, la cuoca, la cantante rock, ecc. Ma lei non è mai cambiata. Sempre uguale, dalla nascita, per 56 lunghissimi anni. Anche con i capelli e il trucco diverso, ha lo stesso corpo, gli occhioni spalancati con le ciglia chilometriche e le stesse manine con le dita un po’ piegate.
Per questo le bambine in fondo Barbie non piace tanto: è troppo perfetta, allora si merita le torture. Chi non ha mai sperimentato su Barbie un drammatico e violento make-over?
Le si tagliano i capelli, si colorano gli occhi e le labbra con i pennarelli, si spoglia, si verifica il suo corpo da adulta e si continua con le sopraffazioni. Da piccola, ad esempio, con un piercing ante-litteram volevo infilarle due spilli nei capezzoli (ero già disturbata allora). Barbie paga per il suo modello di bellezza irraggiungibile, foriero di frustrazione per le ragazze vere. E paga anche perchè si è fidanzata con quel bietolone di Ken, un compagno che, certo, non le ha mai invidiato nessuna.
Barbie e Ken, 1961

Ma la mostra del Mudec è bellissima, colorata e divertente.
La parte meno intrigante è quella dedicata ai gadgets del mondo di Barbie, il castello, il camper, le auto, e tutti quegli altri oggetti che hanno costruito per renderla più concreta, più terrena. Ma è un progetto impossibile perchè la grandezza di Barbie è quella di rimanere un’immagine, un sogno.
Chissenefrega se va a fare un picnic con Ken e con quella minus habens di sua sorella Skipper!

Barbie's evolution style (Collectors edition)

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