Piccoli chef? No, grazie

Fra le compagne di scuola di Emma c’è una bambina celiaca che quando viene a giocare a casa nostra si porta la merenda nello zainetto, ma ora nel giro delle amichette tutte le mamme hanno in casa qualche golosità senza glutine, proprio per lei. Comunque i bambini celiaci e anche quelli che soffrono di altre intolleranze alimentari sono bravissimi: non li ho mai visti fare scenate e capricci per mangiare, magari alle feste, qualcosa di proibito. A Milano, ad esempio, ora con il carnevale ambrosiano che va avanti fino a sabato, i bambini sono a casa da scuola ed è un susseguirsi di feste in maschera e scorpacciate varie. La buona notizia è che alcuni delle tipiche leccornie carnascialesche, come le frittelle e i dolci caramellati, possono essere preparati senza glutine e quindi mangiati tranquillamente anche dai celiaci. Esiste un libro , della giornalista Annalisa Coviello, che contine molte di queste ricette, della cucina ligure, proprio a misura di bambino. Un’altra novità riguarda la cioccolata: quella senza glutine ora è facile da trovare anche nei bar.
A casa nostra fortunatamente intolleranze non ce ne sono e quindi, in teoria, sarebbe frittella libera, declinata in mille gusti. Peccato che io come cuoca di dolci faccia pena e l’unico exploit che mi possa permettere sia friggere le mele. A carnevale le mangiavo da bambina e quindi l’altra sera, pensando che ogni tanto bisogna rispolverare le tradizioni, ho coinvolto le bambine nella loro preparazione. La parte che hanno preferito è stato passare i pezzi di mela nella farina, litigando su chi ne impanava di più, imbiancando tutto il tavolo e il pavimento della cucina. Poi le ho messe in padella, sprigionando una puzza da ristorante cinese. Infine le bambine hanno passate le le mele fritte nello zucchero, che hanno cercato di papparsi, leccandosi le dita senza vergogna e lasciando nude le frittelle. Quando finalmente quest’ultime sono state pronte e messe su un vassoio, Anita ne ha sbocconcellato una, ha assunto un’espressione triste e delusa. Mi ha detto: “Pensavo fossero diverse: non mi piacciono molto”. Emma invece, diffidente, non ha voluto neppure assaggiarle. Avrei potuto parlare dei bambini che moiono di fame nel Darfur, ma gli psicopedagogisti dicono che sia un’immagine poco efficace per i nostri figli perchè troppo lontana. In alternativa, avrei potuto usare espressioni forti, qualche porcone e insulti mirati. Ma avrei rischiato di far diventare le mie bambine, fra pochissimi anni, anoressiche/bulimiche. Dopotutto i disordini alimentari nascono sempre per colpa dei genitori. Allora ho cercato di essere zen e mi sono pappata quelle delizie da 500 e passa calorie. Pensando vendicativa: la prossima volta col piffero che giochiamo ai piccoli chef.