Più o meno 1000 A. C.

Primo giorno di vacanza:
Anita zoppica, una bella giornata di trekking, per smaltire in anticipo le calorie che sognavo di slurparmi a cena, è improponibile. Perciò partiamo tardi in direzione Valcamonica. Cerco di essere ottimista e visualizzare una Anita piè-veloce per l’indomani. Dormiamo in un Bed&Breakfast medievale, cioè ricavato in una residenza perfettamente ristrutturata in questo stile. Così medievale che nella nostra camera anche a mezzogiorno è buio pesto. Le finestre medievali sono piccole, l’edificio è in mezzo a un nodo di vicoli, nel centro medievale, del paese medievale, per cui anche sporgendosi sul davanzale non si vede quasi nulla. Ho anche dimenticato la mia fedele pinzetta da soppraciglia, comprarne una nuova non risolve il problema. Sarà una vacanza pelosa.

Secondo giorno:
Anita zoppica. Però sembra primavera. La proprietaria del B&B ci consiglia una passeggiata facile, nei pressi di un monastero. Arrivando vedo la scritta “Mamma Celeste” e mi domando se sia una blogger. Il mio cammino verso la disintossicazione web è ancora lungo. Vediamo un’insegna allettante: Agriturismo con ristorante, parco giochi, centro benessere, piccolo zoo, piscina, ampio parcheggio. In auto seguiamo le indicazioni giù per una discesa stretta ma asfaltata su uno spazio terrazzato c’è l’ampio parcheggio. Solo quello, anzi ci sono ancora un po’ sbiadite le scritte ammiccanti di tutti i servizi che offriva l’agriturismo che adesso, peccato, non esiste più. E’ solo una cascina abbandonata. Non possiamo fare inversione perchè la strada è troppo stretta, proseguiamo scendendo verso la valle.
La strada diventa sempre più stretta e ripida, i tornanti sono a gomito. La pendenza di circa il 16% (ha detto Sant), la nostra auto è in stile “cummenda”, larga 1 metro e 90, la strada è larga 1 metro e 95. Possiamo incastrarci a ogni svolta. Sogno un’apecar e comincio ad aver paura. Non c’erano indicazioni di quello che sarebbe diventata questa maledetta discesa. Ad ogni svolta la strada si assottiglia, le buche sull’asfalto aumentano e i parapetti diventano sempre più assurdi. Prima ringhiera, poi rete, poi filo spinato, poi una corda. Undici chilometri così, però ci sono un sacco di case, più o meno vecchie. Alcune sono in vendita (non mi stupisce), altre in affitto (ma neanche…). Sono aggrappata con le unghie al sedile, spalmata come un adesivo. Dico a Sant che voglio scendere e proseguire a piedi. Mi dice che non se ne parla nemmeno. Le bambine sono abbastanza tranquille, Emma ogni tanto dice “Mi viene da vomitare” ma nessuno ci fa caso. L’ultimo tratto prima di arrivare alla statale è il più spaventoso: a strapiombo su una diga. Prego e mi pento di tutti i miei peccati. I pneumatici della nostra auto si incastrano fra due case nell’ultimo tratto. Sant perde un po’ del suo buonumore, ma poi riusciamo a liberarci mandando maledizioni all’assessore all’urbanistica di quel comune.

Terzo giorno:
Anita zoppica. Decidiamo di andare a Capo di Ponte a vedere le incisioni rupestri. Sono veramente incredibili. Disegni fatti sulla roccia circa 3000 anni fa, durante l’età del ferro. Rappresentano uomini, animali, alci, cavalli. Sono così nitide da lasciarci senza fiato. Ce n’è anche una che sembra un prototipo di un Mac….

Quarto giorno:
Anita zoppica. Fa freddo e piove. Siamo reduci, un po’ appesantiti, da un banchetto medievale organizzato ieri sera dal B&B medievale. Nel buio pesto della nostra camera abbiamo dormito un sacco e ci siamo riposati. Ma in fondo non vediamo l’ora di tornare ai giorni nostri.

Stasera faccio l’estrazione del Blog Candy con le ragazze.

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