Vacanze romane

colosseo

La settimana scorsa siamo andate a Roma.
Pochi giorni prima della partenza stavo organizzando insieme ad Anita l’itinerario delle nostre visite.
“Allora dove siamo noi?”
“In Via Giulio”
“Ma mamma!”
“??!?!?”
“Sarà Giulio Cesare!”, certo, era schifata perchè fa il liceo classico.
Turbata, mi informo meglio e scopro che invece è proprio solo Giulio.
Arriviamo a destinazione e come d’accordo appena uscita dalla metro, telefono alla padrona di casa per avvisare che siamo arrivate.
“Via Giulio 25”, mi precisano.
Così trasciniamo i trolley fino al 25 e invece del portone troviamo “Mamma pizza”.
Emana un profumino buonissimo, spacciano pizze al trancio che sono una favola.
Emma è contenta, dice che per lei va bene. Possiamo entrare lì, ingozzarci e poi vediamo.
Anita invece scalpita.
“Avrai capito male! Richiama!”
“Scusi il civico?”
“Venticinque”
Riproviamo, ma c’è sempre la pizzeria.
“Richiama!”
Non mi rispondono.
Allora andiamo al 23, al 20 e poi anche al 17.
Niente. Emma ha fame. Insiste per farsi un trancio. Anita invece perchè continui a telefonare.
Dopo un quarto d’ora scorgiamo una vecchietta che si agita in mezzo alla strada.
E’ il nostro contatto.
Giulio venticinque era solo il nome della strada.

roma

Dopo questo inghippo iniziale è andato tutto bene, abbiamo camminato un sacco. Visitato musei meravigliosi, visto la mostra di Frida Kahlo, ci siamo nutrite di pizza, supplì e soprattutto dei gelati fantastici di Fata Morgana.

bronzo

L’unico neo della vacanza è stato l’attacco di panico che ho avuto quando mi è venuto in mente di prendere un risciò a Villa Borghese. Vedendo una serie di famiglie felici che scorrazzavano avanti e indietro su e giù per le colline, ho pensato che fosse divertente fare altrettanto.
Quando è stato il momento di scegliere se prendere quello con la pedalata facilitata (con il motorino), da dura e pura del fitness ho deciso che avrei pedalato. Solo pedalato!
Infatti alla prima salita mi sono quasi messa a piangere.
Poi sono scesa a spingere.
Risalita ho litigato con il volante, che era finto. E disobbediente. Non girava come volevo.
Ho piantato un gran capriccio. Detto che avevo paura e mi sono fatta lasciare in un panchina.
Ho rinnegato gli anni di esperienza come pilota di risciò a Rimini e Riccione.
Che vergogna!
Le mie figlie hanno cercato di non ridere, sono partite felici. E tornate a riprendermi un’ora dopo.
Mentre ero seduta ad aspettare, smanettavo nervosamente su Instagram e rimpiangevo i momenti in cui i capricci li facevano loro.

pincio

gianicolo

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