Still Alice


Sono contentissima che l’Oscar come migior attrice sia stato vinto da Julianne Moore bravissima. Qualche settimana fa ho visto “Still Alice”, sono andata un sabato pomeriggio con un’amica.
Come sempre nel weekend nelle proiezioni pomeridiane c’è un parterre di pubblico non proprio giovanissimo e quel giorno in sala i più giovani dovevano avere almeno una quarantottina d’anni. Quindi particolarmente sensibili al problema dell’Alzheimer precoce trattato dal film. Gente che senz’altro almeno una volta ha aperto il frigorifero, guardato dentro e poi si è chiesta: cosa cavolo dovevo prendere? E ha faticato un po’ per trovare una risposta (se l’ha trovata). Gente che dimentica dove ha parcheggiato l’auto. Gente che “come si chiamava quell’attore/scrittore/cantante?”. Gente che deve cercarlo su Google. Gente che se non si scrive la lista delle cose da fare è finita.
Insomma ci siamo capiti.
All’inizio del film la protagonista è una cinquantenne fichissima, e tutti i sala erano contenti e un po’ si identificavano. Poi mano mano che procedeva la narrazione e venivano sottolineati i sintomi subdoli della malattia, in sala si avvertiva un certo disagio. Una tensione palpabile.
Quando Alice/Julianne Moore è andata per la prima volta dal neurologo che le ha imposto dei semplici esercizi menmonici, tra cui ricordare due indirizzi e ripeterli a fine sessione, la mia amica mi ha sussurrato:
“Facciamoli anche noi”
Ero d’accordissimo ma purtroppo ho sbagliato il Cap!
Era comunque un indirizzo americano quindi più arduo per noi italiani, mi sono detta per consolarmi.
Poi per la povera Alice le cose sono peggiorate velocemente e in sala si avvertiva un panico crescnte, peggio che se fosse un film dell’orrore.
Tutti fermi seduti, con il fiato sospeso, inchiodati alla poltroncina, gomiti puntati sui braccioli. Pronti ad andare a casa e scrivere sulla lavagnetta della cucina tre parole difficili e desuete, coprirle con uno strofinaccio, come Alice, e poi un’ora dopo cercare ricordarle senza esitazione.
Con quell’esercizio sono andata bene, ma l’altro giorno non mi ricordavo il nome di Steve Jobs e non è stato bello.
Ho recitato tutta la litania dei ricconi della Silicon Valley: da Bill Gates a quelli di whatsapp e niente.
Ho detto anche “stay hungry, stay foolish” ma non è servito.
Stavo per mettermi il girocollo nero e jeans ma non è stato necessario, all’ultimo secondo, la lampadina si è finalmente riaccesa.

4 comments

  • cara i tuoi post sono sempre interessanti e simpatici complimenti a presto e buona giornata

  • patriziavioli

    Grazie 🙂

  • Ho una decina d’anni più di Alice e mi guardo bene da fare quegli esercizi, magari non sarà precoce ma sempre di Alzaimher si tratta. Sapessi quante volte apro il frigo e non so perché, stamattina ho bruciato per il secondo giorno consecutivo il pane nella tostiera, ricordare nomi ed indirizzi è diventata un’impresa. Che dici vado dal neurologo?

    Film stupendo e la protagonista l’Oscar se lo è meritato tutto ^_^

    • patriziavioli

      Succede succede…qui succede di tutto dal toast all’insalata ne freezer 🙂 quindi tranquilla!

      Sono contenta che il film sia piaciuto tanto anche a te!