Nessuno sa di noi


Questo libro è fra i dodici finalisti del Premio Strega, domani sera ci sarà a Roma la selezione della cinquina vincente e tifo per Simona Sparaco. Nessuno sa di noi è una storia forte, coinvolgente, anche troppo, un pugno nello stomaco. Racconta la vicenda di una coppia, Pietro e Luce che cercano ardentemente un figlio e quando finalmente la gravidanza arriva sono felici, emozionati, trepidanti di aspettative. Fino al settimo mese quando un’ecografia di routine rivela che il bimbo, sognato e immaginato, a cui è già stato dato anche un nome, è stranamente troppo corto. Troppo piccolo, le sue ossa non sono abbastanza sviluppate. Le dimensioni non rientrano nella norma dei parametri di crescita. Così dice l’ecografa e poi spiega che è affetto da displasia scheletrica. Se nascerà forse non sopravviverà o andrà incontro a gravissimi problemi. Insomma l’avverarsi dell’incubo di ogni madre in attesa.
A Luce e Pietro spetta la decisione che sconvolgerà la loro vita e la loro coppia.
Non racconto altro perchè non voglio rovinare l’emozione della lettura. Non scrivo “il piacere della lettura” perchè specialmente per chi è passata attraverso una gravidanza, e in particolare una a rischio, è più esatto parlare di coinvolgimento e di empatia più che di piacere. Il pregio fondamentale di questo romanzo è il raccontare sentimenti così forti e dolorosi con uno stile misurato e incisivo, senza mai scadere nella retorica, nella commozione facile. Un libro che si deve leggere tutto d’un fiato, lascia il segno ma anche un messaggio positivo perchè oltre che di maternità il romanzo parla dell’amore, in tutte le sue declinazioni. L’amore che unisce i due protagonisti e li aiuta a non naufragare in un’esperienza così devastante.

4 comments

  • A me questo tipo di libro angoscia per cui … vedrò di leggerlo in estate lontana dalle ansie di oggi

  • patriziavioli

    Forse ho spinto troppo sulla parte difficile della storia, è comunque un messaggio ottimistico quello che esce da queste pagine. E proprio questo dà valore al racconto.

  • Da quando mi è capitata una cosa analoga, sto sentendo un milione di storie del genere in giro per il web e la vita reale. Forse prima non le sentivo vicine, e quindi non me ne interessavo, o forse se ne comincia a parlare di più?
    Non so se leggerò questo libro, perché non so se ho il coraggio di riattraversare il dolore che cerco di “dribblare” da febbraio ad oggi. Cerchiamo di andare avanti, ma cerchiamo anche di parlarne perché ci sono tante coppie che si sentono le uniche a vivere queste orribili esperienze e finiscono per rovinarsi con le loro stesse mani. A noi ci ha aiutato molto da subito il fatto di essere perfettamente consapevoli che non eravamo soli.

  • patriziavioli

    Mi dispiace che sia capitato anche a te.
    Penso che, come scrivi, sia importante invece parlarne e condividere per superare il trauma e il dolore. E credo che finalmente oramai l’argomento non sia più un tabù anche se sui giornali specializzati, anche quello dove lavoravo io, c’è ancora una censura preventiva forte su questi argomenti.