La ragazza del treno

Spiare nelle vite degli altri, osservare senza essere visti, fare congetture e fantasticare sulla loro sorte è lo sport preferito di Rachel, la protagonista de La ragazza del treno il giallo della giornalista inglese Paula Hawkins, bestseller mondiale, che quest’estate ha scalato la classifica anche da noi.
Il romanzo è scritto come un diario (astuto espediente narrativo che facilita molto l’esposizione della trama e coinvolge maggiormante chi legge). Nelle pagine si alternano le confessioni di Rachel, che osserva la vita degli altri dal finestrino del treno che dalla periferia londinese la conduce al centro della città e quelle di altre due donne.
Anna, la rivale che ha rubato il marito a Rachel e Megan, una bella ragazza che (vista dal treno) sembra avere una vita perfetta. Quella vita che Rachel ha perso, per cui prova nostalgia e invidia. E cerca di rivivere spiando morbosamente e irrazionalmente Megan.
La parte migliore del libro, quella che dà ritmo e avvince, è proprio la descrizione della realtà di Rachel che è un’alcolista e lotta contro il suo vizio.
Tutto per lei sembra andare a rotoli, da quando è stata lasciata dal marito e per sopravvivere cerca un’identificazione posticcia nella vita di Megan. Ma quando questa misteriosamente sparisce e poi viene ritrovata cadavere, la trama dovrebbe diventare più coinvolgente e incalzante. Rachel non sa racapezzarsi mentre chi legge, a settanta pagine dalla fine, putroppo ha già un’idea chiara di come siano andate le cose. Un vero peccato per un giallo dall’inizio così intrigante.
Nell’insieme comunque è una lettura piacevole, nelle pagine migliori, nelle descrizioni molto inglesi mi ha ricordato la mia amatissima Ruth Rendell. Poi ho anche pensato che La ragazza del treno è un romanzo molto inglese, una storia simile in una versione nostrana non avrebbe senso.
Gli inglesi amano molto i treni che chiamano sempre con il loro orario “the 8.05 train” perchè sono puntuali, da noi un giallo ambientato, per esempio, nella cornice di Trenord, quello che qui i pendolari prendono per arrivare a Milano, sarebbe inconcepibile. Più realistico un pulp dove passeggeri indiavolati per gli scioperi e i ritardi si imbestialiscono, sclerano e menano.
Non come Rachel che sta male, beve in silenzio macerandosi dentro, osserva dal finestrino ma certo non se la prende con il controllore.

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