Un sogno irrealizzabile

I have a dream. Una cosa molto modesta confrontata con quello di Martin Luther King, che comunque rimane per me a livello di sogno e sembra avere pochissime possibilità di avverararsi. La mia ambizione sarebbe quella di non uscire sempre carica come un mulo e poter ostentare borse piccole, carine e inutili. Lo so che adesso vanno di moda super-bag capienti, piene di borchie, cinturini, frange, tasche che costano un occhio della testa e in teoria potrebbero aiutarmi a trasportare la casa. Ma non me ne frega nulla: voglio una borsa piccola dove non ci stia nulla. Tutto è iniziato quando ero incinta di Anita ed è stata lanciata la borsa Baguette di Fendi non è che mi piacesse molto (troppo rigida e a volte anche in colori irritanti) ma era piccola e quindi impossibile e super-desiderabile per una neomamma. Un oggetto proibito e tanto agognato. Ho capito presto che per me non c’era più scampo: le borse dovevano essere enormi, per contenere pannoloni, salviette umidificate, cambio, biberon ecc. Mi sono subito rifiutata di usare quelle tristi borse in stoffa en-pendant con la carrozzina (si vedono mamme provate che le usano anche quando il pargolo ha già tre anni, perchè sono troppo stanche anche solo per pensare a un’alternativa) e ho optato per uno zainetto. Scelta incauta perchè lo zainetto non era abbastanza capiente e quindi veniva abbinato a un’anonima borsa di plastica, di solito nascosta sotto la carozzina o il passeggino. Poi il tempo è passato ed è arrivato il pericolosissimo momento della banana: frutto all’apparenza innocuo e comodo da portare con sè per la merenda, nutriente e ricca di potassio, ma molto infido. Infatti mettevo una banana gialla e soda in borsa ma dopo poco più di un’ora ritrovavo un vegetale marrone e spiaccicato sul fondo. Poi c’erano i biberon d’acqua che si stappavano e allagavano e altri simili incidenti. Poi è nata Emma e tutto è ricominciato da capo, anzi è raddoppiato e peggiorato, perchè oltre al survival kit da bebé dovevo trasportare con me l’essenziale per l’intrattenimento di Anita (libri, pennarelli, pupazzetti, crackers e affini), che non era per niente contenta di dividere mamma e borsa con un piccolo alieno urlante. A volte guardo le foto delle mamme vip, in posa con figli e borse firmate e costosissime mi chiedo se dietro al sorriso stereotipato di Gwyneth Paltrow si nasconda la preoccupazione di trovare la banana adesiva e appiccicosa sul fondo della sua preziossima Balenciaga. Potrebbe anche essere probabile perchè lei è molto green e macrobiotica e darà senz’altro ai figli merende di frutta. Ma non credo che rischi: penso che le provviste per i cuccioli le trasporti la tata rimasta fuori foto. Adesso le bambine sono grandi e in teoria il mio sogno potrebbe trasformarsi in realtà, ma penso sia il karma di ogni madre quello di avere sempre una marea di cose da trasportare. La bottiglietta d’acqua perchè Emma ha sempre sete e non possiamo sempre fermarci in ogni bar, magari uno snack perchè non si sa mai, un libro perchè Anita legge sempre, un po’ di Geomag perchè Emma lo lascia sempre ovunque. E poi elastici, mollettine, disegni, kleenex usati, cioccolata scartata e spray contro il mal di gola. Devo ammettere di aver acquistato recentemente un paio di borse piccole, molto graziose, che pensavo di usare quando esco da sola. Non è mai successo: soldi buttati. Perchè anche le più incaute sanno che cambiare borsa è una delle attività più pericolose del mondo femminile. Metà delle cose essenziali spariscono misteriosamente. Meglio non sfidare la sorte… mi tengo il sogno sospeso ancora per un po’.