Nuovi maschi… ma anche no

fotexpo
Ieri pomeriggio ho partecipato al workshop della #cittàdelledonne, un laboratorio di narrazione digitale che, in collaborazione con i progetti legati all’Expo, ha come obiettivo di raccontare Milano attraverso appunto l’esperienza, la sensibilità al femminile. Il primo esperimento è stato fatto a Bologna, (con il contributo anche della mia amica Francesca Sanzo) riscuotendo molto successo e partecipazione.
L’appuntamento milanese era al padiglione cittadino dell’Expo, allestito davanti al Castello Sforzesco. Tra gli sponsor dell’avvenimento c’era Emmabooks e per questo sono stata invitata.
L’esperimento di narrazione digiatale prevedeva alcuni giochi: il primo era una sorta di twitter for dummies, dove partendo dalla lettura di un testo della scrittrice Rosa Terruzzi si doveva scrivere un tweet, mentre il secondo gioco prevedeva l’identificazione di Milano attraverso alcune parole emblematiche.
Il parterrre dei partecipanti era vasto e l’età piuttosto variabile, ma la media non era di giovanissimi.
La scelta delle parole ha spaziato tra concetti tipicamente milanesi come: moda, design, cultura, solidarietà, integrazione, sperimentazione. Quando è arrivato il mio turno ho detto “buche nelle strade” (in famiglia ci abbiamo gà rimesso un cerchione) e sono stata guardata un po’ male, ma poi hanno scritto il mio biglietto con la parola “manutenzione”.
Non ho protestato anche perchè c’è stato subito un piccolo colpo di scena. Uno dei partecipanti, un goliardico quarantenne, ha entusiasticamente proposto come parola emblematica “figa”.
Alcune signore hanno protestato, ma non eravamo a scuola e così, il goliardico quarantenne, che ancora si diverte a dire parolacce, non è stato espulso dal padiglione. E il gioco di narrazione è andato avanti.
Il secondo step era quello di riunire in piccoli gruppi i partecipanti che, a partire dalla parola prescelta, dovevano inventarsi una storia milanese. Un racconto di una Milano al femminile che si auspiscava di rendere presto realtà. Una città più verde, più a misura di bambino, fruibile per i giovani, per gli anziani, aperta agli stranieri, sicura per le donne.
Con una cartina alla mano, ciascun gruppo raccontava le zone della città che amava di più, e anche quelle che avrebbe voluto cambiare e migliorare.
Il signore della parola “figa” è rimasto da solo nel suo gruppo.
Un gruppo da uno. Unico e appassionato. Infatti quando è toccato a lui lo story telling non si è perso d’animo. Un progetto 2.0 ma anche un ever green.
Ha preso la cartina della città e ha illustrato, con dovizia di particolari, che il suo progetto era un grandioso, per quanto classico, coloratissimo putan-tour.
Ha spiegato che tipo di ragazze, di quale etnia, con che budget si potevano trovare in ogni zona.
Grande brusio di disapprovazione fra gli astanti e fra gli organizzatori. QUalcuno forse voleva prendere appunti ma senza farsi beccare, (magari avrebbe ritwittato più tardi).
Una mia amica ha commentato che probabilmente oltre alle donne quel macho del narratore consumava anche altre sostanze.
Per niente verybello.
Menomale che prima che l’Expo inizi abbiamo ancora qualche mese per migliorarci 🙂

6 comments

  • rose

    bello. Ma sono i maschi di sempre… con qualche eeccezione

  • patriziavioli

    Qualcuna solo 🙂

  • Saint

    Noi maschietti non perdiamo occasione per confermarci “attenti al sociale”.
    In effetti su i muri di Milano non ho mai visto scritto “W LA MANUTENZIONE”

  • con i tempi che corrono secondo me il fine lavoro di ricerca dell’uomo potrebbe diventare ricercato e utile ad una certa parte di pubblico da expo.

  • patriziavioli

    Penso che tu ci abbia azzeccato anche stavolta!