Marguerite – il film

C’era una volta, un secolo fa, una ricca signora americana, si chiamava Florence Foster Jenkins, aveva molti soldi e solo una grande passione: cantare. Pensava di avere una voce da soprano, si allenava di continuo, con costanza e abnegazione e si esibiva in circoli privati con un pubblico di amici e conoscenti che non osava dirle la verità. Perchè sarebbe stata molto difficile da digerire, l’avrebbe distrutta. Nessuno se la sentiva di umiliarla rivelandole quanto fosse stonata. E così la “povera” ma ricchissima Florence quando scoprì questa orrenda verità morì di crepacuore poco dopo essersi esibita sul palco del prestigioso Carnegie Hall di New York ed essere stata fischiata.

Dopo essere caduta nell’oblio per tantissimi anni la storia di Florence Foster Jenkins quest’anno torna prepotentemente alla ribalta con ben due film: uno, americano, diretto da Stephen Frears in cui la stonata cantante è interpretata da Meryl Streep (non ancora in distribuzione) e l’altro Marguerite che ho visto l’altro giorno con grande piacere. Il regista francese Xavier Giannoli, ha raccontato la storia della cantante più stonata del mondo prendendosi molte libertà: le ha cambiato il nome, la cittadinanza e anche un po’ il curriculum, ma è riuscito a descriverla in maniera poetica e coinvolgente.

Marguerite aveva “il problema” di essere molto ricca e avere così molti adulatori che le stavano intorno solo per interesse e anche un marito così ipocrita e bugiardo che non la contraddiceva solo perchè anche lui era a libro paga.

Perciò Marguerite fra una finzione e l’altra poteva continuare ad esibirsi in eventi di beneficenza dove alla fine scoppiavano gli applausi perchè era lei che sponsorizzava.

Il film con ironia e cinico realismo racconta le avventure di questa donna, ingenua e sognatrice, che viene presa in giro da gente senza scrupoli che continua ad assecondarla per scucirle più soldi possibile. L’ambientazione è negli anni’20 e le scene ricordano un po’ Downton Abbey, o meglio il lato oscuro di Downton Abbey, dove tutti sono molto più viziosi e bugiardi. Anche perchè la vicenda si svolge in un palazzo alle soglie di Parigi,  dove l’atmosfera era molto più peccaminosa, torbida e all’avanguardia che nella pacifica campagna dello Yorkshire.

C’erano ad esempio quei pazzi squinternati dei surrealisti che fumavano l’oppio ed erano pronti a qualsiasi cosa pur di sfangarla. E poi da sempre si sa che il mondo degli artisti è un po’ marcio, ambiguo e competitivo. A quei tempi si organizzavano gang prezzolate che andavano nei teatri a fare buuuuuuuhhhh e a tirare i pomodori marci oppure ad applaudire e a chiedere il bis.

Era solo una questione di budget.

La povera Marguerite è morta per l’arte, quando ha scoperto di fare schifo il suo cuore non ha retto, ma purtroppo cent’anni dopo gli intrighi degli ambienti artistici non si sono evoluti molto: invece di mandare gente pagata a fare claque o deridere nei teatri, adesso ci sono i troll e le recensioni in rete.