Quel prezioso cordone

Tra oggi e il 29 febbraio alla Camera deve discutersi un emendamento a un decreto legge del 2007 che permetterà la donazione autologa del cordone ombelicale. Infatti, ora nel nostro Paese, la mamma che vuole conservare il sangue placentare del cordone ombelicale del proprio bambino non può farlo gratuitamente. Il cordone è ricco di cellule staminali simili a quelle del midollo osseo. In grado di curare linfomi e leucemie. Può essere prezioso per i membri della stessa famiglia o per donarlo ad altri bisognosi di cure. In Italia questo sangue può essere conservato a costo zero solo in due casi: se nella famiglia esistono già patologie importanti come appunto leucemie o malattie del sangue, oppure se si partorisce a Mantova. Questa seconda ipotesi sembra assurda ma è vera. Solo in questa città esiste una banca autologa in grado di coprire le spese di conservazione del cordone che può essere utilizzato anche 15-16 anni dopo e quindi preservarlo correttamente non è a buon mercato. Oggi la spesa per spedire il cordone in banche private all’estero è di circa 1500-3000 euro più il canone di mantenimento annuo. Di solito lo fanno i vip e i più abbienti o anche solo i meglio informati. Ho parlato recentemente con una gestante che voleva conservare il cordone e mi raccontava tutte le peripezie burocratiche necessarie per farlo, la prassi è piuttosto complicata e viene il sospetto che serva a dissuadere le eventuali donatrici. La banca più vicino a noi, si trova a S. Marino oppure in Svizzera ma per saperne di più c’è un’associazione. Essere informati e conoscere i propri diritti significa essere a metà strada. Ricordo che appena partorito Emma, ancora stravolta dalla fatica e inebetita dalla felictà, ho chiesto di poter donare il mio cordone. L’ostetrica mia ha risposto: “Non si può perchè è sabato” e io non sono stata in grado di replicare nulla. Ora che sono più lucida mi domando: le vite si salvano solo in orario di ufficio?

One comment

  • Buongiorno
    segnalo che nel liquido amniotico sono presenti cellule staminali mesenchimali pluripotenti con un’elevatissima capacità di differenziazione, che permette loro di replicarsi in molte linee cellulari, quali quelle del tessuto osseo, muscolare, nervoso, cartilagineo e del sangue. Le cellule staminali mesenchimali saranno potenzialmente utili per applicazioni di medicina rigenerativa e terapia cellulare. Ad oggi sono 160 le applicazioni cliniche sull’uomo in fase di approvazione.

    La medicina del futuro? Quella che curerà con cellule e geni. Questo è l’obiettivo degli studi e delle ricerche avviate da Biocell Center, primo centro al mondo di trattamento e crioconservazione delle cellule staminali da liquido amniotico, che si avvale di importanti collaborazioni con équipe internazionali al fine di sviluppare progetti di ricerca per valutare l’utilizzo e l’applicazione di queste cellule nella medicina rigenerativa e nelle terapie cellulari. Ma da dove è nata questa intuizione?