Fitness a tutti i costi

Da piccola non potevo arrampicarmi sugli alberi, correre, saltare. Dovevo stare ferma altrimenti sudavo e rischiavo il raffreddore oppure rovinavo i vestiti. Queste erano le regole di mia madre. Così sono cresciuta da bambina, obbediente, elegante e soprattutto ferma. Tutto un mondo di movimento e felicità mi è stato precluso.
Quando sono andata a scuola, soprattutto alle medie, ero sfigatissima in ginnastica. E ne soffrivo molto perchè essere bravi negli sport era estremamente fico. Nel frattempo mi erano anche cresciute le tette, ai tempi non erano stati ancora inventati i reggiseni sportivi, e quindi non provavo neanche più a correre neppure di nascosto. Avrei corso male, lentamente e per di più sballonzolando.
Forse per questo triste passato ginnico, quando dopo i vent’anni sono diventata finalmente indipendente ho cominciato ad andare in palestra, a nuotare, a fare yoga, pilates, cyclette. Ho provato di tutto nei diversi periodi della mia vita. Muovermi mi piace moltissimo e non posso più farne a meno. Ovviamente il trauma infantile pesa, infatti quando frequento qualche classe ho la sindrome della prima della classe. Sono una secchiona del tappetino. Mi torco, mi piego e mi danno per far felice l’insegnante. Quest’inverno considerata la vita sedentaria che dovevo fare costretta a stare in casa a scrivere ho deciso di provare l’improvabile. Nella palestra dove vado alcune volte negli spogliatoi vedevo delle donne stremate uscite da una lezione di GAG, che poi adesso i corsi hanno nomi diversi ma in pratica è un allenamento come quello dei marine, che dicevano meraviglie di una certa insegnante. Quando facevo domande ribadivano che era il massimo, loro frequentavano da anni, avevano intostito anche il muscolo addominale più profondo e recondito, lasciando trapelare con parole non dette che non ce l’avrei mai fatta. Troppo dura. Allora l’ex bambina paralizzata che è in me ha avuto uno scatto di orgoglio e a loro insaputa mi sono iscritta al corso.
Ho dovuto dimenticare la sindrome da teacher’s pet: ho fatto schifo per parecchie settimane. A metà lezione pensavo: “per favore adesso uccidetemi”, ma ho tenuto duro. Prima dell’inizio quando l’insegnante metteva “Rolling in the deep”, mixata a tutto volume, sentivo un brivido di terrore, era la sigla del tormento. Ma poi visualizzavo Adele cicciona e mi facevo torturare felice. Quando dopo un’ora di martirio, l’insegnante urlava, “a terra per gli addominali” mi sembrava quasi sublime. A fine lezione sopravvivere è una sensazione deliziosa, sembra di aver pagato per tutti i nostri peccati. Adesso poi la massima soddisfazione è che non sono più la peggiore, è arrivata una più scarsa di me. E la mia scalata a diventare la cocca della maestra è tutta in salita (ottimo per i glutei) ma è già iniziata.

12 comments

  • Titti

    Anch’io tra le tante attività ho provato GAG, poi però ho smesso: mi sembrava di morire durante la lezione…non fa per me!

  • extramamma

    Devi tenere duro, se non schiatti rinasci farfalla 😀

  • Leggo seduta sul divano….e penso che diventero` grassa.
    Francesca

  • Sono bei momenti, anche se io non so se ce la farei…! Brava.

  • dopo gli anni di acqua gym e il periodo felice delle camminate veloci spingendo il passeggino mi sono paurosamente fermata (però faccio le scale a piedi) ogni tanto guardo la cyclette, però casualmente mi sono appena fata la doccia ed ho i capelli puliti e così lascio stare.
    Cercherò di rifarmi in montagna con le camminate

  • extramamma

    E vai con i buoni propositi!

  • Gio

    L’anno scorso mi sono iscritta a un corso di pilates con la tua stessa insegnante di GAG e sono rimasta talmente traumatizzata che il mercoledì, il giorno del corso, mi venivano delle amnesie incredibili (giuro) che mi inducevano a rimuovere l’appuntamento prestabilito, tanto che non sono riuscita a terminare il corso…

  • glorialchemica

    La sindrome da cocca della maestra… come ti capisco… Ce l’ho da che ho memoria. Specialmente se l’insegnante mi piace. Desidero ardentemente diventare la sua preferita, sentirmi dire “brava”.
    A volte diventa piu’ importante che divertirmi o imparare per davvero.
    E’ quella forza che mi spinge a propormi per prima, stare in prima fila e anelare uno sguardo compiaciuto dell’ insegnante.
    Senza scomodare Freud per capire da dove nasca questo bisogno, forse e’ anche l’ unico motivo che mi spinge ad alzarmi da un divano, percio’ cerco una convivenza equilibritata con questo personale ” demone”.
    Un abbraccio

  • Sono contenta che condividiamo questa malattia!
    Insomma…contenta non è forse il termine esatto, comunque mi rende felice che ci sia questa comprensione!