Giovedì del libro: Follia profonda


E’ stata la mia prima volta: non avevo mai letto uno psyco-thriller così crudo. Follia profonda, del tedesco Wulf Dorn mi è stato consigliato dalla padrona della libreria Il trittico, dove sono andata qualche settimana fa a fare una presentazione. Le avevo detto che mi piacevano i gialli: Fred Vargas, Ruth Rendell, Nicci French, Harlan Coben, Charlotte Link e lei ne ha approfittato per darmi qualcosa di più cruento.
“Ti cattura e lo leggi tutto d’un fiato”, mi ha detto, mettendomelo in mano.
Ha avuto ragione: nonostante la scrittura non proprio esaltante, forse anche per colpa della traduzione, la storia prende la mano e non si ha pace finchè non si arriva all’epilogo. Anzi a dire il vero non ho avuto pace anche perchè lo leggevo alla sera prima di dormire e con tutte le descrizioni di scene ultraviolente è stato un miracolo che sia anche riuscita a dormire. Ma credo che l’eccesso di emoglobina sia essenziale in questo genere letterario. E infatti, Wulf Dorn, che vive a Ulm (dove sono anche stata perchè a pochi chilometri c’è il Legoland tedesco) è un autore da best-seller. Questo romanzo è il terzo di una trilogia, prima c’è stato “Psichiatria” e poi “Superstite” entrambi con ottime vendite. Insomma i suoi lettori amano il brivido e non sono mai sazi. “Follia profonda” narra una vicenda di stalking, il protagonista è uno psichiatra: un dottore sui trentacinque, molto fico, ma a mio parere non sveglissimo, che comincia a ricevere delle avances da una sconosciuta ammiratrice. Rose rosse, bigliettini, telefonate e richieste sempre più pressanti e folli. Intanto attorno a lui comincia anche una strana serie di omicidi, naturalmente inspiegabili. La storia si svolge a Ulm, sulle rive del Danubio e piove, piove, piove sempre. (Quando sono andata io c’era invece un bel sole, fortunatamente). Poi la situazione si ingarbuglia sempre di più, la violenza cresce di pari passo alla follia omicida della stalker. Un apoteosi di violenza e di sfiga, per il povero psichiatra protagonista, conduce il lettore con il fiato sospeso fino alle ultime pagine. Anche se ci sono cose che vengono giustificate con la follia, ed è una gran comodità per l’autore perchè in fondo rimangono assurde. Leggendo poi nella pagina dei ringraziamenti, l’autore ammette di essersi ispirato a Dario Argento: ecco da dove veniva tutta quella smania di mattanza! Concludendo devo dire che l’esperienza de paura mi è bastata, ritorno felicemente ai gialli psicologici, meno sanguinolenti e più intriganti.

8 comments

  • come ti ho già detto … questo mi piace tanto!!!!

  • patriziavioli

    Comincio ad avere un tassello in più sulla tua personalità! 🙂

  • Grazie per la recensione molto bella come sempre, ma direi che non è il mio genere.
    E in ogni caso (come ho ricordato in uno dei miei ultimi post) preferisco di gran lunga i classici della fantascienza ai gialli!!

    Buon week-end

  • Di letture traculente mi sono bastate i nove libri della serie Kay Scarpetta che come alla signora in giallo ad ogni libro moriva qualcuno vicino a lei.
    Decisamente non è il mio genere.

  • siccome non mi piace nè rovinarmi le ore in cui leggo, nè il tempo dedicato a vedere la tv, io queste cose “le lascio agli altri”! 🙂

  • Ciao Maria Chiara, grazie del commento e ho capito 🙂 la prossima volta cambio genere letterario per la recensione!