It’s a skate world


Rampa da skate al Parco Lambro. “Sei regular o goofy?”, ha chiesto un bambino a Emma, squadrandola dall’alto al basso. Lei fortunatamente non si è messa a piangere, ma ha guardato speranzosa la sorella maggiore, in cerca di spiegazioni. “E’ regular” (non è mancina) ha risposto Anita. Allora il ragazzino che, a bordo rampa, che stava spiegando a Emma come provare a fare “ollie” si è chiarito ogni dubbio. Ieri pomeriggio una mia amica ed io siamo approdate in questo paradiso degli skaters, con i figli bardati come guerrieri mediovali con mille protezioni: caschi, ginocchiere, para-gomiti e anche para-mani per Emma. Sulla rampa gli altri skaters, casual nell’abbigliamento e molto navigati, ne facevano di tutti i colori: salti, volteggi, acrobazie e inevitabili scontri. Frontali ma anche laterali. Il ragazzino che ha rivolto la parola a Emma era piuttosto loquace e spiegava orgoglioso: “Quello si è spaccato i denti, l’altro è svenuto, io mi sono quasi slogato una spalla, quella ragazza là in fondo ha ripreso oggi perchè l’ultima volta si era rotta due dita”. Un vero bollettino di guerra. Quasi da decidere di regredire e tornare sulle molle a paperella del parco giochi davanti casa. Troppo tardi: le bambine erano “scese” nella rampa. Mentre i figli della mia amica si lanciavano da coraggiosi irresponsabili, le mie sembravano immobilizzate da un paralizzante incantesimo. Poi Anita, in cima a una discesa, ha timidamente chiesto: “Posso andare io adesso?”. Con sufficienza un maschietto che indossava una specie di pannolone di ferro (para chiappe) le ha risposto: “Certo vai, Barbie!”. Il mondo dello skate non brilla per femminismo. Anita ed Emma erano le uniche due ragazzine in una bolgia di maschi. L’altra donna era la reduce delle due dita rotte. Bravissima. “E’ una giornalista” mi è stato detto. Quindi ho provato doppio orgoglio: corporativo e materno! Fortunatamente non ci sono stati morti e feriti: il ragazzino che ci parlava era forse l’unico adolescente al mondo senza paturnie, i suoi amici (i più fighi della rampa che vanno lì tutti i fine settimana) hanno inspiegabilmente parlato con noi mamme, vecchie babbione. Hanno addirittura svelato tutti i retroscena dello skate world del Parco Lambro. Insomma, al di là della prima impressione un po’ cruenta, abbiamo sperimentato un’atmosfera veramente piacevole. Incredibilmente Emma non ha nemmeno avuto bisogno di andare in bagno. E dulcis in fundo, a un certo punto sono arrivati anche alcuni skater con un rurale impianto stereo per mettere della musica punk a manetta (che mi ha commosso: deja-vu degli anni di gioventù).

One comment

  • Anna

    E’ stato davvero un pomeriggio bellissimo. Per un attimo ho temuto che tu volessi raccontare anche l’episodio del dentista…Ciao