Piccoli campioni crescono


Quando si aspetta un bambino tanti sono i timori e i dubbi. Ci sono quelli seri ma anche le paure più superficiali: ci si domanda se si ingrasserà come balene, se le tette, dopo l’allattamento, diventeranno due buste da tè e se le smagliature avranno il sopravvento. Poi ci sono le amiche-Cassandra che prevedono un parto di trentacinque ore, le coliche del bebè e tre anni di notti in bianco. Insomma si diventa mamme con una visione abbastanza disincantata e cinica. C’è una previsione/maledizione però che nessuno fa: fra otto-dieci anni dovrai svegliarti alle sette anche nel fine settimana e passerai le tue domeniche ad accompagnare il pargolo, sportivamente dotato, alla gara di nuoto, di equitazione o alla partita di calcio e/o basket. Proprio nell’età in cui si pensava di averla oramai sfangata con le corvée superimpegnative e potersi godere qualche anno sereno prima della rivoluzione dell’adolescenza, le mamme devono trasformarsi in accompagnatrici compulsive. Assonnate e annoiate guidano senza sosta verso le località meno amene del pianeta per portare i loro figli a tutte le gare. Poco importa se poi i piccoli campioni arrivano ventottesimi o stanno in panchina senza segnare, l’importane è partecipare. Come mi ha spiegato in un’intervista la psicologa Elena Rosci, autrice del saggio “Mamme acrobate ” una volta le madri avevano l’obiettivo di crescere figli sani ed educati mentre ora vogliono qualcosa in più per sentirsi la coscienza a posto: è fondamentale anche sviluppare i talenti dei loro piccoli. Questa è la ragione (oltre a cercare di occupare il tempo dei bambini) per cui si iscrivono i figli a mille corsi. E quando finalmente vengono scelti per fare agonistica o mostrano comunque una certa capacità, nessuna si sente pronta a rivendicare il proprio tempo libero a scapito del piccolo sportivo. Così si passano i sabati pomeriggio a guardare i “pulcini” che tentano di fare goal, in mezzo a genitori che fanno un tifo sfegatato e volgare peggio che alla curva nord. E le domeniche a respirare cloro rinchiuse in squallide piscine dell’hinterland. Oppure, come capita a me, si guida per un ora per arrivare in Brianza dove c’è quel certo maneggio meraviglioso, dove la puzza della cacca di cavallo è sempre la stessa e il fango pure, ma l’istruttrice é bravissima e Anita è felice. Tutto questo perché all’orizzonte ci aspetta la terribile profezia del libro “Ho 12 anni faccio la cubista mi chiamo principessa” della giornalista Marida Lombardo Pijola dove le bambine sono terribili ma i maschietti non brillano certo per il loro candore. Allora ci si sacrifica per crescere i bambini con un hobby sportivo e sano. Poi sanno che ora anche i grandi sportivi si dopano, ma quello arriva più tardi… e intanto le mamme si sono impegnate per fare del loro meglio.

One comment

  • anna

    Dopo Beppe Grillo, che leggo sempre con vivo interesse, ci sei tu mia cara amica con le tue riflessioni così realistiche e divertenti. “Piccoli campioni crescono” è un pezzo da premio giornalistico. Ciao!