Conversazioni milanesi

Sarà l’aria frizzantina della primavera che sta per arrivare, sarà lo stress da Expo, sarà il caos della settimana della moda, o qualche altra ragione aliena, ma in città i milanesi sono sempre più fuori.
Ecco qualche esempio raccolto ieri sul territorio.
Due ragazzi dietro di me, in strada ad alta voce:
“Ma gli Dei sapevano che doveva morire”
“Sei sicuro?”
“Ussignur!”, penso mentro mi volto per vedere da che setta potrebbero venire. Sembrano normali, strano. Mi sorpassano continuando a parlare con fervore di morti e punizioni divine. Poi capisco, vengono dalla strada parallela, dove c’è il liceo classico. E le versioni danno alla testa, posssono rovinarti la vita.

Sono a fare la spesa nel supermercato bio, sto girellando fra le verdure quando sento una signora che entra come un razzo urlando:
“E adesso basta con quel telefono!”
Mi volto e vedo entrare con lei un signore sudamericano quarantenne, tranquillo e pacato che non telefona. Strano. La signora è sempre indiavolata e infatti sta già schizzando fra i broccoli e l’indivia con un fare molto stressato. Ma perchè il sudamericano non deve telefonare? E soprattutto perchè alla signora dà così sui nervi?
Me lo domando per qualche minuto finchè non si catapulta nel supermercato anche una ragazzina, che zigzaga felice ignorando la madre che la insegue per verificare che non stia, per caso, che ilcielolafulmini, whatsappando.

Nel pomeriggio vado a vedere un film, per una botta di fortuna insperata, trovo parcheggio proprio davanti al cinema. Uno spazio vuoto senza riga gialla e neanche blu. Parcheggio gratuito. Allora esistono! Mai successo in ventisei anni che sono a Milano!
Emozionatissima comincio la manovra. Andando avanti, nell’entusiasmo, prima di mettere la retro, scontro inavvertitamente, appena appena (non ha neanche cambiato inclinazione di un grado) lo specchietto di una Smart parcheggiata davanti. Contemporaneamente si apre il finestrino del conducente e una specie di Nicole Minetti, con la bocca siliconata mi aggredisce, intimandomi di stare più attenta. Mi scuso e chiedendomi se si tratta veramente dell’Olgettina più famosa, continuo la manovra e scopro che la Smart è targata Principato di Monaco! Ahahah!
“Sara lei o la sorella cessa?”, continuo a chiedermi.
Se fosse Nicole sarebbe un po’ sciupata…con quelle occhiaie.
Dopo due secondi lei scende e mi guarda ancora male, ricambio lo sguardo in cagnesco e la seguo notando che ha anche il lato B un po’ basso. Rifletto fra me e me che forse non dovrebbe mettersi le Converse. Ma restare ancorata sul tacco dodici sempre e comunque.
Ancora assorta in questi pensieri maligni, termino il parcheggio. Sto per scendere quando qualcuno bussa al finestrino del passeggero. E’ un tizio in camicia con in vita un grembiulone da cuoco. Siamo di fronte a un ristorante, penso che magari mi darà la brutta notizia. Mi dirà che il parcheggio è riservato: era troppo bello per essere vero. Tiro giù il finestrino, un po’ guardinga, pronta al peggio.
Il tizio mi aggredisce subito: “Ha toccato la mia macchina!”
“No, guardi si sbaglia, ho bocciato lo specchietto della Minetti e sono già stata cazziata!”, vorrei dirgli.
Ma ha lo sguardo cattivo e quel gran grembiulone da chef mi fa anche un po’ paura. Magari ha anche un coltello nascosto sotto. E se fosse cocainomane? Sui giornali scrivono che a Milano è pieno di cocainomani…sarà vero.
Quindi mi faccio piccola e rispondo solo: “Mi dispiace, non mi sono…”
Ma lui comincia a urlare:
“Mi dispiace! Mi dispiace! Uno ammazza qualcuno poi dice mi dispiace! Ah! E’ troppo comodo! Ammazza qualcuno e poi gli dispiace!!! Comoda la vita!”
Poi fortunatamente torna dentro al ristorante, probabilmente a sfogarsi, sgozzando un paio di polli per il brodo.

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