Polifemo e mamme alfa

Ieri mi sono accecata. Per afferrare un quotidiano piegato, ho allungato troppo il braccio e poi non so come… l’ho piegato e zac! l’angolo del quotidiano (una trentina di pagine) è finito nel mio occhio destro. Ho urlato come Polifemo dopo lo scherzetto di Ulisse e ho tanto simpatizzato con il povero mitico ciclope, condividendo il suo lancinante dolore. Un male tremendo come se avessi uno spillo piantato nell’occhio. Mi sono sdraiata sul letto con l’aria di una moribonda per attirare l’attenzione della mia famiglia. 

Le ragazze hanno detto: “Povera mammina!” e hanno cominciato a raccontarmi delle storie dei Simpson per consolarmi.
Sant mi ha messo un dischetto di ovatta bagnato sull’occhio leso e Anita me l’ha fermato con due cerotti.
Emma era contenta perchè sembravo un pirata.
Per due ore ho agonizzato, poi quando Sant leggermente stufo di avere una moglie in fin di vita, mi ha proposto una gita al Pronto Soccorso, sono finalmente guarita.
Nel frattempo con l’occhio sano, ho letto quest’articolo dal solito magazine, D di Repubblica, che mi ha reso un po’ inquieta. 
Si parla di alpha moms cioè di quelle madri tecnologizzate, cultura e reddito medio alto, che rappresentano per il mercato pubblicitario italiano circa 7 milioni di clienti iper-appetibili. Perchè l’85% degli acquisti domestici sono gestiti dalle madri. Quindi le aziende considerano quest’ultime come prede ambitissime e sono a caccia di database di mamme alfa. 
Perchè l’opinione di queste signore fa la differenza. Sono dei validissimi strumenti pubblicitari. Possono creare tendenze di mercato e fare vendere prodotti ad altre madri, target che colpiscono altri target. Il sogno di ogni addetto marketing. L’evoluzione degli incontri Tupperware in salotto. Le mamme possono consigliare le altre madri attraverso anche i consigli dei loro blog…a me piace molto quando ricevo aiuto da altre blogger e sono felicissima di poter aiutare a mia volta. Ma su consigli riguardo a prodotti…nutro un sano sospetto.
E sulla storia di avvicinare le madri alle aziende perchè così queste creano prodotti a misura di mamma, la diffidenza cresce ancor più.
Prodotti salvatempo? Prodotti sicuri? Non è necessario impossessarsi di un database di nomi di madri per avere una così fulminante idea di promozione. Non credo che le aziende vogliano aiutare le mamme, penso che le aziende desiderino semplicemente aumentare gli utili.
Sono le stesse aziende che nei riguardi delle lavoratrici madri hanno sempre avuto un atteggiamento tutt’altro che incoraggiante: il part time come un chimera, il congedo maternità come un’onta, il ritorno al lavoro con tre passi indietro nello schema di carriera, lo stipendio più basso di quello degli uomini. Ma ora improvvisamente queste stesse aziende diventano paladine delle mamme sempre in corsa contro il tempo e vogliono renderle più serene e felici. Ma chi ci crede?  Le mamme alfa saranno anche di corsa, saranno anche stressate, ma mica sono cretine… Perciò vorrei che la rete, almeno nei blog, rimanesse libera, spontanea, e non cercasse di trasformarci tutte in alfa consumatrici ideali, con la scusa, meschina, della maternità che ci accomuna. Voi che ne dite?

9 comments

  • Renata

    C’è prodotto e prodotto. E’ vero però che ci si lascia influenzare e il passa parola via web funziona e se il parere te lo dà un’altra mamma che si presume abbia affrontato gli stessi tuoi problemi ci credi ancora di più. Faccio un esempio: tempo fa acquistai il tiralatte della Chicco e fu un vero disastro, mi trovai malissimo e ne parlai male. Chiesi un po’ di pareri e altre mamme mi consigliarono quello manuale della Avent, ne rimasi soddisfatta e lo feci acquistare ad altre mamme amiche. Altro esempio: se leggo un bel libro mi capita di parlarne sul blog e di fare in qualche modo pubblicità allo stesso, il libro è sempre un prodotto.
    Quindi condivido che il parere di altre mamme influenza non poco negli acquisti legati ai bambini ma una cosa sono i consigli delle mamme e una cosa l’interesse delle aziende nel piazzar i loro prodotti, lì anche per me l’utile è l’unico obiettivo.

  • biabie

    Uhm, e’ vero, Renata, in linea di massima se una persona con esperienze simili alle mie mi da un consiglio, beh, sono piu’ propensa ad accettarlo o almeno a considerarlo che no nse me lo da direttamente uno spot. Pero’ sono proprio d’accordo con ExtraMamma: la rete deve rimanere LIBERA!
    Anche a me inquieta il fatto che i miei post o i miei commenti possano essere comemrcialmente sfruttati….e piu’ volte mi sono trattenuta dal partecipare a siti che mi parevano troppo “commerciali” proprio per questo…Ciao, paola

  • Smamma

    Cara Extramamma,
    1. mi spiace per l’occhio auccccccch
    2. in effetti, l’articolo è inquietante… Oltreoceano sono sempre così… Strutturati!
    3. per quel che riguarda la possibilità di influenzare e la libertà di esprimersi, io credo che il vero punto sia garantire sempre la possibilità di sentirsi liberi di parlare o non parlare di qualcosa, di poter esprimere liberamente la propria opinione e la propria esperienza senza farsi condizionare da aziende ma nemmeno da potenziali lettori. In rete ho trovato consigli utili e spero anche di averne dati. Ho anche partecipato a quei “test prova” e detto onestamente la mia, nel bene e nel male. Credo che, come sempre, a far pendere l’ago della bilancia sia sempre la chiarezza delle persone.

    ps: grazie per il commento su obama 😉

  • Gloglo

    Anch’io ho letto un articolo simile. Siamo diventate tutte mamme alfa. Abbiamo cominciato per non sentirci sole e disperse, e siamo finite nella rete con gli squali!
    Se penso ai consigli su detersivi, pannolini, e quant’altro è ovvio che primo o poi qualcuno si accorgesse che il passaparola fa più presa della pubblicità.

    Per quanto riguarda la libertà di rete: essere testimonial di un prodotto non mi interessa, ma, come se n’era parlato all’incontro della Bocconi, se qualcuno decide che vale la pena mettere un banner sul mio blog e paga bene, non ci vedo niente di male.

  • Gloglo

    Niente bistecca cruda sull’occhio? 😉

  • Extramamma

    @Renata
    Hai ragione il tiralatte dell’Avent era molto meglio! E hai ragione anche sul resto, come Biabie, Smamma e Gloria: il problema è saper individuare il limite tra il consiglio spassionato e complice di un’amica virtuale e l’insinuarsi di un’azienda che spinge perchè tu parli di certi prodotti anzichè di altri. Nelle pagine dei giornali si chiamano redazionali e sono le cose che costano di più, agli inserzionisti. Perchè sono ambigui: sembrano un articolo invece sono una “marchetta”. Di solito sono anche patetici…ma adesso la pubblicità sulla carta stampata ha avuto un tracollo e perciò ci si butta sulla rete.

  • alleg67

    concordo appieno, a proprosito come va l’occhio?
    😉
    vorrei che le impressioni o i suggerimenti di vari prodotti ,libri, etc, che vengono usati dalle mamme, rimangano tali, e non condizionati da terzi. perché l’esperienza diretta é molto meglio della pubblicità.

    Ed io che volevo suggerirvi uno spray per capelli miracoloso per sciogliere i nodi, ora lo scrivo oppure no?
    ciao!!

  • Extramamma

    @Alle
    lo spray contro i nodi sì, ti prego! Sono anni che lo
    cerco. Noi avevamo comprato quello di Immaginarium ma non vale niente! Dai dimmelo, per favore :-))

  • Extramamma

    Volevo aggiungere un dettaglio che mi è venuto in mente riflettendo poi: sui libri invece mi sembra che sia più naturale parlarne, perchè non considero la lettura come un prodotto, ma forse mi illudo/sbaglio.